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L'arte di dire no alla mafia

Una mostra a Palermo dedicata alla ribellione contro il pizzo degli artisti spagnoli Justo Zafrilla e Miguel Angel Escoìn coniuga scultura e impegno civile.

Un grido di rabbia e di indignazione contro la mafia e contro il racket. Un invito alla ribellione collettiva contro l’odioso fenomeno del “pizzo” imposto dai clan ai commercianti e agli imprenditori. Attraverso la mostra Entes, gli artisti spagnoli Justo Zafrilla e Miguel Angel Escoìn coniugano arte e impegno civile, incitando i siciliani alla rivolta. L’esposizione (curata da Marco Pomara) è visitabile, fino al 21 luglio, nello Spazio BQuadro del centro culturale Biotos di Palermo. La tappa palermitana non esaurisce il progetto Entes. La mostra antiracket, infatti, sarà itinerante e, dopo avere attraversato altre province siciliane, si trasferirà nel resto d’Italia: da Napoli a Milano, da Cosenza a Bologna, da Roma a Treviso.

Il tour si concluderà in giro per l’Europa, tra Londra e Parigi, tra Bruxelles e Valencia.  Ma chi sono gli espositori? Justo Zafrilla è uno scultore di fama internazionale, mentre Escoìn è un noto pittore attratto dall’espressionismo e dal misticismo. Entrambi originari della Spagna Meridionale, sono sbarcati in Sicilia nel 2007, incuriositi dal fenomeno del racket e affascinati dall’avanguardia del movimento antimafia siciliano. Durante il lungo viaggio siciliano, i due artisti spagnoli hanno conosciuto molte persone del luogo e si sono interrogati sulle origini del “pizzo”, constatando un mix di paura, rassegnazione e indignazione. Pertanto, lo scultore Zafrilla e il pittore Escoìn hanno iniziato un percorso di ricerca e di analisi, finalizzato a chiarire, attraverso le loro opere, le cause e le conseguenze del pizzo, nonché il fondamento logico dell’accettazione “passiva e dimessa” da parte di molti imprenditori.

Ovviamente, non si deve dimenticare che la lotta contro il racket ha conosciuto vittime illustri (come gli imprenditori Libero Grassi e Piero Patti) ed importanti esperienze come la rivolta dei commercianti dell’Acio di Capo d’Orlando o la più recente nascita del comitato “Addio Pizzo” di Palermo. Tuttavia, a livello collettivo, non vi è ancora una coscienza di massa contro il pizzo, pari all’imponente rivolta popolare antimafia del 1992, dopo le stragi di Capaci e di Via D’Amelio. Come spiega Marco Pomara, direttore artistico del Biotos e curatore della mostra, “Zafrilla ed Escoìn (benché non siciliani e quindi non vivendo sulla loro pelle la sofferenza di una società condizionata) non riescono ad accettare l’idea che un intero popolo non solo non si ribelli ad un’imposizione simile, ma, addirittura cerchi quasi di normalizzare il fenomeno e di giustificarlo agli occhi dello straniero di turno”.

Pietro Scaglione
© Famiglia Cristiana, 12 luglio 2011
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