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Nuove ricerche. Quei forti legami tra la Sindone e il sudario di Oviedo

Nuovi studi universitari rafforzano l’ipotesi che i due teli abbiano avvolto lo stesso corpo. Le indagini condotte da Sánchez Hermosilla della Cattolica di Murcia confermerebbero la compatibilità

E' la stessa ferita? Dagli studi più recenti si direbbe di sì: le tracce ematiche del “colpo di lancia” riscontrate e studiate sul “Sudario di Oviedo” sarebbero compatibili con i segni rimasti sulla Sindone di Torino. è il risultato più vistoso della ricerca compiuta da Alfonso Sánchez Hermosilla, anatomopatologo dell’Istituto di medicina legale dell’Università Cattolica di Murcia, e presentata di recente anche all’Università Pontificia Regina Apostolorum di Roma, dove è attivo il primo corso accademico di studi sindonologici. «Nel Sudario di Oviedo appare una macchia di sangue cadaverico con un cerchio attorno cagionato da un altro fluido cadaverico compatibile con liquido pleurico e pericardico.

Questa macchia può essere stata provocata solo attraverso una ferita aperta nel torace. Questa macchia, morfologicamente, è simile a quella provocata dalla ferita presente sul costato destro della Sindone di Torino. Lo studio anatomico e antropometrico della macchia oggetto di studio nel Sudario di Oviedo individua la ferita che l’ha causato nella zona posteriore del quarto spazio intercostale destro, tenendo come limite inferiore la quinta costola, come limite superiore la quarta costola, come limite mediale (o interno) la colonna vertebrale, e come limite esterno il bordo interno della scapola destra». È uno “scenario” del tutto compatibile con quanto si riscontra sul Telo custodito nel Duomo di Torino; ed è compatibile, anche, con il testo del Vangelo di Giovanni là dove descrive gli ultimi momenti di vita di Gesù sulla croce.

L’analisi medico-legale effettuata indica anche la ferita inferta dal colpo di lancia come compatibile con la posizione di un corpo crocifisso per la presenza di sangue cadaverico, per l’angolatura della ferita stessa. Le corrispondenze fra i due Teli riguardano inoltre le caratteristiche morfologiche, il tipo di sangue, del gruppo AB (elemento questo già studiato in precedenza); e analoga è la posizione della ferita – orizzontale, e non verticale – così come si riscontra in Oviedo e nell’immagine della Sindone. Gian Maria Zaccone, direttore del Centro internazionale di sindonologia di Torino, commenta così lo sviluppo della ricerca: «Il Sudario di Oviedo compare alla ribalta della storia nell’XI-XII secolo, quando viene censito tra le reliquie dell’antica Arca conservata nella Cámara Santa di Oviedo, cappella costruita al-È l’interno del Palazzo Reale, poi inglobata nella gotica Cattedrale del Salvatore, che divenne una meta essenziale nel pellegrinaggio medievale, rivale della stessa Compostela. Di qui iniziava il primo “camino per san Giacomo” e fu persino coniato il detto: “Chi va a Santiago e non al Salvatore, visita il servo e non il Signore”.

Come accade per la Sindone la storia più antica è piuttosto confusa e merita sicuramente degli approfondimenti. Tuttavia ancora una volta, come accade per la Sindone, la risposta alle domande sulle origini di questo telo macchiato di sangue va ricercata nelle caratteristiche materiali del reperto, e di qui sono emerse le risultanze più interessanti. Dobbiamo il nascere e lo svilupparsi di ricerche scientifiche sul sudario sempre al suo possibile rapporto con la Sindone, ipotizzato negli anni ’60 da monsignor Giulio Ricci, indimenticato studioso della Sindone». Il Sudario di Oviedo, custodito nella Cattedrale della città spagnola, è oggetto da secoli della devozione dei fedeli. La prova del Carbonio 14 gli attribuisce una datazione all’VIII secolo d.C. (mentre lo stesso esame effettuato nel 1988 sulla Sindone indicò una datazione del XIII-XIV secolo: ma metodi e risultati di quest’esame sono sempre più discussi). Secondo la tradizione, il Sudario di Oviedo venne posto intorno al volto del Cristo morto e sulla tela rimasero impresse le tracce del sangue.

Ma qual è il significato dei risultati di questa ricerca di Sanchez Hermosilla allo stato delle conoscenze sulla Sindone? Spiega ancora Zaccone: «Abbiamo sempre seguito con molto interesse lo svilupparsi degli studi sul Sudario, che nel tempo hanno acquistato sempre maggiore autorevolezza. Sanchez Hermosilla è un noto e affermato anatomopatologo che applica rigorosamente la sua professionalità e le tecniche medico legali alla ricerca sul Sudario. Molta strada è stata fatta, altra ancora ne rimane da fare. Man mano che i risultati emergono vengono confrontati con quelli noti sulla Sindone. Sino ad oggi non sono emerse contraddizioni. Anzi alla luce degli ultimi studi pare rafforzarsi l’ipotesi che i due teli abbiano avvolto lo stesso corpo ed emergono spunti interessanti per futuri approfondimenti sul telo sindonico».

Marco Bonati

© Avvenire, mercoledì 3 maggio 2017

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