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«Noi» a Roma per il Giubileo dei ragazzi

Le storie degli adolescenti che in questi giorni sono venuti a Roma per partecipare al Giubileo dei ragazzi: c'è chi vuole condividere un momento di gioia con gli amici, c'è chi vuole prepararsi alla professione di fede del prossimo anno: ma soprattutto una delle ragioni che più spesso viene citata è il desiderio di incontrare Papa Francesco

Foto Siciliani

Molti sorrisi e poche incertezze sul viso. Tra gli adolescenti che in questi giorni sono venuti a Roma per partecipare al Giubileo dei ragazzi c'è chi vuole condividere un momento di gioia con gli amici, c'è chi vuole prepararsi alla professione di fede del prossimo anno: ma soprattutto una delle ragioni che più spesso viene citata è il desiderio di incontrare Papa Francesco. E allora, oggi nella festa di San Giorgio, giorno del suo onomastico, è stato il Papa a fare un dono piuttosto che riceverlo. Francesco – a sorpresa – è sceso in piazza San Pietro a confessare, per oltre un'ora, 16 ragazzi, degli oltre 60mila giunti a Roma per il Giubileo a loro dedicato.​

Veronica Sala ha 14 anni, frequenta la terza media ed è arrivata a Roma da Veduggio, in provincia di Monza e Brianza. Nonostante la giovanissima età e una certa timidezza, ha le idee molto chiare. “Sono qui per continuare il mio cammino di fede e per prepararmi alla professione di fede che farò il prossimo anno”, spiega la ragazza quando le si chiede perché ha deciso di partecipare al Giubileo dei ragazzi. Per lei questa è dunque “una tappa” nel percorso di formazione e di crescita, che ha però dei colori particolari: “è la prima volta che vedo Roma e sono molto emozionata di vedere Papa Francesco”.

«Volevo vedere papa Francesco». Non usa giri di parole Giorgio Ripani di San Benedetto del Tronto quando gli si chiede come mai abbia deciso di partecipare al Giubileo dei ragazzi. Ha solo 11 anni, frequenta la prima media e non era mai stato a Roma. La trasferta ha dunque un sapore del tutto speciale, soprattutto perché condivisa con gli amici della parrocchia: «stare insieme è bello e ci si diverte di più», confida Giorgio. Che, ad un tratto, si fa serio: «sono qui per passare la Porta santa e anche per ricordarmi di essere cristiano».

«Un’esperienza diversa dal solito e certamente unica: non capita tutti i giorni di vivere un Giubileo con gli amici della propria parrocchia». Così Simone Franceschini, 15 anni di Molinetto di Mazzano, in provincia di Brescia, definisce la sua partecipazione all’incontro degli adolescenti con il Papa. «Stare con altri ragazzi è sempre qualcosa di forte, intenso, che mi aiuta a crescere», osserva Simone, studente del liceo scientifico, che si dice «contento di tornare a Roma, una bellissima città, e di poter vedere Papa Francesco, una figura importante che strappa una grande emozione».

«Un’occasione irripetibile: il Giubileo è un’opportunità bellissima perché Dio ci dà la possibilità di essere perdonati». Non nasconde né l’emozione né l’entusiasmo Antonino Italiano, quindicenne di Delianuova, in provincia di Reggio Calabria. Divisa da scout e sorriso raggiante, si è accostato al sacramento della confessione e, mentre ancora gli brillano gli occhi per «aver visto da vicino papa Francesco», aspetta di attraversare la Porta Santa della Basilica di San Pietro. Per lui infatti il Giubileo dei ragazzi è innanzitutto “la possibilità concreta per riconciliarmi con il Signore, in questo Anno della Misericordia”.

Stefania Careddu

© Avvenire, 23 aprile 2016

 

La testimonianza dell'animatrice

 

L'educatrice: sono qui per contagiare gli altri

 

Hanno qualche anno più dei ragazzi che accompagnano, ma hanno lo stesso entusiasmo e lo stesso desiderio di vivere un’esperienza importante per il loro cammino di fede. Sono gli animatori e gli educatori, spesso giovanissimi, che si confondono in mezzo ai gruppi di adolescenti che affollano via della Conciliazione e piazza san Pietro. Come Laura Huba, ventiquattrenne della diocesi di Perugia-Città della Pieve, animatrice parrocchiale.

«Abbiamo invitato i ragazzi a partecipare al Giubileo per mostrare loro la bellezza di una Chiesa giovane, che si raccoglie e che vuole seguire le parole del Papa, ma anche per riscoprire la bellezza del perdono e di sentirsi amati da Dio», spiega Laura.
Eventi come questo infatti rappresentano un’occasione di crescita. Per tutti. «Personalmente - confida - sto bene quando sento la presenza di Gesù e appuntamenti come questo mi aiutano a ricaricarmi di quella gioia che poi serve una volta tornata a casa per testimoniare e ‘contagiare’ gli altri».

Stefania Careddu

© Avvenire, 23 aprile 2016

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