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L'ingiusto linciaggio mediatico di Guido Barilla

Guido Barilla ha espresso con garbo un parere sul marketing della propria azienda. Risultato: linciaggio mediatico e accuse ingiuste di omofobia. È ciò che capita a chi si avventura a parlare di famiglia e di valori tradizionali.

Si è preso del “becero” e del “provincialotto”. “Povero cretino”, lo ha apostrofato il cantautore Roberto Vecchioni. Lo hanno accusato di essere un imprenditore poco lungimirante e bigotto e di avere mancato di rispetto alla comunità dei suoi dipendenti e dei consumatori. In altre parole di avere danneggiato il made in Italy, gettando discredito su uno dei brand più famosi che identificano nel mondo la cucina italiana. E così Guido Barilla, presidente dell’azienda, ha dovuto scusarsi di fronte alle associazioni internazionali che difendono i diritti degli omosessuali le quali hanno già annunciato il boicottaggio dei prodotti del suo marchio.

E’ quello che capita a chi si avventura incautamente a parlare di famiglia e di valori tradizionali.
Intervistato dalla Zanzara, rispondendo a una precisa domanda, Guido Barilla aveva dichiarato che non farebbe mai uno spot pubblicitario con protagonista una coppia omosessuale. “Rispetto i matrimoni omosessuali”, aveva aggiunto, “anche se sono contrario alle adozioni, semplicemente non la penso così”. Ribadendo subito dopo che nella mission dell’azienda il ruolo della donna è fondamentale. Immediate le polemiche e le reazioni, seguite dal nuovo comunicato, interpretato come una marcia indietro. “Mi scuso se le mie parole hanno generato fraintendimenti o polemiche, o se hanno urtato la sensibilità di alcune persone”, precisa Barilla. E per chiarezza precisa punto per punto. “- Ho il massimo rispetto per qualunque persona, senza distinzione alcuna.- Ho il massimo rispetto per i gay e per la libertà di espressione di chiunque.- Ho anche detto - e ribadisco - che rispetto i matrimoni tra gay.- Barilla nelle sue pubblicità rappresenta la famiglia perché questa accoglie chiunque”.

Alla fine è intervenuto anche il premio Nobel Dario Fo, con una lettera accorata in cui gli chiede di aprire le sue campagne pubblicitarie alle nuove famiglie, di fatto e omosessuali, per tornare allo spirito degli anni ’50 e «per ridare all’Italia di oggi la possibilità di rispecchiarsi in uno dei suoi simboli».
A onore della verità va ricordato, soprattutto a chi si appresta a fare volantinaggio per boicottare il marchio, che la Barilla si è sempre distinta per il suo impegno nel sociale. A favore di tutti, omosessuali ed etero. Pietro Barilla, a suo tempo, regalò alla sua città il campus universitario, mentre proprio l’anno scorso, col contributo fondamentale dell’azienda, a Parma è stato inaugurato l’ospedale pediatrico che porta il suo nome.

Dopo la querelle relativa alla modulistica della scuola dell’infanzia a Bologna, dove il Comune era intenzionato a cancellare i termini mamma e papà, il caso Barilla riaccende i riflettori su una battaglia che prima di essere culturale è ideologica e che riguarda la differenza di genere. Intanto, proprio a Bologna, il cartellone del teatro Testoni dedicato ai ragazzi delle scuole, dagli 8 anni in su, annuncia la pièce La Bella Rosaspina addormentata, tratta dalla fiaba dei fratelli Grimm, in cui la bella principessa sarà risvegliata dal bacio di una fanciulla del suo stesso sesso. «Un’occasione per raccontare come sia possibile andare in maniera creativa oltre le norme e gli stereotipi del maschile e del femminile», recita il sito. I genitori che fossero contrari a questa “rieducazione” dei loro figli potranno dire qualcosa in merito senza offendere le famiglie arcobaleno?

Simonetta Pagnotti

© Famiglia Cristiana, 27 settembre 2013

Foto: Reuters

 

Caso Barilla: dagli all'untore!

 

 

C'è un industriale, a quanto pare, che non può fare la pubblicità come vuole e per chi vuole. E' Barilla, colpevole di eterofilia.

Come volevasi dimostrare: la legge contro l'omofobia è diventata, nella pratica e nella mente di molti, una legge contro l'eterofilia. Lo sta provando, sulla pelle propria e dell'azienda che presiede, Guido Barilla, ulrimo esponente di una lunga dinastia industriale. Il tutto per aver detto quanto segue: "Non farò mai uno spot con una famiglia omosessuale anche se sono favorevole alle nozze gay. Non per mancanza di rispetto ma perché non la penso come loro, la nostra è una famiglia classica dove la donna ha un ruolo fondamentale".

Drammatico, vero? Barilla ha detto, nella forma e nella sostanza:
1. rispetto i gay, sono favorevole a che possano sposarsi ma non mi va di fare spot con famiglie omosessuali
2. Non la penso come loro
3. la nostra è una famiglia classica

Quale di queste affermazioni sarebbe censurabile? Non la prima, perché pare chiaro che un industriale abbia tutto il diritto di fare la pubblicità come vuole e di rivolgersi al target che preferisce. O no? non la terza, per la stessa ragione della prima: un industriale ha il diritto di rischiare i propri soldi in base alle considerazioni che più gli piacciono. Se ci rimette, ci rimette del suo, giusto?

Il vero "crimine" di Guido Barilla, quindi, può stare solo nel punto due. Non la pensa come i gay. E', appunto, un delitto di eterofilia. Un delitto di opinione.

Era chiaro che la nuova legge preparava un clima di questo genere. E le ironie che si facevano su chi ne denunciava il rischio si rivelano ora per quel che erano e sono: esercizi di stupidità. Tralasciamo, naturalmente, la pletora di penose reazioni al "caso Barilla". Tra le più indicative, quelle dei pubblicitari e dei sociologi che rimproverano a Barilla di aver sottostimato il mercato dei gay. Cari amici e amiche omo, non illudetevi: vi vogliono bene perché comprate.

Fulvio Scaglione

© Famiglia Cristiana, 27 settembre 2013

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