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Nucleare in Italia, effetto Fukushima

Così come Cernobyl influenzò nel 1987 i tre referendum che abolirono il nucleare così quello che sta accadendo in Giappone sarà determinante nella prossima consultazione.

Ormai è psicosi nucleare in tutto il mondo. Berlino ha spento sette reattori. La Francia, che per questo tipo di energia è all'avanguardia, si interroga sul suo futuro nucleare. Gli americani fanno altrettanto. E l’Italia?  Nonostante la tragedia giapponese di Fukushima, il governo italiano non indietreggia: “La linea italiana rispetto al programma nucleare chiaramente non cambia”, ha affermato a Bruxelles il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.

Il nostro Paese aveva già espresso la sua contrarietà al nucleare nei tre referendum del 1987. Quasi 25 anni dopo il Governo Berlusconi aveva annunciato un nuovo piano per il ritorno del nucleare. Ma un nuovo  referendum, promosso dall'Italia dei valori, è stato presentato per abrogare la norma per la  "realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare". Due scuole di pensiero che si scontrano.  Da un lato si sostiene che le centrali di nuova generazione garantiranno nuovi posti di lavoro e una minore indipendenza elettrica dall'estero. Di contro invece c’è chi dice  che continuando ad investire  sulle energie rinnovabili si riuscirà a coprire l'intero fabbisogno energetico senza avere il problema di come gestire le scorie nucleari.

Si voterà a giugno. E intanto si è acceso anche in tutta Italia il dibattito. Che ovviamente risentirà (e non poco) di quanto sta accadendo in Giappone.
“Spero non ci sia alcuna ondata di emotività. Sarebbe un modo irrazionale di affrontare un problema”, ha aggiunto il ministro Prestigiacomo.  Sulla questione è intervenuto il leader del Pd Pierluigi Bersani il quale replica alle parole di Stefania Prestigiacomo affermando che “continuare a classificare come emotive le reazioni dell'opinione pubblica è sbagliato”. Per il segretario del Pd c'è piuttosto nel nostro Paese “una diffusa percezione che la tecnologia nucleare sia ancora molto giovane e presenti seri problemi, sia per lo smaltimento delle scorie che per le conseguenze di eventuali incidenti”.

“Dalla Francia alla Germania, dall'Austria alla Svizzera i politici stanno agendo non sull'onda emotiva, ma razionale della revisione dei propri piani alla luce dell'evidente insicurezza degli impianti nucleari”, ha dichiarato il WWF in una nota.

Ma è innegabile che Fukushima influirà sul referendum esattamente come ha influito Cernobyl sulle tre consultazioni dell'87.

Francesco Anfossi

© Famiglia Cristiana, 15 marzo 2011

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