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Giornata del Seminario: 31 gennaio 2010

Solo nell’amicizia con Gesù è possibile vivere ogni relazione fraterna. Nell’amicizia donataci da Gesù ogni conoscenza, comprensione, intesa, misericordia, comunione, testimonianza.

La comunità del Seminario ha scelto l’icona biblica dell’amicizia, manifestata da Gesù e Giovanni durante la Cena Pasquale, sia per vivere l’Anno Sacerdotale, nel 150° dalla morte di S. Giovanni Maria Vianney, e sia per camminare in sintonia con la Chiesa Locale nella cura, attraverso le famiglie e i catechisti animatori, dei ragazzi che sono chiamati a crescere nel desiderio e bisogno di partecipare all’Eucaristia domenicale.

Solo nell’amicizia con Gesù è possibile vivere ogni relazione fraterna. Nell’amicizia donataci da Gesù ogni conoscenza, comprensione, intesa, misericordia, comunione, testimonianza.

Sono tanti i testimoni che illuminano una vita vissuta in amicizia: alcuni santi come il Curato d’Ars, Giovanni Bosco, Pietro e Paolo, e anche laici, sacerdoti, in particolare coloro che nell’ultimo anno sono venuti a mancare all’affetto di tutti noi.

Ricordiamo alcuni “amici” che sono stati molto vicini all’esperienza del Seminario:

  • Don Francesco Gagliardi: docente e benefattore;
  • Don Nicola Cutrone: ogni lunedì era solito fare visita al Seminario;
  • Don Fedele Sforza: educatore e co-direttore del seminario; direttore del CDV;
  • Don Tonino Ladisa: educatore, padre spirituale, direttore CDV, rettore del Seminario Maggiore;
  • Don Vito Marotta: educatore e responsabile della Voce del Seminario
  • Don Peppino Perna: parroco sensibile alle vocazioni e partecipe di eventi del Seminario;
  • P.Giulio Doronzo: vivace sostenitore delle proposte vocazionali offerte alla comunità Diocesana;
  • Don Lorenzo Ekwe: partecipe anche di momenti di gioco con i seminaristi, e curato da loro stessi.

 

La gratitudine a familiari, laici, presbiteri, per il sostegno ai seminaristi e alle attività vocazionali, con l’apertura di “Borse di Studio” in memoria di questi fratelli, ora “amici” con Dio.

Illuminano e incoraggiano le parole espresse dal Papa Benedetto XVI durante l’omelia della Messa Crismale nell’anno 2006:

«Non vi chiamo più servi, ma  amici.

Il nucleo del sacerdozio è l'essere amici di Gesù Cristo.

Solo così possiamo parlare veramente in “persona Christi”,

anche se la nostra interiore lontananza da Cristo

non può compromettere la validità del Sacramento.

Essere amico di Gesù, essere sacerdote significa essere uomo di preghiera.

Così lo riconosciamo e usciamo dall'ignoranza dei semplici servi.

Così impariamo a vivere, a soffrire e ad agire con Lui e per Lui.

L'amicizia con Gesù è per antonomasia sempre amicizia con i suoi.

Possiamo essere amici di Gesù soltanto nella comunione con il Cristo intero,

con il capo e il corpo; nella vite rigogliosa della Chiesa animata dal suo Signore.

            Non vi chiamo più servi, ma  amici:

in queste parole si potrebbe addirittura vedere l'istituzione del sacerdozio.

Il Signore ci rende suoi amici: ci affida tutto;

ci affida se stesso, così che possiamo parlare con il suo Io –

in persona Christi capitis”. Che fiducia!

Non vi chiamo più servi ma  amici.

È questo il significato profondo dell'essere sacerdote:

diventare amico di Gesù Cristo.

Per questa amicizia dobbiamo impegnarci ogni giorno di nuovo.

Amicizia significa comunanza nel pensare e nel volere.

In questa comunione di pensiero con Gesù dobbiamo esercitarci,

ci dice san Paolo nella Lettera ai Filippesi (cfr 2, 2-5).

E questa comunione di pensiero non è una cosa solamente intellettuale,

ma è comunanza dei sentimenti e del volere e quindi anche dell'agire.

Ciò significa che dobbiamo conoscere Gesù in modo sempre più personale,

ascoltandolo, vivendo insieme con Lui, trattenendoci presso di Lui.

Essere sacerdote significa diventare amico di Gesù Cristo.

È questa la nostra chiamata sacerdotale:

solo così il nostro agire da sacerdoti può portare frutti».

 

Sono pensieri che edificano tutti i presbiteri, tutti i chiamati e tutta la comunità cristiana: invitati, unitamente, ad essere nell’amicizia che Gesù Maestro e Signore offre a ciascuno.

Il Seminario si prepara, pertanto, a celebrare il quarto centenario di fondazione nell’amicizia donata dall’alto e profusa all’interno della Chiesa e fino ai confini del mondo.

Dal 1612 la città di Bari e tutte le comunità della Diocesi, usufruiscono di una possibilità di cammino in fraterna amicizia: ragazzi, giovani, sacerdoti, fedeli, sono cresciuti in tanti anni, come Chiesa, grazie al contributo efficace che ciascuno ha ricevuto dall’esperienza comunitaria.

            Da questa Comunità di Seminaristi di scuola media inferiore e superiore, insieme agli Educatori e gruppi vocazionali, la viva riconoscenza a Don Giuseppe Trentadue per il suo servizio paterno e pregevole a contatto con ragazzi e giovani; la sua disponibilità alla chiamata, a servizio della Chiesa Universale, qualifica ulteriormente la nostra risposta a Dio, grazie al suo apporto offerto in contenuti e consigli per il giusto discernimento di ogni vocazione.

            L’accoglienza affettuosa e gioiosa a Don Donatello De Felice, nuovo Vice Rettore, perché la freschezza del suo Ministero provochi generose risposte nelle nostre comunità e in ciascun chiamato, anche, e soprattutto, attraverso l’accompagnamento e il sostegno di testimoni credibili: genitori, insegnanti, ministri ordinati, catechisti, animatori, educatori, amici.

            Condividendo tutti insieme, con gratitudine, l’amicizia del Signore, camminiamo fiduciosi nella speranza.

 

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