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Sognando un'Italia più serena

E' tempo di ascoltare gli auspici del presidente Napolitano e tornare a una dialettica politica che non somigli a una guerra.

A una cerimonia con gli studenti delle scuole medie, a una ragazza che gli chiedeva come immaginava il nostro Paese tra cinquant’anni, il presidente della Repubblica ha risposto che si augurava «un’Italia più serena, meno lacerata, meno divisa, dove la lotta politica non sia una guerra continua e dove ci sia rispetto tra le parti che fanno politica e che competono per la conquista della maggioranza».

Purtroppo, l’Italia sta andando in direzione opposta agli auspici di Giorgio Napolitano. Il suo appello è rimasto inascoltato. Nel confronto elettorale per le amministrative è continuata la “politica del fango”, senza rispetto tra le parti. E coinvolgendo persone solitamente moderate.
Ha scritto Sergio Romano sul Corriere della Sera: «Le elezioni hanno coinciso con una delle fasi più litigiose della politica nazionale. La maggioranza e l’opposizione si comportano come se fossero in guerra e sembrano andare continuamente a caccia di temi su cui alzare il volume e dividere maggiormente il Paese».

La trasformazione di ogni tornata amministrativa in un referendum pro o contro il capo del Governo (con l’opposizione che sta al gioco e raccoglie la sfida), l’uso ormai sistematico del “metodo Boffo”, le attività di dossieraggio dei giornali, la radicalizzazione del dibattito, la trasformazione di una visione controversa in una guerra civile strisciante... Tutto questo non si riflette solo nella lotta politica, ma finisce per ammorbare la società. Un morbo mefitico che si diffonde, lentamente, tra milioni di italiani, che sognano un’Italia diversa e più serena. Come quella del capo dello Stato. Forse per questo, accreditato da un larghissimo e affettuoso consenso popolare.

Nell’anno delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, il Paese sta perdendo l’anima e stenta a ritrovarsi unito. La classe politica ha smarrito il senso del “bene comune”, che è (o dovrebbe essere) l’obiettivo del servizio pubblico, tramite un confronto costruttivo tra maggioranza e opposizione. L’avversario, invece, è sempre più un nemico da annientare. Più che realizzare i programmi, per i quali si è stati eletti, si “tira a campare” per concludere, comunque, la legislatura. Con una campagna elettorale senza fine.

Il Palazzo della politica è sempre più lontano dalla gente. E si avvita su sé stesso. In una lotta continua tra affari e interessi. Senza un briciolo d’etica, in vista del bene di tutti. Così l’Italia arranca e stenta a trovare la soluzione ai suoi problemi. Che sono gli stessi da almeno un decennio: declino economico, disoccupazione giovanile, famiglie sempre più povere, scarsa programmazione per il futuro... E una classe politica, tutta, non all’altezza della gravità dei problemi del Paese.
Una “casta” che si perpetua, per non perdere privilegi e benefici. Ma i problemi dei giovani e delle famiglie sono lì, ancora in attesa.

© Famiglia Cristiana, 17 maggio 2011

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