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Ma che cosa serve alla catechesi?

Non si tratta di costruire locali o comprare nuovi proiettori, ma di creare occasioni formative e sostenere il servizio dei catechisti nell'annuncio della fede

La parrocchia è piuttosto grande, ci sono parroco anziano e giovane cappellano (anche se durerà ancora poco, la crisi delle vocazioni e l'invecchiamento dei preti toccano anche queste zone, tradizionalmente molto religiose). Devo incontrare un gruppo di genitori e vengo accompagnata in una bella sala presso la "Casa della dottrina", che ha molti locali ampi, tutti i comfort, campo sportivo e bar parrocchiale annesso.

"Complimenti, bella struttura!"

"Grazie. Il nostro parroco di prima ci teneva molto al catechismo, e ha fatto ristrutturare lo stabile. Ci ha comprato anche il proiettore, vede? Qui se vuole può installare il suo pc per il power point, come mi aveva chiesto".

"Il parroco di prima ci teneva alla catechesi, ha detto. E quello di adesso?"
"Anche, è bravo, ma ci segue soprattutto il cappellano, sa con i bambini ci vuole energia e il parroco è anziano..."

"E i catechisti?"

"Beh, noi siamo a posto. Siamo un bel gruppo, ogni anno ce ne sono di nuovi, perché il parroco chiama i genitori: se vogliono che i bambini siano ammessi ai sacramenti devono fare i catechisti".

"E che preparazione chiedete?"

"Beh, ci pensa il cappellano, ci incontra tre volte ad inizio anno, poi ci sono le schede e i quaderni di quelli dell'anno prima, e cerchiamo magari di mettere una persona più esperta con una nuova. Ci arrangiamo".

Io credo che non sia necessario appellarsi alla spending review per giustificare la scarsità di risorse dedicate alla catechesi. Nelle diverse realtà parrocchiali con cui mi confronto, spesso i catechisti si improvvisano: sono persone disponibili e animate da buona volontà, che provvedono personalmente non solo alla gestione degli incontri, ma comprano di tasca loro materiali e sussidi, portano da casa registratori e dvd, si autofinanziano per uscite didattiche o per corsi di formazione a cui partecipano spesso a titolo personale. E questo non solo ora, in tempi di ristrettezze, ma da sempre. Provocatoriamente, io chiedo ogni tanto di verificare l'ammontare della voce "catechesi" nel bilancio parrocchiale, perchè se è vero che è male monetizzare tutto, è altrettanto vero che la quantità delle risorse economiche dedicate dice molto sull'importanza che si attribuisce ad una attività.

Nel 1970 (preistoria!) veniva pubblicato il Documento Base "Rinnovamento della catechesi", un testo molto bello, per lo più sconosciuto, in cui, nel numero finale, è scritto:

"Dalle prospettive catechistiche tracciate nel presente documento, dovranno nascere i nuovi catechismi e i testi didattici. Ma essi presuppongono che questa fase di preparazione sia compiuta; che tutti i membri della comunità ecclesiale siano messi in grado di rinnovare la propria mentalità e testimonianza alla luce di questi principi. L'esperienza catechistica moderna conferma ancora una volta che prima sono i catechisti e poi i catechismi; anzi, prima ancora, sono le comunità ecclesiali. Infatti come non è concepibile una comunità cristiana senza una buona catechesi, così non è pensabile una buona catechesi senza la partecipazione dell'intera comunità".

Il quadro che tracciava era così impegnativo da far quasi paura: una catechesi fatta di persone preparate, espressione di una comunità viva, che sa che l’annuncio della fede è essenziale per questo suo vivere e che quindi lo promuove e lo valorizza: non solo costruendo locali o comprando proiettori, ma creando occasioni formative, impegnandosi a sostenere chi volesse frequentare qualche corso, agevolandone il servizio, integrando l’attività catechistica con le altre azioni pastorali, non facendo la concorrenza con la partita di pallavolo allo stesso orario di catechismo...

Ogni tanto mi assale il dubbio che, nella stampa e nella diffusione dei documenti sulla catechesi formulati successivamente, ci sia stato qualche refuso, che è passato inosservato ma che ha prodotto seri danni. In particolare mi chiedo se non sia scappato un "nel", e il suggerimento ad investire nella catechesi si sia trasformato nell'invito ad investire la catechesi, così ce ne liberiamo e non se ne parla più!

Assunta Steccanella

© www.vinonuovo.it, 27 luglio 2012

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