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Tutti più poveri ma ricchi di futuro

Lontano dal catastrofismo e dall’apologia dell’ambiente, è piuttosto un richiamo quasi ascetico alla responsabilità personale, alla cura del bene comune che ricade positivamente sul singolo, a una ricerca di equilibrio e di autenticità

Il libro Prepariamoci (sottotitolo: A vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza... e forse più felicità ), di Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana e direttore della rivista “Nimbus”, invita soprattutto alla consapevolezza delle risorse e dei beni che ci circondano, e non sono infiniti. Spiega con parole chiare ed esempi pratici come non porre un limite ai desideri individuali abbia una ricaduta globale; soprattutto, suggerisce una serie di semplici pur se impegnativi comportamenti quotidiani non circondati da un’aura di dovere austero: si rivelano, invece, come espressioni concrete di una filosofia esistenziale, di uno stile di vita scaturito da una riflessione sul senso ultimo delle cose e di noi stessi. «Un piano per salvarci», chiosa l’autore, che vive e lavora in Val di Susa, in una piccola casa con orto, alimentata da energia solare. Edito da Chiarelettere (pagine 224, euro 14,00), arrivato in due mesi alla terza edizione, il volume elenca rimedi e consigli per risparmiare, rispettare l’ambiente e gli altri: vicini e lontani. Utopia a buon mercato? Sembra proprio di no. A partire dalla questione dei rifiuti, così dibattuta nelle cronache degli ultimi mesi: «Se ne possono produrre meno di 540 chili all’anno a persona, differenziarli e riciclarli – dice l’autore –. In alcune aree del nostro Paese la raccolta differenziata porta a porta funziona benissimo; in altre zone, invece, non si è diffusa questa abitudine.

Come far passare la mentalità? Con una buona legge, anzitutto, che al momento non c’è; anzi, viviamo il paradosso di avere cassonetti di colori diversi per la carta o la plastica o il vetro cambiando solo Comune: un fatto che genera confusione e ulteriore scoraggiamento. Ci sono interessi locali, timori di perdere popolarità e creare scompiglio, anche perché manca un quadro normativo omogeneo. Che poi andrebbe fatto rispettare». Passando dal “micro” al “macro”, Mercalli ipotizza a partire dalla sua esperienza un “piano B” nel quotidiano, attuabile da chiunque con un pizzico di costanza, «senza delegare l’iniziativa ai politici o agli industriali». Protagonismo da promuovere cambiando «i valori di fondo della società: un cammino breve se venisse instillato dalla pubblicità, promosso dalle religioni, normato dalle leggi, diffuso dall’informazione... Eterno, se deve emergere controcorrente».

Dunque, i media e le cosiddette agenzie educative giocano un ruolo importante nel far capire che «siamo in un momento cruciale della storia dell’umanità. La tv ne parla poco, veicolando anzi l’immagine del successo basato sulla futilità, sulla moda, sull’essere glamour, altrimenti ci si sente a margine e sfigati. Se vedessimo proporre stili di vita diversi come qualcosa di strategico, praticarli significherebbe non sentirsi una piccola nicchia. Potremmo allora pensare che “è figo” avere i pannelli solari, un’auto piccola, spegnere le luci quando si esce da una stanza, mentre è stupido non farlo». In questo contesto, spiritualità e religioni – definite «motore decisionale nella visione morale delle persone» – possono «dare un grande segnale perfettamente coerente al messaggio evangelico, facendo da cassa di risonanza a un sistema di valori sostenibili: dalla cooperazione alla solidarietà, dalla sobrietà alla contemplazione delle bellezze naturali. Invece le nostre risorse umane vengono consumate per star dietro ad aspetti marginali rispetto al futuro: l’apparenza, lo sterile pettegolezzo in tutti i campi».

L’introspezione, insiste l’autore, «è essenziale e a costo bassissimo, mentre la competitività sociale ha un prezzo altissimo per permettersi l’oggetto-culto, dall’abito all’automobile, costoso anche in termini ambientali. Credendo che l’onnipotenza si compri con la carta di credito. Quando basta recuperare un certo buonsenso per capire che le buone relazioni e tante cose immateriali riempiono davvero la vita e non costano nulla».

Laura Badaracchi
© Avvenire, 13 agosto 2011
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