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L’indulgenza è conferma della gratuità dell’amore di Dio

In determinate circostanze, la Chiesa – alla quale Cristo Signore ha affidato il compito di legare e sciogliere – al cristiano pentito e sinceramente deciso di incamminarsi sulla strada di Cristo fa dono di quella singolare purificazione dal peccato che essa conserva nel suo tesoro

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci offre una sintetica definizione di Indulgenza: «L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa e applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi» (n. 1471). La definizione non è semplice e il linguaggio non sempre immediato per la comprensione dell’uomo contemporaneo. Ci concentriamo su due termini: pena e tesoro.

Cosa dobbiamo intendere per pena del peccato? Perché Dio con il perdono assolve la colpa e non rimette la pena? Il perdono di Dio non è pieno e definitivo?  In qualche modo “se la lega al dito” e quindi non rinuncia a comminare al peccatore un castigo per ciò che ha commesso? In realtà qui non dobbiamo intendere la pena come sinonimo di castigo. L’antica radice del termine pena ci rimanda infatti al sanscrito pû da cui deriva sì pu-nire, ma anche pu-rificare, riscattare: la pena quindi è mezzo di purificazione. Ogni nostro peccato infatti comporta non solo l’offesa a Dio, perché trasgressione del suo comandamento, ma è anche espressione di una sfiducia in lui e nel suo amore, un attaccamento egoistico a quanto riteniamo ci possa soddisfare maggiormente. Proprio per questo la tradizione della Chiesa, in varie modalità lungo il corso dei secoli, ha sempre legato il sacramento del perdono a una penitenza, cioè ad azioni che purificano la vita del peccatore e gli consentono di maturare la piena fiducia in Dio e nel suo amore. La penitenza non è il prezzo del perdono, ma espressione del desiderio ed esercizio della volontà di purificazione.

In determinate circostanze, la Chiesa – alla quale Cristo Signore ha affidato il compito di legare e sciogliere – al cristiano pentito e sinceramente deciso di incamminarsi sulla strada di Cristo fa dono di quella singolare purificazione dal peccato che essa conserva nel suo tesoro. È il tesoro della comunione dei santi, per il quale se un membro del Corpo di Cristo «soffre, tutte le membra soffrono insieme; se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1Cor 12,26). L’indulgenza è quindi la gioia dei quei membri della Chiesa “onorati” (a partire da Cristo Capo e dalla Vergine Maria) che viene trasmessa, è quella purificazione che essi nella loro vita hanno raggiunto e che viene donata e condivisa. Lungi dall’essere un’opera umana che conquista la salvezza, l’indulgenza che la Chiesa amministra è ulteriore conferma della gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono.

mons. Angelo Lameri, liturgista, docente alla Pontificia Università Lateranense

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I musulmani italiani uniti alla preghiera del Papa

In sintonia con il momento di preghiera a cui Papa Francesco ha invitato tutti i fedeli, il presidente della Conferenza Islamica Italiana, Mustapha Hajraoui, insieme con il Centro islamico culturale d’Italia, noto come la Grande moschea di Roma, in questa giornata di venerdì’, ha invitato tutti i fedeli musulmani in Italia “a invocare Iddio l’Altissimo, Clemente e Misericordioso, unendosi tutti insieme spiritualmente e volgendo un compassionevole pensiero ai defunti, ai malati”. “Rivolgo a tutti – ha detto – l’invito a gareggiare in opere di bene al servizio del prossimo e a unirci nelle preghiere affinché Iddio preservi il Paese e l’intera umanità da questa difficile prova e allevi le sofferenze delle famiglie dei tanti defunti e dei malati”.

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