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Terremoto, ecco le regole per donare (bene)

Milioni di euro donati per le popolazioni colpite dal sisma. Spesso senza conoscere nei dettagli i progetti per cui saranno utilizzati e se ce n'è davvero bisogno. Gli esperti: serve consapevolezza

Sfollati dopo il terremoto. La solidarietà è necessaria ed è bene informarsi

Si continua a donare, per il Centro Italia ferito dal sisma. E a colpi di solidarietà, per esempio, la Protezione civile (con gli sms inviati al numero 45500) è arrivata a raccogliere quasi 14 milioni di euro per le popolazioni coinvolte nella tragedia del 24 agosto. È solo la punta dell’iceberg: giornali, associazioni, ong hanno organizzato raccolte fondi destinate ai più disparati progetti di ricostruzione, «e a volte nemmeno a quelli.

Perché la verità – spiega Edoardo Patriarca, deputato del Partito Democratico e presidente dell’Istituto italiano di donazione – è che l’Italia esprime in queste situazioni di emergenza uno sforzo incredibile di solidarietà, ma quello stesso sforzo ancora non ha imparato a gestirlo». Finendo con l’indirizzarlo, per esempio, in progetti identici. Oppure trasformandolo in risultati di scarsa efficacia per chi si trova nel bisogno.


È la preoccupazione condivisa in queste ore da larga parte del terzo settore: che fine fanno i soldi donati che i media ogni giorno contano con tanto entusiasmo? «Spesso la fine che non dovrebbero fare» risponde secco l’economista Stefano Zamagni, presidente della Fondazione italiana per il dono Onlus.

Il riferimento è alle raccolte, proprio come quella della Protezione civile, che hanno anticipato l’intenzione di investire i soldi donati dai cittadini nella ricostruzione degli edifici pubblici: «Si tratta di una questione di principio – osserva Zamagni –. I soldi raccolti attraverso la libera donazione dei cittadini non dovrebbero essere affatto destinati alle opere pubbliche perché in quel campo agisce lo Stato, che per tali opere e per la loro ricostruzione ha a disposizione e usa lo strumento della fiscalità (anche straordinaria nei casi calamità) e che in più ottiene fondi ad hoc dall’Unione Europea».

Insomma, non date a Cesare quel che Cesare ha (o dovrebbe avere) già, «pena – ammonisce Zamagni – la violazione del principio di sussidiarietà». E la mortificazione della fantasia solidale del terzo settore: la Fondazione per il dono, tanto per fare un esempio, ha aperto un fondo dedicato ai bimbi rimasti orfani nel terremoto di Amatrice. I soldi che vi saranno versati verranno impiegati per garantire loro il migliore percorso di studi fino alla maggiore età: «Questo sì un impegno con cui i privati possono integrare l’azione dello Stato, visto che lo Stato non è obbligato a pensarci».


Più grave ancora la donazione fatta senza consapevolezza. Che non significa solo chiedere conto della trasparenza del progetto messo in campo, ma della sua efficacia: «Non a caso per questo concetto, che in inglese si chiama accountability, in Italia non esiste neanche un vocabolo – continua Zamagni –. Quando ci troviamo davanti a un terremoto la prima operazione da compiere nella gestione degli aiuti è la prioritarizzazione degli interventi. La trasparenza da sola non basta, serve che quello che si fa coi soldi donati abbia un impatto sociale, un effetto percepito come un bene dalla popolazione».

Per esempio, in Emilia la priorità per le popolazioni colpite erano le fabbriche: «Non volevano le case prima, volevano riavere il luogo di lavoro. Di cosa ha davvero bisogno la gente del Centro Italia? Mi pare che nessuno se lo sia ancora chiesto in modo abbastanza serio».

Se è vero che manca un coordinamento e una messa a fuoco delle iniziative di solidarietà, vero è anche «che chi dona può fare molto per cambiare le cose» spiega ancora Patriarca. «Ci sono delle regole semplici che andrebbero seguite, e proprio insieme a Zamagni le avevamo fissate nelle Linee guida per la donazione elaborate per l’ormai defunta Agenzia del Terzo settore, di cui tanto si sente la mancanza in queste ore». Si va dalla verifica online del sito dell’organizzazione a cui si vuole donare alla verifica del suo rapporto annuale fino ai dettagli forniti sui progetti (modi, costi, tempi). Regole dunque: proprio l'Istituto italiano della donazione in queste ore ne ha rilanciate 7 sul suo sito. Informarsi è una responsabilità grande come quella di aiutare chi soffre.

Viviana Daloiso

© Avvenire, 9 settembre 2016

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