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Un collante tra politica e Paese

Per uscire dalla crisi all'Italia serve un sistema di governo più saldo. E il mondo dei cattolici rappresenta una risorsa di energie

Il momento è grave per l’Italia. Non è facile misurare l’ampiezza della crisi economica. Sembrava un temporale, ma è inverno. La società e l’economia hanno bisogno della politica. Molte classi dirigenti nel mondo hanno abdicato nei confronti del potere dell’economia globale. In Italia la situazione è drammatica. C’è chi non lo ammette o chi lo urla. Noi lo diciamo pensosi. Una politica non credibile non comunica più con la gente, al di là della cronaca gridata.

Dopo la Repubblica dei partiti, è iniziato il tempo troppo lungo di una Repubblica mai nata, con un sistema elettorale privo di rapporto fiduciario tra elettori ed eletti (nominati dal capopartito). Gli italiani hanno votato e scelto uno schieramento o l’altro; ma ora sembrano disaffezionati dalla politica, ripiegati sui problemi individuali. Qua e là si accendono ribellismi ed espressioni di antipolitica.

L’Italia, per uscire dalla crisi e per un più saldo sistema di governo, ha bisogno di più politica. Ma com’è possibile? Ci vuole una ripresa di iniziativa, che colmi l’abisso tra la gente e la politica. Come? Le strade sono molte. Il mondo dei cattolici rappresenta una risorsa di energie e di pensiero nel Paese. Si è parlato di un nuovo partito cattolico, che non è all’orizzonte. Ci vuole una ripresa di iniziativa che parli alla politica e alla gente. In proposito i cattolici possono far molto. Il cardinale Bagnasco vede la possibilità di un soggetto di ispirazione cristiana che sappia interloquire con la politica. Infatti non si può lasciar scivolare il Paese chiusi in sé, tra deprecazione e impotenza.

Nuove responsabilità sono imposte dallo smantellamento dello Stato sociale. Come organizzare la vita senza l’ombrello protettivo esistente fino a ieri? Come possono i giovani pensare il loro futuro e il loro lavoro? Non si può risuscitare il passato, ma ci sono ancora risorse da utilizzare per evitare che i poveri, i giovani, i soli cadano ai margini. Uno Stato diverso dev’essere più “sobrio”, a partire dai comportamenti della classe politica.

C’è poi la questione dell’Italia in un Mediterraneo risvegliatosi con le rivolte arabe, la nuova presenza della Turchia, le forti tensioni e i rischi di conflitto. Il presidente Obama non ha ringraziato l’Italia per la politica in Libia, come ha fatto per altri Paesi parlando all’Onu. È un segno di poca considerazione. C’è soprattutto la collocazione dell’Italia in Europa, che non rappresenta solo un salvavita per l’economia italiana. Sull’Europa dobbiamo investire attivamente, riaccendendo affetto e interesse.

Questi e altri problemi richiedono con urgenza che ritorni a esistere un “collante” tra politica e Paese, fatto di idee, iniziative, visioni. La politica deve essere umile e leale nei confronti del Paese: la gente può così ritrovare fiducia e pensare insieme il futuro. Ne abbiamo bisogno, mentre la traversata si fa dura e le nebbie sono intense.

Andrea Riccardi
 
© Famiglia Cristiana, 28 settembre 2011
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