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Il Papa: «Porre fine al traffico umano»

L'appello di Papa Francesco agli ambasciatori: la cultura del dialogo via per la costruzione della pace. «Non prevalgano le paure sull'assistenza ai migranti»

Papa Francesco mentre saluta alcuni profughi nel campo di Moria, a Lesbo (Foto Lapresse)

«Per quanti sono afflitti dalla tragedia della violenza e della migrazione forzata, dobbiamo essere risoluti nel far conoscere al mondo la loro condizione critica, così che, attraverso la nostra, possa essere udita la loro voce, troppo debole e incapace di far sentire il suo grido. La via della diplomazia ci aiuta ad amplificare e trasmettere questo grido attraverso la ricerca di soluzioni alle molteplici cause che stanno alla base degli attuali conflitti. Ciò si attua specialmente negli sforzi di privare delle armi quanti usano violenza, come pure di mettere fine alla piaga del traffico umano e del commercio di droga che spesso accompagna questo male».

Papa Francesco, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali, ha ricevuto i nuovi ambasciatori di Seychelles, Thailandia, Estonia, Malawi, Zambia e Namibia presso la Santa Sede, è tornato a porre l'accento sull'accoglienza dei profughi, la cultura del dialogo e la costruzione della pace. Nel farlo Papa Francesco ha rivolto agli ambasciatori un appello a essere messaggeri di speranza e a lavorare assieme «in modo efficiente e coordinato, incoraggiando i membri delle nostre comunità a diventare loro stessi artigiani di pace, promotori di giustizia sociale e difensori del vero rispetto per la nostra casa comune».

«Mentre le nostre iniziative in nome della pace dovrebbero aiutare le popolazioni a rimanere in patria, il momento presente ci chiama ad assistere i migranti e quanti si prendono cura di loro. Non dobbiamo permettere che malintesi e paure indeboliscano la nostra determinazione».

Per il Papa occorre promuovere «un'integrazione che rispetti l'identità dei migranti e preservi la cultura della comunità che li accoglie, e arricchisca al tempo stesso entrambi. Questo è essenziale. Se incomprensione e paura prevalgono, qualcosa di noi stessi è danneggiato, le nostre culture, la storia e le tradizioni vengono indebolite, e la pace stessa è compromessa».

© Avvenire, 19 maggio 2016

 

La proposta del ministro Alfano

 

Il cardinale Montenegro: dubbi sugli hotspot galleggianti

 

Hotspot galleggianti per identificare i migranti nel Mar Mediterraneo e rimpatriarli? «Un grosso punto interrogativo su fattibilità e conseguenze: una volta identificati come li rimandano indietro? C'è un parcheggio delle barche o un servizio taxi verso l'Africa?». Risponde con una battuta all’agenzia Sir il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento (nella cui diocesi è Lampedusa), presidente di Caritas italiana e della Commissione Cei per il servizio della carità e la salute.

Il riferimento è alla proposta del ministro Angelino Alfano di identificare i migranti soccorsi nel Mediterraneo direttamente sulle navi o su piattaforme marine «per non farli fuggire». «Questa idea non entusiasma – precisa Montenegro – anche perché siamo già scettici nei confronti degli hotspot europei, che non sono la soluzione migliore per affrontare il problema dei migranti».

Il presidente di Caritas italiana vuole aspettare di sentire i particolari del progetto «per dare un giudizio, al momento è un grosso punto interrogativo su fattibilità e conseguenze». «Di parole – aggiunge il cardinale – se ne stanno dicendo tante, belle e meno belle. La realtà è che i morti continuano ad aumentare. Sarebbe ora di chiedersi: è necessario ancora parlare o fare qualcosa di concreto?».

Sul nuovo incendio appiccato nei giorni scorsi nel centro di Contrada Imbriacola a Lampedusa (l'ennesimo), il cardinale Montenegro dice poi che «chi ha affrontato viaggi così duri superandosi, quando sente che deve tornare indietro certo non batterà le mani o butterà le braccia al collo. A quel punto le reazioni rischiano di diventare incontrollabili». La Chiesa a Lampedusa «continua a fare il suo lavoro di accoglienza come ha sempre fatto, il problema è che la politica dovrebbe affrontare il fenomeno come un fatto durevole, non solo mettendo toppe qua e là».

© Avvenire, 19 maggio 2016

 

Migranti

 

Ue: troppi arrivi in Italia Pronti nuovi hotspot

Una raccomandazione è sempre la stessa: l’Italia e i Paesi membri dell’Unione europea devono accelerare sui ricollocamenti dei migranti. Da Bruxelles arriva l’ennesimo richiamo. I progressi compiuti nell’ultimo mese non sono sufficienti, soprattutto in vista del periodo estivo con la nuova e temibile (dal punto di vista numerico e quindi gestionale) ondata di arrivi. L’Italia, fra i primi approdi di chi fugge dalla guerra e dalla fame, deve quindi organizzarsi e aprire altri hotspot. Secondo la Commissione europea, infatti, i centri di identificazione operativi di Pozzallo, Lampedusa, Trapani e Taranto non sono sufficienti per gestire il flusso attualmente in arrivo sulle coste italiane. «Visti i picchi nel numero degli arrivi degli ultimi giorni, è diventato chiaro che la capacità degli hotspot operativi non sarà sufficiente durante i mesi estivi» evidenzia la Commissione europea nel suo terzo rapporto sulla redistribuzione e il reinsediamento, pubblicato ieri. L’esecutivo comunitario, oltre ad invitare l’Italia ad aprire al più presto gli hotspot già programmati ad Augusta e a Porto Empedocle, sollecita l’apertura e l’individuazione di strutture 'mobi-li', in aggiunta alle sei già identificate e previste.

«Dato l’alto numero di sbarchi avvenuti fuori dalle zone degli hotspot attuali, le autorità italiane dovrebbero velocizzare la creazione di hotspot mobili. A questo scopo, le autorità italiane stanno finalizzando la loro creazione che dovrebbe essere operativa prima dell’estate », prosegue il rapporto. Disponibilità assoluta da parte del Viminale. «Decideremo dove metterli in base alle esigenze», ha detto Alfano. «Gli hot spot galleg- Lgianti permetteranno – ha aggiunto il ministro – di fare operazioni di identificazione direttamente a bordo delle navi senza far fuggire nessuno». Intanto però i numeri del ricollocamento sono ancora lontani da quelli previsti e concordati dall’agenda comunitaria: ad oggi solo 6.321 persone sono state reinsediate da Grecia e Italia sulle 20mila previste da luglio 2015. «In base alle ultime informazioni disponibili, circa 46.000 richiedenti asilo e migranti si trovano nella Grecia continentale, in attesa che la loro situazione venga esaminata» sottolinea il rapporto.

Il numero di quelli dalla Turchia «continua ad aumentare» e «dal 4 aprile 2016 sono stati reinsediati 177 siriani». Il numero maggiore è stato accolto dalla Svezia (55), seguita da Germania (54) e Olanda (52). In tutto 19 Stati membri e uno associato hanno indicato che attualmente circa 12.200 posti sono stati previsti per i reinseidamenti dalla Turchia, di cui 1.900 tra maggio e giugno 2016. «Non possiamo considerarci soddisfatti dei risultati ottenuti finora » commenta il commissario per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, Dimitris Avramopoulos. «Dobbiamo reagire velocemente – aggiunge – all’urgente situazione umanitaria in Grecia e impedire qualsiasi deterioramento della situazione in Italia.

È importante aumentare il ritmo delle ricollocazioni e produrre pieni risultati per quanto riguarda il meccanismo 1:1 come parte della dichiarazione Ue-Turchia». Ma proprio per l’attuazione del tanto contestato accordo, una famiglia siriana, composta da quattro persone - una coppia di genitori con due figli - è stata rimandata ieri dalla Grecia alla Turchia. Lo stesso viaggio al contrario, fatto alcuni mesi fa, sfidando il mare e i trafficanti.

Daniela Fassini

© Avvenire, 19 maggio 2016

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