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Verso Bari 2020. Mediterraneo di pace, all'incontro Cei anche ebrei e musulmani

All’evento che vedrà riuniti i vescovi dei Paesi affacciati sul grande mare, previsti anche due giorni aperti ai rappresentanti delle altre fedi. L’invito esteso da Bassetti a tutti i pastori italiani

Quello che il cardinale Gualtiero Bassetti chiama «una sorta di Sinodo» sul Mediterraneo non si limiterà ad avere come protagonisti i vescovi, ma si aprirà all’esterno. Come avviene in Vaticano nei Sinodi veri e propri. Così, accanto ai pastori di tre continenti (Europa, Africa e Asia) che rappresenteranno tutti i Paesi affacciati sul grande mare all’Incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace”, ci saranno anche alcuni invitati, o meglio ospiti. Lo ha annunciato lo stesso Bassetti nel corso del Consiglio permanente (svoltosi dal 23 al 25 settembre) facendo il punto assieme al vice-presidente della Cei, il vescovo Antonino Raspanti – coordinatore del Comitato promotore –, sull’organizzazione del grande appuntamento voluto dalla Conferenza episcopale italiana che si terrà a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020 e che sarà concluso da papa Francesco.

I lavori saranno scanditi dal confronto fra i vescovi. Tutti cattolici. Ma le ultime due giornate vedranno la presenza di esponenti del mondo ebraico e di quello islamico: dai rabbini ai rappresentanti della Lega Araba. Poi le istituzioni sovrannazionali che i presuli vogliono sollecitare a mobilitarsi per una riconciliazione fra i popoli: l’Unione Europea e le Nazioni Unite. Inoltre alle giornate finali interverranno tutti i vescovi italiani. E l’“invito ufficiale” è stato fatto da Bassetti, stabilendo fra l’altro che l’Assemblea autunnale della Cei – solitamente prevista a novembre – sia “sostituita” dall’Incontro di Bari. L’evento in terra pugliese avrà al centro i pastori in comunione con Roma. Una scelta riduttiva? No, valutata con attenzione e concordata con la segreteria di Stato vaticana e i dicasteri competenti della Santa Sede che fin dall’inizio hanno accompagnato il percorso dell’iniziativa “sostenuta” dal Papa, come più volte ha ricordato il presidente della Cei.

Durante il Consiglio permanente, il cardinale ha definito l’Incontro «frutto di discernimento ecclesiale» come «testimoniano l’interesse e la partecipazione di tante persone e di tanti vescovi europei e mediterranei che ho incontrato in questi mesi». Bassetti ha parlato di «un evento semplice in se stesso ». E il Comitato organizzatore «lo sta predisponendo avendo cura di conservarne la semplicità, nella consapevolezza che l’accoglienza cordiale e premurosa favorirà il dialogo fraterno dei vescovi». Non sono previsti «obiettivi strabilianti», ha chiarito il presidente della Cei. Eppure, ha aggiunto, «le Chiese mediterranee devono trovare le vie per osare la pace e fondarla sul diritto, sulla giustizia sociale, sulla riconciliazione e sulla salvaguardia del Creato». Fra i Paesi del Mediterraneo le contraddizioni emergono con forza. «Da qui passa la frontiera fra il mondo dell’opulenza e quello della miseria – ha sottolineato il cardinale –. Inoltre la regione è scenario di guerre viste come falsa soluzione di alcune controversie non solo geopolitiche, ma anche commerciali». Da qui l’invito. È indispensabile che i vescovi assumano «la responsabilità di uno sguardo profetico».

Lo scambio fra i pastori avrà come riferimento i «criteri teologici e di convivenza umana» scaturiti dal Concilio. Sono quelli che «spingono con forza i cristiani a essere seme di un rovesciamento delle prospettive storiche». E Bassetti ha citato Giorgio La Pira – ispiratore dell’appuntamento – che «esortava a “rovesciare le crociate”». «Se le coscienze autocentrate delle Chiese, con le loro divisioni, hanno assecondato e rafforzato processi di divisione – ha evidenziato il cardinale –, adesso come cattolici di diverse tradizioni e come cristiani che abitano con fiducia i cammini ecumenici siamo chiamati a contribuire a costruire l’unità nelle differenze e ad essere un vaccino contro ogni tentazione di scontro di civiltà o di utilizzo ideologico dell’identità religiosa per dividere o alzare muri».

Giacomo Gambassi

© Avvenire, venerdì 27 settembre 2019

 

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