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«Non abbiate paura!», Papa Francesco ricorda l'invito di Giovanni Paolo II

In una piazza San Pietro gremita da 100mila fedeli il Pontefice ha ricordato come 38 anni fa iniziava il solenne pontificato di Wojtyla, "Papa di profonda spiritualità" facendo proprio il suo appello a "spalancare le porte a Cristo". Nella catechesi Bergoglio ha esortato i fedeli a dialogare: in famiglia, come a scuola e nel lavoro. "Non abbaiate all'altro, non urlate" ha esortato

"Esattamente trentotto anni fa, quasi a quest'ora, in questa piazza - ha detto papa Francesco al termine della catechesi del sabato in piazza San Pietro - risuonavano le parole rivolte agli uomini di tutto il mondo: "Non abbiate paura! (…) Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo". "Queste parole le ha pronunciate all'inizio del suo pontificato, Giovanni Paolo II, Papa di profonda spiritualità, plasmata dalla millenaria eredità della storia e della cultura polacca trasmessa nello spirito di fede, di generazione in generazione" ha aggiunto. "Quest'invito - ha scandito Francesco - si è trasformato in un'incessante proclamazione del Vangelo della misericordia per il mondo e per l'uomo, la cui continuazione è quest'Anno Giubilare".

"La sua coerente testimonianza di fede - ha detto ancora Papa dopo aver ringraziato i fedeli di nazionalità polacca presenti in piazza San Pietro per l'accoglienza ricevuta quest'estate in occasione della Gmg di Cracovia - sia un insegnamento per voi, cari giovani, ad affrontare le sfide della vita; alla luce del suo insegnamento, cari ammalati, abbracciate con speranza la croce della malattia; invocate la sua celeste intercessione, cari sposi novelli, perché nella vostra nuova famiglia non manchi mai l'amore".

Il dialogo è un “aspetto molto importante della misericordia”, “espressione di carità, perché, pur non ignorando le differenze, può aiutare a ricercare e condividere il bene comune”. Questo il fulcro della catechesi giubilare di questa mattina tenuta da Papa Francesco in una piazza San Pietro gremita da oltre 100mila persone. Bergoglio è partito dall’incontro di Gesù con la samaritana, narrato nel Vangelo di Giovanni (4,6-15), sottolineando “il dialogo molto serrato tra la donna e Gesù”.

Il dialogo - ha affermato - permette alle persone di conoscersi e di comprendere le esigenze gli uni degli altri. Anzitutto, esso è un segno di grande rispetto, perché pone le persone in atteggiamento di ascolto e nella condizione di recepire gli aspetti migliori dell’interlocutore”. In secondo luogo è “espressione di carità”; inoltre, “c’invita a porci dinanzi all’altro vedendolo come un dono di Dio”. “Quante volte stiamo ascoltando uno – ha osservato – e lo fermiamo”, “non lasciamo che finisca di spiegare quello che vuol dire”: non è dialogo, questo, ma “aggressione”. Dialogare aiuta le persone a umanizzare i rapporti e a superare le incomprensioni”, ha aggiunto Bergoglio, esortando al dialogo in famiglia, “tra marito e moglie, e tra genitori e figli”, come pure “tra gli insegnanti e i loro alunni; oppure tra dirigenti e operai, per scoprire le esigenze migliori del lavoro”.

“Dialogare è ascoltare quello che mi dice l’altro e dire con mitezza quello che penso io. Se le cose vanno così la famiglia, il quartiere, il posto di lavoro saranno migliori, ma se io non lascio che l’altro dica tutto quello che ha nel cuore, comincio a urlare – e oggi si urla tanto – non avrà buon fine questo rapporto tra noi”. “Ascoltare, spiegare, parlare con mitezza, non abbaiare all’altro, non urlare, avere il cuore aperto”: questi i termini che Francesco ha ribadito, alzando lo sguardo dal testo della catechesi e rimarcandoli a braccio.

“Gesù – ha evidenziato – ben conosceva quello che c’era nel cuore della samaritana, una grande peccatrice. Ciononostante non le ha negato di potersi esprimere, l’ha lasciata parlare fino alla fine, ed è entrato poco alla volta nel mistero della sua vita. Questo insegnamento vale anche per noi”. La Chiesa vive del dialogo “con gli uomini e le donne di ogni tempo, per comprendere le necessità che sono nel cuore di ogni persona e per contribuire alla realizzazione del bene comune” ha detto ancora Papa Francesco, nell’udienza giubilare odierna, facendo riferimento in particolare “al grande dono del creato e alla responsabilità che tutti abbiamo di salvaguardare la nostra casa comune” (“il dialogo su un tema così centrale è un’esigenza ineludibile”), nonché “al dialogo tra le religioni, e per contribuire alla costruzione della pace e di una rete di rispetto e di fraternità”.“Il dialogo abbatte i muri delle divisioni e delle incomprensioni; crea ponti di comunicazione e non consente che alcuno si isoli, rinchiudendosi nel proprio piccolo mondo” ha detto ancora il Pontefice.

© Avvenire, 22 ottobre 2016

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