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Sempre più profughi bambini

Rispetto al 2015 è più che raddoppiato il numero di minori sbarcati sulle nostre coste. I centri di Sicilia e Calabria sono al collasso. Il governo corre ai ripari con “hotspot” su misura. Ma serve una legge

Soli, spaventati, invisibili. Fino a ieri la banchina del porto di Augusta è stata la casa per quaranta minori non accompagnati. La maggior parte, ragazze. Sbarcati il 6 luglio, nessuno sapeva dove metterli, nella Sicilia ormai al collasso per posti di accoglienza. E in porto sono rimasti, questi piccoli, per 18 giorni. Loro, i più vulnerabili, i più bisognosi. Diciotto giorni in banchina dopo il deserto, l'orrore dei centri di detenzione libici, la traversata del mare. Un ragazzino gambiano ci ha perso tutti i suoi fratelli: diciotto giorni passati a piangere, e chiedere perché. Stamattina lo hanno finalmente “smistato”, insieme agli altri, tutti dirottati nelle strutture che finalmente hanno dato il via libera. E non è detto che stiano meglio.

Se c'è una misura, nella disorganizzazione dell'accoglienza dei profughi bambini, sono i 18 giorni nel porto di Augusta.
A denunciare l'episodio ad Avvenire è Save the children: «Il sistema non regge ormai da mesi, i Comuni non hanno spazio e il peso dei piccoli grava soprattutto sulle regioni di sbarco, visto che per loro si decide solitamente un trasferimento immediato nelle strutture più vicine», spiega la portavoce dell'associazione Giovanna Di Benedetto. Che di numeri ne snocciola altri, ben più significativi: a fronte di un'emergenza arrivi “stabile”, seppur nelle cifre record degli ultimi due anni, quella degli sbarchi dei minori non accompagnati è più che raddoppiata. A fine giugno 2015 (i dati sono quelli del Viminale) erano 4.400 quelli arrivati, quest'anno 10.500: «Di più - continua Di Benedetto - al 14 luglio ne abbiamo contati 11.400».

Sempre più bimbi fra i profughi e i richiedenti asilo, dunque, e un'Italia sempre meno preparata a gestire il loro arrivo. A dimostrarlo l'assenza di un percorso dedicato di accoglienza per questi piccoli, che nei canali tradizionali dei trasferimenti e delle sistemazioni nei centri finiscono per perdersi, intercettati dalla criminalità quando non addirittura dalla tratta.

Non a caso il numero di quelli che scompaiono è in aumento: a marzo di quest'anno oltre 4mila secondo il report del ministero degli Interni. «Le prime due settimane dal loro arrivo sono fondamentali - spiega la deputata Sandra Zampa, vicepresidente del Pd e della Commssione bicamerale Infanzia e adolescenza -, e invece proprio in queste settimane manca tutto. La situazione è inaccettabile, non si può andare avanti così: serve immediatamente una legge che regolamenti l'accoglienza di questi piccoli». Già, proprio quella legge alla cui stesura ha partecipato anche Save the children e che giace in Parlamento in attesa di trovare una copertura economica: «Mancano pochi milioni - ci aggiorna Zampa -, poi si dovrebbe arrivare a un'approvazione in tempi rapidi».

Il tempo, però, è proprio quello che manca nei porti siciliani e calabresi, dove ogni giorno si ammassano centinaia e centinaia di nuovi minori. Lunedì notte alla Camera è stato approvato un emendamento al decreto Enti locali che prevede la realizzazione di strutture ad hoc per i ragazzi dai 14 ai 17 anni: hotspot dedicati, per tamponare la paralisi dei Comuni al collasso ed evitare rivolte come quelle avvenute nelle ultime ore a Reggio Calabria.

Viviana Daloiso

© Avvenire 19 luglio 2016

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