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La nonviolenza, questa dimenticata

Oggi, si parla poco di nonviolenza. Eppure, dovrebbe essere una caratteristica di ogni cristiano: qual è il suo apice se non la croce?

Serve una nuova generazione di cattolici in politica e nella vita pubblica italiana. Lo si ripete spesso, dai vertici della gerarchia in giù. Sì, ma su che cosa bisognerebbe puntare per far spazio a questa nuova fioritura. Su un nuovo partito? C'è chi ci sta pensando. Su nuovi leader? Su scuole di formazione?

La mia opinione, inattuale ma di cui sono fortemente convinto, è che le strade da percorrere siano in realtà altre. A cominciare dalla riscoperta della nonviolenza.

Alcuni episodi recenti offrono lo spunto per tornare a parlarne. Un suggestivo libro di Gandhi è stato da poco portato nelle edicole da un noto settimanale cattolico, come prima uscita di una collana seguita dai discorsi di Martin Luther King. Avvenire, dal canto suo, ha appena dedicato un articolo al capostipite dei nonviolenti italiani, Aldo Capitini.

Trovo importante ogni occasione di ridare visibilità a queste grandi figure. Oggi, si parla poco di nonviolenza. Eppure, dovrebbe essere una caratteristica di ogni cristiano.

Non a caso, Gandhi aveva un'ammirazione sconfinata per Gesù e spesso citava la Bibbia, come quando scrive: con la fede possiamo spostare le montagne. La nonviolenza non è solo uno strumento di lotta politica, ma nasce da un'intensa esperienza religiosa e non sarebbe pensabile senza la perseveranza nella preghiera. Molti suoi detti lo documentano.

La politica concerne il benessere delle nazioni e chiunque abbia il senso della religione, in altre parole chiunque ricerchi Dio e la Verità, non può non sentirsene coinvolto.

Come il mare si riempie goccia a goccia, così l'anima si nutre di ogni minuto di intensa preghiera.

Certo, Gandhi considerava Gesù un grande maestro e non il Figlio di Dio. Però, un cristiano dovrebbe ricevere una scossa salutare dalla sua vita e dal suo insegnamento. È stato così per Martin Luther King, il quale ne ha tratto linfa per un impegno portato avanti fino al dono della vita.

Qual è l'apice della nonviolenza, se non la croce?

Secondo don Primo Mazzolari, Gandhi ha creduto nella carità al pari di un vero cristiano e ha indicato una via per praticarla fino in fondo. «Cristo forniva lo spirito e la motivazione. Gandhi forniva il metodo» (Martin Luther King). La nonviolenza non è un concetto o un ideale, ma una conversione totale della persona: pensieri, parole, atteggiamenti, gesti... È qui, da uno stile nuovo, che ha inizio una differenza cristiana in politica, più che da partiti targati o da lobby che si attivano per far "contare di più" i cattolici e i loro valori. La statura di un politico si misura nel modo di essere. È detto per la degenerazione di una politica cattiva, urlata, intollerante, doppia, utilitaristica...

Si può descrivere la nonviolenza come un'antropologia cristiana in atto, da cui nasce una spinta alla trasformazione della società. La virtù del nonviolento non è l'astensione passiva dai comportamenti aggressivi. Chi non accetta la violenza, l'ingiustizia e la falsità dentro di sé le rifiuta anche fuori di sé, non rimane indifferente rispetto alla società e ai suoi assetti, ma si impegna per cambiarli con tutto se stesso.

In Corea del Sud, due preti e decine di laici sono stati arrestati per la loro protesta pacifica contro la costruzione di una base militare. Chiediamoci, come cattolici italiani, per quali cambiamenti e cause siamo disposti a lottare senza violenza, a scendere in campo non dietro a qualche "uomo della provvidenza", ma in prima persona.

Christian Albini

© www.vinonuovo.it, 18 ottobre 2011

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