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Sulle tracce della Tomba di S. Pietro

Quando l’archeologia si incontra con la storia della Chiesa, suscita sempre molto interesse, non solo per gli esperti, ma anche per il grande pubblico

Lo dimostrano le roventi polemiche sorte negli anni 1960 tra l’epigrafista Guarducci, che sosteneva di aver individuato le ossa di San Pietro, venute alla luce durante gli scavi degli anni 1940, e gli archeologici che avevano condotto gli scavi, ai quali sarebbe sfuggita una scoperta così importante, la più importante della loro vita.

Oggi, c’è un consenso generale tra gli studiosi che l’apostolo Pietro non sarebbe stato sepolto soltanto in Vaticano ‒ se mai lo è stato ‒ ma che, per paura di profanazioni, i suoi resti mortali sarebbero stati spostati in altre aree cimiteriali.

Secondo fonti tardive (Liber Pontificalis, il manoscritto più antico è di fine VI secolo) nel IV secolo fu l’imperatore Costantino a costruire la Basilica di S. Pietro nel luogo di sepoltura dell’apostolo. La storiografia contemporanea, però, ritiene che la Basilica fu costruita da uno dei suoi figli, poiché gli scrittori cristiani del IV secolo, come Eusebio di Cesarea, pur esaltando la figura dell’imperatore che mise fine alle persecuzioni dei cristiani, elencando le opere da lui realizzate a Costantinopoli, non menzionano la Basilica di S. Pietro in Roma, che sarebbe stata la sua opera più importante.

In effetti, l’unica basilica che con certezza si può attribuire all’iniziativa dell’imperatore è quella sorta nell’area cimiteriale “Ad Duos Lauros”, sulla via Casilina, nel quartiere di Tor Pignattara, che prende il nome dal Mausoleo, fatto realizzare da Costantino, che doveva accogliere i suoi resti mortali.

Abbiamo studiato le anomalie architettoniche, fuori standard per i costruttori romani dell’epoca, del complesso Mausoleo e Basilica, oggi conosciuta come Catacombe dei Ss Marcellino e Pietro, martiri del IV secolo durante le persecuzioni di Diocleziano.

Le tangenti ai cerchi esterni ed interni del Mausoleo e della Basilica si intersecano su un cubicolo, il n. 58, dove si trova l’affresco dell’apostolo Pietro mostrato in figura. La superficie del cubicolo è di circa 10 m quadrati. La superficie dell’intera area cimiteriale è di circa 3 ettari (30000 metri quadrati). La probabilità che le rette tangenti si intersechino proprio sull’unico cubicolo dedicato a Pietro, come dimostra la presenza dell’affresco, è data dal rapporto tra le due aree, vale a dire una probabilità dello 0,03 %. Si deve, dunque, escludere la casualità. Le anomalie architettoniche sembrano, quindi, essere state volutamente introdotte per indicare un punto preciso delle catacombe.

Nelle vicinanze del cubicolo n.58 è stata ritrovata una lapide che ricorda la deposizione dell’apostolo Pietro, il 29 Giugno. Un dato, questo, che ha spinto gli archeologi ‒ acriticamente schierati con le convinzioni correnti ‒ a trovare improbabili giustificazioni, mentre la risposta più semplice è che proprio in quel cimitero sia stato deposto l’apostolo, fatto che avrebbe spinto l’imperatore a realizzare la Basilica e il Mausoleo in cui voleva essere sepolto, vicino al principe degli apostoli.

Ma questa risposta escluderebbe che la Basilica di S. Pietro sia sorta sulla tomba dell’apostolo. In Vaticano, cioè ci sarebbe soltanto la memoria del martirio di Pietro, nel circo neroniano, nel punto preciso ricordato da un’edicola del II secolo, il Trofeo di Gaio, ritrovata durante gli scavi del 1940.

Le rette tangenti ai cerchi del Mausoleo e della Basilica di Tor Pignattara si intersecano anche in un altro punto vicino al cubicolo n. 58. In quella area ristretta, con più livelli sotterranei non del tutto esplorati, riteniamo possa localizzarsi l’ultimo luogo di sepoltura di S. Pietro, probabilmente nel livello inferiore.

A conferma della prova geometrica è anche possibile evidenziare che nel Liber Pontificalis, quando si chiarisce a chi sia dedicata la basilica sorta nell’area cimiteriale “Ad Duos Lauros”, sono riportate più versioni:

 

  • Basilicam beatis martyribus Marcellino presbítero et Petro exorcistae, con chiaro riferimento ai mártiri del periodo dioclezianeo;
  • Basilicam via Lavicana inter duos lauros beato Petro et Marcellino martyribus, associando l’appellativo di beato non a tutt’e due i martiri ma solo a Pietro, come a voler enfatizzare il primato del primo, in termini di importanza, sul secondo. È questo che permette di dedurre che i manoscritti più antichi del Liber Pontificalis si riferissero all’apostolo Pietro, morto martire con Marcellino, su cui si è sovrapposta una tradizione più tardiva dei due martiri del IV secolo.

 

Non resterebbe che condurre una campagna di scavi, condotta da esperti, per verificare la nostra ipotesi ‒ i resti di San Pietro sono a Tor Pignattara‒ basata sull’analisi geometrica delle anomalie architettoniche del complesso Basilica e Mausoleo. Se si trovassero i resti di San Pietro, si tratterebbe di una delle più importanti scoperte archeologiche della storia del cristianesimo.

 

Per informazioni:
Liberato De Caro
Cnr – Istituto di Cristallografia (Sede di Bari)
liberato.decaro@ic.cnr.it

L’articolo:

Liberato De Caro, Fernando La Greca, Emilio Matricciani

The search of St Peter’s memory ad catacumbas in the cemeterial area ad Duos Lauros in Rome, Heritage 2021, 4, 479-507

https://www.mdpi.com/2571-9408/4/1/29

è il risultato di una collaborazione tra CNR, Università di Salerno e Politecnico di Milano.