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La misericordia? Non teoria ma «gesto»

Aperta a Gubbio con la relazione di padre Ermes Ronchi la Settimana liturgica nazionale. Il messaggio di saluto del Papa

Foto Neropositivo - Gianluca Benedetti

Tutto in Cristo parla di misericordia. Tutto, cominciando dalla liturgia «fonte e culmine di una vita ecclesiale e personale piena di misericordia e di compassione». È questo il cuore del messaggio che papa Francesco ha inviato alla Settimana liturgica nazionale numero 67, cominciata oggi pomeriggio a Gubbio, a cui partecipano 300 tra preti, religiose e religiosi, e laici, equamente ripartiti.

Dopo i saluti dei vescovo di Gubbio, Mario Ceccobelli, del sindaco Filippo Stirati e del presidente del Cal (Centro di azione liturgica), Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, è toccato a padre Ermes Ronchi introdurre la Settimana. Compito che il servita ha svolto con la sua proverbiale schiettezza. «La misericordia – ha detto - deve perdere la sua fissità di teoria per diventare gesto, azione, processo, dinamismo. Liturgia appunto».

Eppure, quante celebrazioni senza pathos, senza sorrisi, senza misericordia, che possono indurre molti ad abbandonarle, non per “mancanza di fede” ma per banalissima noia.

La soluzione è la bellezza del Vangelo: «Una liturgia – conclude Ronchi - è sana quando è bella, senza sciatteria. Una sobria bellezza: che significa semplificare la nebbia di parole, il linguaggio da prontuario, l’ovvietà riciclata, e andare al nocciolo, al cuore semplice della fede. E usare solo le parole che tiri fuori da dentro, che sono diventate carne e sangue. Solo quelle sono vere».

Umberto Folena

© Avvenire, 22 agosto 2016

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