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Se i giornalisti si pappano la segale cornuta. E poi la spacciano

Una bufala (sulla Chiesa) fa il giro dei maggiori siti

La notizia era golosa e giocosa, ancor più di quella del prete beccato all’etilometro per aver celebrato troppe messe, meglio ma molto meglio delle due suore a duecento all’ora in Valle d’Aosta per correre dal Papa in vacanza. Abruzzo24ore.tv, dinamico quotidiano on line, riferisce che nella chiesa dello Spirito Santo a Campobasso il parroco don Achille ha distribuito ostie contaminate da segale cornuta, nota fin dall’antichità per provocare allucinazioni del tutto simili a quelle dell’Lsd. I presenti si sono letteralmente scatenati.

La ricostruzione  è un’insuperabile pagina di giornalismo creativo: «C’era chi sosteneva di vedere il proprio santo prediletto, chi in balia di visioni infernali abbracciava il crocifisso, chi rubava il calice del vino al prete, il povero don Achille, costretto a nascondersi in confessionale inseguito da due vecchine che lo prendevano a borsettate dandogli del demonio. Padre Achille, approfittando della bolgia, è riuscito poi a seminare le due donne e si è involato verso la sagrestia, dove ha chiamato le forze dell’ordine che sono riuscite a sgomberare l’edificio, nonostante le resistenze dei fedeli che hanno iniziato una guerriglia convinti fossero "cavalieri dell’apocalisse". "Mai visto niente del genere e sono stato al G8" ha dichiarato uno sconvolto poliziotto». Emilio Salgari non avrebbe saputo fare di meglio.

La plasticità della cronaca, la ricchezza dei dettagli, tutto rendono la pagina credibile. O meglio: attraente. Una di quelle "notizie" a cui credere perché è bello crederci. Infatti la storiella veniva ripresa dalle edizioni on line di Sole24Ore, Messaggero, Mattino, Gazzettino e altri. Forum. Peccato, davvero peccato che fosse una colossale invenzione. Fosse stato ancora Carnevale, ma non lo era più; fosse stato il primo aprile, ma non lo era ancora. No, a Campobasso non esistono nessuna chiesa dello Spirito Santo né alcun parroco di nome don Achille. La diocesi smentiva ma ormai era fatta, la fandonia si era riprodotta geometricamente sul web, grazie alle infinite condivisioni dei social network, e nessuna rettifica poteva più fermare il big bang disinformativo. Naturalmente, la storiella è quel che è.

Ovviamente, è la conferma che il confine tra vero e falso è del tutto saltato, esistono soltanto le storielle carine e le storielle noiosine e la tragica profezia di Ryszard Kapuscinsky («Nella seconda metà del XX secolo improvvisamente il grande mondo degli affari scopre che la verità non è importante, ciò che conta è l’attrazione. E, una volta che abbiamo creato l’informazione-attrazione, possiamo vendere questa informazione ovunque. Più l’informazione è attraente, più denaro possiamo guadagnare (...). Il passaggio dal criterio della verità a quello dell’attrattiva rappresenta la grande rivoluzione culturale di cui tutti siamo i testimoni, i partecipanti e, in parte, le vittime») si compie in tutto il suo parossismo. Ma perché sempre addosso alla Chiesa, come all’orso del Luna Park? Per ora ci scappa da ridere, ma non sarebbe l’ora di finirla? Piuttosto, e la segale cornuta? Dev’essersela pappata il giornalista abruzzese: onestamente, è l’unica spiegazione benevola.

(Noi le nostre fonti le citiamo, vedere qui per credere).


Umberto Folena
 
© Avvenire, 24 febbraio 2012
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