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La preghiera non deve mai farci paura

I credenti di ogni religione hanno diritto a spazi di preghiera che non offendono nessuno.

A ottobre Benedetto XVI ritorna ad Assisi per ricordare i 25 anni della Giornata di pace e preghiera voluta nel 1986 dal suo predecessore, Giovanni Paolo II. Il Papa stesso ha spiegato il senso di questo “ritorno”: «Rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio alla pace».

Pace, religione e preghiera sono intimamente connesse tra loro. È una convinzione profonda della Chiesa, consapevole che le religioni non sono tutte uguali (come talvolta si dice in modo banalizzante e relativista), ma che in tutte può vivere un’anima di pace. Questi 25 anni trascorsi dall’incontro di Assisi del 1986 sono stati talvolta caratterizzati dall’uso politico e violento della religione. Osama bin Laden proclamava: «Loro vogliono il dialogo, noi la morte».

Il terrorismo islamico si è giustificato con l’odio religioso contro i cristiani e gli occidentali. Ma la risposta della Chiesa è stata sempre quella di richiamare il valore della pace e dell’incontro, e quello della libertà religiosa. Infatti, dopo l’11 settembre 2001, Giovanni Paolo II invitò nuovamente i leader religiosi ad Assisi a impegnarsi per la pace.

Neppure quel terribile attentato aveva cambiato la prospettiva con cui i cristiani vivono il rapporto con le altre religioni. Benedetto XVI ha detto a Napoli nel 2007, incontrando i leader delle grandi religioni: «Mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza». La preghiera apre il cuore dell’uomo alla pace.

Che paura fanno, allora, i luoghi di preghiera delle altre religioni? Talvolta si levano proteste: «Vengono a snaturare il panorama religioso e umano dei nostri Paesi». Certo un luogo di preghiera non può essere, con la sua architettura, un’affermazione arrogante di una religione. E dev’essere un luogo religioso e non di propaganda politica. Tuttavia, mi ricordo di quando Paolo VI negli anni Settanta troncò la discussione sulla costruzione della moschea a Roma, “città santa” per i cattolici: il Papa affermò il diritto dei musulmani a un luogo di preghiera. E ora la moschea si inserisce nel panorama di Roma. La preghiera non deve farci paura.

Anzi, spesso le storie di alcuni terroristi islamici sono quelle di gente che ha abbandonato la pratica della fede per poi lasciarsi convertire bruscamente al fondamentalismo. I credenti di ogni religione hanno diritto a spazi di preghiera che non offendono nessuno. Buoni credenti vivranno meglio e in pace con gli altri.

Non è un discorso “ingenuo”. Spesso uomini e donne secolarizzati (cristiani o musulmani) non diventano tolleranti o rispettosi come si crede, ma si lasciano andare all’idolatria della razza, dell’odio.

Questo è il fondamentalismo islamico. Questo è l’etnicismo o il razzismo che risorge in alcune parti d’Europa.

© Famiglia Cristiana, 24 maggio 2011
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