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Incontro Cei Mediterraneo. Padre Di Pinto: “Imparare a conoscere la geografia umana delle persone”

Da Baghdad a Bari. La parrocchia di Sant'Antonio da Padova si prepara ad accogliere il card. Sako. Il parroco, padre Vito Di Pinto, parla dell'impegno dei francescano per i poveri. Destinatari: migranti, senza tetto, ma anche mamme con bambini piccoli e famiglie in difficoltà. L'auspicio per un Mediterraneo senza frontiere: imparare a conoscere la "geografia umana" delle persone, per guardarsi negli occhi e costruire insieme un futuro di pace

(da Bari) “Respiriamo le fatiche dei nostri fratelli e le loro difficoltà a vivere e professare la loro fede”. Da Baghdad a Bari, da uno degli avamposti in cui i cristiani sono una minoranza spesso perseguitata e a rischio di estinzione ad una città che in questi giorni si candida ad essere il luogo per eccellenza del dialogo tra le due sponde del Mediterraneo. Per immaginare e costruire insieme, a partire da piccoli gesti, un futuro di pace. Padre Vito Di Pinto, da quattro anni parroco di Sant’Antonio, ci descrive così l’atmosfera dell’incontro che vedrà stasera la sua parrocchia ospitare il card. Luis Raphaël  I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, e mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno e delegato della Cei presso la Comece (Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea).Il Medio Oriente e l’Europa, due frontiere così diverse del Mediterraneo ma accomunate dalla stessa voglia di ascolto e di dialogo. A partire dalla testimonianza che ha il volto concreto e variegato di una Chiesa “di popolo”, come l’ha definita mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto.

“Bagdhad è uno dei luoghi in cui è più difficile vivere da cristiani”,

fa notare don Vito all’insegna della solidarietà e della condivisione con il suo illustre ospite. “Come francescani, avendo un Ordine diffuso su tutta la terra, conosciamo da vicino queste drammatiche realtà, ma anche la ricchezza della presenza viva dei cristiani in quelle terre”. Stasera, anche i cristiani iracheni, tramite il loro rappresentante, potranno conoscere la realtà barese: dopo la messa, celebrata alle 19 dal cardinale, ci sarà un momento di dialogo, confronto e conoscenza in cui troverà spazio anche un video di 4 minuti sulla presenza dei Frati minori in città, con uno spaccato delle 7 parrocchie della vicarìa rette dai francescani in questo quartiere. La parola passerà poi ai delegati e alle domande libere dell’assemblea parrocchiale.

Tra il Teatro Petruzzelli e la stazione, la parrocchia di Sant’Antonio è situata nel quartiere murattiano, che prende il nome da Gioacchino Murat, cognato di Napoleone. Fu lui, durante il suo governo a capo del Regno di Napoli, ad iniziare la costruzione della nuova zona barese a ridosso dell’antica città medievale. La prima casa del nuovo borgo fu costruita nel 1816. Oggi, il quartiere è il salotto buono della città, anticamera d’accesso al cuore della Città Vecchia, con palazzi maestosi ed eleganti contornati da viali alberati. La stazione, però, dista solo 150 metri. Lì i volti e i nomi cambiano vorticosamente. La povertà, l’emarginazione – lo “scarto”, nel gergo di Papa Francesco – prendono forme sempre diverse. E gridano aiuto. A rispondere, ogni giorno, sono 100 ospiti per sera, nella mensa nella parrocchia di Sant’Antonio, attorno alla quale si alternano volontari di gruppi parrocchiali e associazioni per assicurare a tutti un pasto caldo. Accanto a loro anche le Suore di Madre Teresa di Calcutta, che ogni giorno servono il pasto per i poveri a due passi dalla stazione. In tutte le sette parrocchie della vicarìa la mensa settimanale è ormai un’istituzione. A disposizione di chi ne ha bisogno c’è anche il Centro di ascolto a carattere sanitario, con medici presenti da una a tre volte a settimana per visite gratuite. “In ogni parrocchia c’è la distribuzione per i poveri”, racconta padre Vito, e nella parrocchia di Sant’Antonio, in onore del Santo Patrono, c’è un’attenzione particolare ai bambini tra zero e due anni:

“Ogni settimana offriamo alle mamme con bambini il latte in polvere, gli omogeneizzati, i pannolini”.

Tutti generi molto costosi, per chi non ha i soldi per arrivare a fine mese. Insieme alle mamme, si aiutano anche tante famiglie che hanno bisogno e che vengono dal Mare Mediterraneo, come i tanti albanesi che sbarcano a Bari.

“E’ importante che si conosca la geografia umana delle persone”,

dice don Vito esprimendo il suo auspicio per l’incontro promosso dalla Cei a Bari sul Mediterraneo: “Che si creino sempre più ponti di amicizia, per aiutare le persone a guardarsi negli occhi e a parlare delle gioie e delle fatiche che si vivono. Per far crescere il desiderio di una fraternità sempre più universale”.  La storia, del resto, è ciclica: il quartiere murattiano si è sviluppato dopo, ma fino agli anni Quaranta oltre la ferrovia non c’era niente. Era una periferia fatta solo di campi e ville con i poderi. Adesso, i binari della stazione tagliano in due la città.

M. Michela Nicolais

© www.agensir.it, venerdì 21 febbraio 2020

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