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Papa Francesco: "Il Bambino che giace nel presepe ha il volto dei nostri fratelli più poveri"

Commentando le Scritture della terza domenica di Avvento, dedicata a San Giovanni Battista, papa Francesco ci fa riflettere sul fatto che l'esistenza contempla anche il dubbio, la fatica di credere e ci invita a tenere a mente il significato autentico del Natale, che è accoglienza dei poveri, senza lasciarsi distarre da cose esteriori

«In questa terza Domenica di Avvento, detta domenica “della gioia”», ha esordito papa Francesco commentando la Parola del giorno prima della recita dell’Angelus, «la Parola di Dio ci invita da una parte alla gioia, e dall’altra alla consapevolezza che l’esistenza include anche momenti di dubbio, nei quali si fa fatica a credere. Gioia e dubbio sono entrambe esperienze che fanno parte della nostra vita. All’esplicito invito alla gioia del profeta Isaia: “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa” si contrappone nel Vangelo il dubbio di Giovanni Battista: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. In effetti, il profeta vede al di là della situazione: egli ha davanti a sé gente scoraggiata: mani fiacche, ginocchia vacillanti, cuori smarriti). È la stessa realtà che in ogni tempo mette alla prova la fede. Ma l’uomo di Dio guarda oltre, perché lo Spirito Santo fa sentire al suo cuore la potenza della sua promessa, ed egli annuncia la salvezza: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, Egli viene a salvarvi” . E allora tutto si trasforma: il deserto fiorisce, la consolazione e la gioia si impadroniscono degli smarriti di cuore, lo zoppo, il cieco, il muto sono risanati».

La descrizione che troviamo nel Vangelo, continua il papa, ci mostra «che la salvezza avvolge tutto l’uomo e lo rigenera. Ma questa nuova nascita con la gioia che la accompagna presuppone un morire a noi stessi e al peccato che c’è in noi. Da qui deriva il richiamo alla conversione: si tratta di convertire l’idea che abbiamo di Dio. Per tutta la vita Giovanni ha atteso il Messia; il suo stile di vita, il suo stesso corpo è plasmato da questa attesa. Anche per questo Gesù lo elogia con quelle parole: nessuno è più grande di lui tra i nati di donna. Eppure, anche lui ha dovuto convertirsi a Gesù. Come Giovanni, anche noi siamo chiamati a riconoscere il volto che Dio ha scelto di assumere in Gesù Cristo, umile e misericordioso. L’Avvento ci dice che non basta credere in Dio: è necessario ogni giorno purificare la nostra fede. Si tratta di prepararsi ad accogliere non un personaggio da fiaba, ma il Dio che ci interpella, ci coinvolge e davanti al quale si impone una scelta. Il Bambino che giace nel presepe ha il volto dei nostri fratelli e sorelle più bisognosi, dei poveri che sono i privilegiati di questo mistero e spesso coloro che maggiormente riescono a percepire la presenza di Dio in mezzo a noi. La Vergine Maria ci aiuti, perché, mentre ci avviciniamo al Natale, non ci lasciamo distrarre dalle cose esteriori, ma facciamo spazio nel cuore a Colui che è già venuto e vuole venire ancora a guarire le nostre malattie e a darci la sua gioia».

Dopo l’Angelus papa Francesco si rivolge ai pellegrini arrivati da Roma, dall’Italia e da tante parti del mondo. Rivolge poi un saluto particolare ai ragazzi che hanno portato a benedire le statuine di Gesù Bambino: «Le benedico di cuore. Il presepe è come un Vangelo vivo. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ognuno di noi. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui. L’ultimo pensiero, prime di aggiungere al consueto augurio di buona domenica e buon pranzo un augurio speciale per la Novena di Natale che comincia domani, è per il prossimo Congresso eucaristico internazionale: «Tra meno di un anno, dal 13 al 20 settembre 2020, si celebrerà a Budapest il 52° Congresso eucaristico internazionale. I Congressi Eucaristici, da più di un secolo, ricordano che al centro della vita della Chiesa c’è l’Eucaristia. Il tema del prossimo Congresso sarà Sono in te tutte le mie sorgenti. Preghiamo che “l’evento eucaristico di Budapest possa favorire nelle comunità cristiane processi di rinnovamento, perché la salvezza di cui l’Eucaristia è fonte si traduca anche in cultura eucaristica capace di ispirare gli uomini e le donne di buona volontà nei campi della carità, della pace, della famiglia, della cura del creato”».

© www.famigliacristiana.it, domenica 15 dicembre 2019