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La partenza dei figli

Chi parla male dei giovani, parla comunque male di tutto l'oggi possibile e guarda ai presunti bei tempi passati, senza contare che, anche da cristiani, siamo chiamati a vivere qui ora

Una volta sembrava l'esame di maturità la tappa di accesso alla vita adulta. Ora che si chiama più semplicemente "esame di stato" e che viene considerato solo dai mass-media per "riempire" - perché né studenti, né insegnanti se ne preoccupano più di tanto - a volte mi chiedo se abbia trovato un qualche sostituto. La maggiore età ai 18 anni? Quella card in più da aggiungere alle altre, alias patente di guida?

Ora che la sindrome da "nido vuoto", per tanti genitori viene sostituita da quella da" nido stretto", visto che i figli anche grandi, alle prese con lo studio, ma non di rado già con un buon impiego, se ne restano in casa, non si può neanche dire che la tappa possa essere quella della costruzione di una famiglia propria. Perché di fatto i matrimoni, religiosi o civili che siano, sono calati al minimo storico, se pur con qualche segnale di ripresa.

Così fa notizia, almeno nella cerchia di famiglie amiche dentro e fuori la comunità ecclesiale, la "partenza" di C. la nostra figlia più grande al termine della "route" ai piedi delle pale di San Martino e alla vigilia della GMG a Madrid. "Partenza" in termine scoutistico è la conclusione del percorso educativo, la presa d'atto che si è cresciuti, e pronti ad affrontare la vita, forti del bagaglio di esperienza e formazione di tutti questi anni (8-21). Pronti, dopo qualche mese di riflessione, ad assumersi la responsabilità di diventare a loro volta dei "capi", per mettersi in gioco a servizio dei più piccoli.

Cosa significhi per tre fratelli condividere l'avventura scout - come pure quella di animatori di gruppi parrocchiali - credo sia cosa loro, ma come genitore non posso che ringraziare lo spirito dell'AGESCI e dello scoutismo in genere a partire dal suo fondatore, come uno dei supporti all'azione educativa della famiglia. Ma ci pensiamo che i primi sposi e genitori a salire sugli altari sono stati proprio quelli che hanno introdotto in Italia il movimento scout? Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi - festa liturgica il 25 novembre - hanno visto lontano più di un secolo fa e si sono spesi, tra l'altro, in quest'impresa come hanno testimoniato - e 2 di loro testimoniano ancora - i 4 figli.

Se guardo i testi che ha scelto per la sua partenza - da Paolo Giuntella ad Aldo Moro, da Enzo Bianchi a Martin Buber, da Benedetto XVI al vescovo Sigalini con base il vangelo di Matteo - mi prende quel senso di ribellione che provo ogni volta che sento "stracciare" i giovani di oggi come buoni a nulla rispetto a ... Non certo a noi genitori, maturati dopo il '68 e già "stracciati" da troppi.

Ma perché non abituarsi a prendere ciò che di positivo esiste in ogni generazione? Forse perché chi parla male dei giovani, parla comunque male di tutto l'oggi possibile e guarda ai presunti bei tempi passati, senza contare che, anche da cristiani, siamo chiamati a vivere qui ora, e magari anche leggere e interpretare i segni dei tempi, spesso straordinari.

In occasione della sua cresima ci era toccato preparare la preghiera a nome dei genitori:

Signore, tu lo sai: siamo i genitori di questi ragazzi che hai chiamato alla vita nelle nostre famiglie.

Li abbiamo accolti e custoditi come un dono prezioso vegliando ogni giorno su di loro con il tuo aiuto, abbiamo fatto conoscere il tuo amore di Padre per tutti i suoi figli, li abbiamo fatti sentire a casa all'interno della comunità cristiana, abbiamo cercato di aprire i loro occhi soprattutto su quanti fanno più fatica, chi è senza pane, senza casa, senza affetti, a stringere la mano di ciascuno come a un fratello, a mettersi in gioco in prima persona portando ogni giorno il proprio contributo in termini di gratuità e servizio a partire dai piccoli gesti nel quotidiano.

Oggi stanno quasi completando le loro ali per volare presto da soli: ti chiediamo di renderli forti del dono dello Spirito che ricevono questa sera, perché in Lui possano trovare la strada che tu hai disegnato un giorno per loro e che noi possiamo solo contemplare da lontano, per questo preghiamo .....

Alcuni non si erano riconosciuti, soprattutto le mamme, che si augurano sempre lunghi anni a venire con i figli in casa, come se terminata l'epoca della cura, la vita non avesse più senso. Mi ero consolata perché le critiche più aspre erano andate al celebrante - amico e coetaneo - che, a fronte di una stragrande maggioranza di maschi, aveva posto la riflessione in termini sportivi sulla scia di san Paolo e aveva ricordato l'importanza di affidarsi ad un buon "allenatore".

E quando i figli crescono l'allenatore non può più essere un genitore, perché la sua figura è un po' quella del Battista, che sminuisce man mano che qualcuno diventa adulto come ricordava il vescovo Tonino.

Così non riesco a condividere la "nostalgia" di tante mamme al ricordo dei figli piccoli che ora sono cresciuti, quello struggimento di fronte alle foto, ai filmini - di cui a casa nostra non c'è traccia - ai tempi della scuola dell'infanzia e più indietro.

Perché sono biblicamente convinta che c'è un tempo per nascere e uno per morire, un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per cercare e un tempo per perdere ...

E la storia ha una direzione e un verso, senza possibilità di invertire la marcia. Il "nostro" tempo migliore è qui, nell'oggi e nel domani. Così come il Regno dei cieli è qui in mezzo a noi in attesa del suo pieno compimento.

E se l'arrivo di C. - il più bel regalo al primo anniversario era quella culla in attesa di lì a pochi giorni - ci ha riempito di gioia e gratitudine, lo scorrere degli anni, quel nostro lungo umano concedere alla biologia e alla fisica, rappresenta una corsa a tappe su cui occorrerebbe riflettere di più all'interno dei gruppi famiglie o degli incontri con i genitori. Dove troppe volte tengono banco nostalgie d'infanzia, recriminazioni sulle scelte dei figli (che non coincidono con quelle degli adulti), sensi di colpa sulla propria azione educativa, richieste di visite "d'obbligo" o gesti di riconoscenza dovuta.

Perché i figli non sono proprietà dei genitori, ma hanno una vita propria e se anche, da papà e mamme, siamo stati compartecipi della Creazione, è il Creatore cui devono tendere, non noi. Ogni figlio "è prezioso ai suoi occhi", ben prima che ai nostri.

Ai diciotto anni l'augurio di genitori e fratelli, tutti sciatori e montanari: "buona strada, e cerca di evitare i fuori pista!". E allora, ben venga una "partenza" di nome e di fatto. Un abbandonare il nido per volare da soli, ovunque sia. Come l'aquila di Ezechiele. O il gabbiano Johnathan.

Perché i loro sogni "non sono mai troppi grandi", ma soprattutto sono "loro" e la "loro" storia - come quella di ogni famiglia anche se non ne è consapevole - è "storia sacra" e il loro cammino, come ripetiamo spesso a genitori e fidanzati con le parole del card. Martini, è comunque un "attraversare i giorni in compagnia della presenza del Signore". La nostra Speranza.

Maria Teresa Pontara Pederiva

© www.vinonuovo.it, 9 agosto 2011

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