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La Famiglia, cenacolo pentecostale dalle porte aperte

Un contributo di riflessione a cura dell'Ufficio diocesano di Pastorale Familiare
  1. Lo Spirito Santo abita nell’amore di famiglia

In questi giorni appena trascorsi, tempo di quarantena, le nostre famiglie si sono chiuse in casa con i propri bambini e anziani per paura del virus.

Il virus è arrivato inaspettato ed ha frenato di colpo il nostro correre verso quel progresso e benessere profetizzato da un sistema economico materialista ed affaristico.

Con questi atteggiamenti carichi di paura e di sospetto anche gli amici-discepoli si chiusero nella casa-cenacolo. Ed è lì, in quella casa “piena” di Spirito Santo che inizia la costruzione di una comunità a misura del cuore di Dio.

Il vangelo di Giovanni ci narra che

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte della casa dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro … Come il Padre ha mandato me (a donare lo Spirito) anch’io mando voi… alitò su di loro e disse: ”Ricevete lo Spirito Santo”  (cfr. Gv.19, ss.)   

e, negli Atti degli Apostoli

“Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni…” (Atti 1,8)

Gesù risorto entra nella casa-cenacolo al piano rialzato e dona alla sua famiglia-comunità il suo Spirito, che è imbevuto del suo amore fedele e totale, affinché anche i suoi familiari-discepoli continuino a donare lo Spirito alle ossa inaridite del mondo senza vita divina.

Da quel giorno il Signore risorto viene in mezzo ai suoi e opera in loro la nuova creazione.

In modo unico e speciale Gesù viene in mezzo all’amore dei due discepoli, maschio e femmina, che si amano di amore nuziale e soffia in loro il suo Spirito per fare di loro un cellula umana nuova per una comunità nuova. Da allora in ogni gesto del sacramento delle nozze Gesù continua la nuova creazione e abilita i suoi due discepoli, nel loro coesistere maschile e femminile, ad essere icona, immagine sacramentale del suo amore per l’umanità.

Per questo amore umano coniugato nell’amore del Signore gli sposi sono animati nella loro relazione dal dinamismo dello Spirito e sono “costituiti” comunicatori, con la loro vita, dell’amore di Dio.

Gli sposi “non solo «ricevono» l'amore di Cristo diventando comunità «salvata», ma sono anche chiamati a «trasmettere» ai fratelli il medesimo amore di Cristo, diventando così comunità «salvante».”  (FC 49).

Infatti nella celebrazione delle nozze viene invocato lo Spirito sull’amore nuziale degli sposi affinché possano custodire e comunicare lo Spirito di Cristo ai propri figli, alla Chiesa e all’umanità circostante.

La Familiaris Consortio chiarisce qual è il compito della famiglia: “…la famiglia ha la missione di diventare sempre più quel che è, ossia comunità di vita e di amore… Per questo la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore quale riflesso e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Dio per la Chiesa sua sposa” (FC 17).

Dunque nel sacramento delle nozze vi è una vera effusione dello Spirito “…Lo Spirito che il Signore effonde dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amati…” (FC 13).

I discepoli-sposi ricevono così nel sacramento delle nozze la capacità di amarsi a misura del cuore dello sposo Gesù, cioè di un amore totale, umile, fedele, diaconale, generativo.

San Paolo dice ai cristiani, e in modo particolare agli sposi: “non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (I Cor.3,16)

  1. L’amore degli sposi sigillato dallo Spirito

Nel sacramento del matrimonio gli sposi ricevono il dono dello Spirito Santo che li configura a immagine di Cristo Sposo della Chiesa, dono che continua ad agire nell’intimità per tutta la vita.    Il legame nuziale alimentato dallo Spirito Santo è nutrimento dell’amore fedele e inesauribile. La Sua presenza è fonte dell’amore fra l’uomo e la donna, è sorgente da cui sgorga l’acqua viva di un amore che si rinnova giorno per giorno e che non conosce la stagnazione, che scorre senza fermarsi, che si alimenta quotidianamente, che trova luce nei momenti di buio, che trova energia quando la stanchezza e la routine rischiano di appesantire la relazione.

Per gli sposi l’azione dello Spirito è come il vento che soffia e che consente alla barca a vela del loro amore di prendere il largo, di gonfiare le vele e di poter navigare sicuri. Affidarsi a questo vento e lasciarsi condurre ci permette di mettere da parte le paure, la titubanza, con la fiducia che la sua presenza, il suo consiglio guiderà e darà luce all’amore.

La comunione nuziale fra uomo e donna nel sacramento è immagine viva e reale della comunione della Chiesa con il Signore Gesù (cfr.F.C.19). Questa comunione è dono dello Spirito Santo. Affidare a Lui la relazione rende percorribile la quotidianità di due caratteri diversi, con delle sensibilità molto spesso non convergenti, con progetti che magari non coincidono ma che necessitano di un confronto e di una costruzione comune.

Quante volte fra gli sposi c’è l’amara constatazione di non comprendersi, di “non parlare la stessa lingua”: è l’esperienza della torre di Babele, dove l’uomo vuole costruire mettendo da parte Dio, nella illusione di poter edificare con le sole proprie forze, e di potersi mettere in relazione gli uni con gli altri senza bisogno di Dio. La presenza dello Spirito Santo consente, nella coppia, di parlare con un linguaggio comune e condiviso. E questo accade se c’è l’esperienza del perdono reciproco, che consente di abbandonare le proprie ostinazioni, di riconoscere le ragioni dell’altro, di accoglierlo nella sua sensibilità.

Lo Spirito Santo sostiene ed alimenta un cammino di unione del cuore, di coesistenza di caratteri, di costruzione di un unico progetto, di supporto delle volontà, di sviluppo dell’intelligenza, di incontro fra due anime. E’ il cemento ed il collante di una comunione d’amore che si alimenta della grazia di Cristo e diventa la lanterna sul lucerniere che faccia luce a tutti coloro che sono nella casa “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.” (Mt. 5,16)

La relazione tra i due viene abitata dallo Spirito Santo e la conseguenza è che l’amore reciproco degli sposi è chiamato a rendere visibile l’amore di Cristo per la Chiesa, tanto che altri possono essere toccati e coinvolti da quel movimento d’amore.

  1. I doni dello Spirito Santo

Gesù risorto mediante il suo Spirito dona agli sposi innanzitutto la sapienza: è la richiesta di Salomone, che chiede al Signore un cuore docile, che sappia distinguere il bene dal male, (I Re, 3,9). La sapienza è il dono di poter guardare agli altri, alla vita, alle circostanze, con gli occhi di Dio, con una sensibilità che non venga da noi stessi, ma che si rifaccia al Suo amore, che sappia distinguere nelle scelte grandi e piccole della vita di coppia ciò che fa crescere da ciò che ci blocca, ciò che edifica da quello che rischia di distruggere, di incrinare, di creare delle crepe nella integrità del rapporto. E’ il desiderio della coppia di poter vivere in intimità con Dio, con il gusto, il profumo ed il sapore di Dio fra le mura della propria casa, della famiglia, e di poterlo far vivere ai propri figli.

L’intelletto è “intus  lègere” desiderare di leggere il cuore di Dio, scrutare le profondità e il progetto di Dio: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito» (1 Cor 2,9-10). Abbiamo il desiderio di poterci “sintonizzare” con Dio, con i suoi progetti?

Invochiamo lo Spirito Santo perché effonda il dono della scienza. "La scienza spirituale è la visione della realtà che consegue all'incontro col Signore che cambia la vita… Grazie alla scienza della fede è possibile cogliere i segni dei tempi e i fermenti evangelici presenti dappertutto, anche nelle situazioni apparentemente più chiuse alla luce della verità rivelata” (Card. Martini).

In famiglia lo Spirito ci insegna a riconoscere i segni della presenza di Dio nel nostro sposo, nei figli, in coloro che la frequentano, portandoci a riconoscere l’altro così com’è agli occhi di Dio.

Altro dono dello Spirito, è il consiglio, quella occasione di poter fare delle scelte concrete in comunione con Dio: accettare un aiuto di persone che ci vogliono bene e che ci aiutano a fare chiarezza.  Gli sposi hanno la necessità di chiedere continuamente che lo Spirito Santo doni loro la capacità di discernere, di capire, e questo è possibile quando la loro casa diventa dimora dello Spirito.

Affrontare le difficoltà insieme ma non da soli: lo Spirito Santo ci dona la fortezza, che ci rende capaci di far fronte non solo ai periodi di particolare fatica e pesantezza, ma alla quotidianità, con quello stillicidio ripetuto di fatica e di affanno di tutti i giorni. Ce lo ricorda l’apostolo Paolo: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13).

Nella casa in cui lo Spirito ha preso dimora abita la pietà, che non è soltanto compassione, ma è molto di più, perché è dono dello Spirito. La pietà è poter condividere il sentimento che il Padre ha verso tutti i suoi figli, è un saper guardare agli altri con lo stesso sguardo di Gesù fratello che si fa uomo fra gli uomini. “Il dono della pietà significa essere davvero capaci di gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange, di stare vicini a chi è solo o angosciato, di correggere chi è nell’errore, di consolare chi è afflitto, di accogliere e soccorrere chi è nel bisogno. C'è un rapporto molto stretto fra il dono della pietà e la mitezza. Il dono della pietà che ci dà lo Spirito Santo ci fa miti, ci fa tranquilli, pazienti, in pace con Dio, al servizio degli altri con mitezza.” (Papa Francesco, udienza 4 giugno 2014).

La pietà induce gli sposi ad aprire le porte e le finestre di casa, all’accoglienza e all’ascolto dei fratelli, a imparare cosa significa poter aiutare chi è nel bisogno, materiale e spirituale.

Il rapporto degli sposi con il Signore si nutre del dono del timore di Dio, che non è paura, ma riconoscimento della profondità, della grandezza, della prossimità del suo amore per noi.  “Non significa avere paura di Dio: sappiamo bene che Dio è Padre, e che ci ama e vuole la nostra salvezza, e sempre perdona, sempre; per cui non c’è motivo di avere paura di Lui! Il timore di Dio, è il dono dello Spirito che ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio e al suo amore e che il nostro bene sta nell’abbandonarci con umiltà, con rispetto e fiducia nelle sue mani. Questo è il timore di Dio: l’abbandono nella bontà del nostro Padre che ci vuole tanto bene.”  (Papa Francesco, udienza 11 giugno 2014).

  1. La famiglia in missione

“La famiglia cristiana è chiamata a prendere parte viva e responsabile alla missione della Chiesa in modo proprio e originale ponendo a servizio della Chiesa e della società se stessa nel suo essere ed agire in quanto intima comunità di vita e di amore” (FC 50)

La famiglia edifica il regno di Dio nella storia mediante le realtà quotidiane della vita, cioè attraverso il vissuto

  • dell’amore coniugale fedele e fecondo
  • dell’amore che educa
  • dell’amore che prega
  • dell’amore che comunica, l’amore di Dio (cfr. FC 50)

“Con la testimonianza, e anche con la parola le famiglie parlano di Gesù agli altri, trasmettono la fede, risvegliano il desiderio di Dio, e mostrano la bellezza del Vangelo e dello stile di vita che ci propone.”           (AL 184).

La famiglia è soggetto indispensabile per l’annuncio del Vangelo; gli sposi nel Signore hanno la responsabilità di rendere evidente, conoscibile e riconoscibile il disegno di Dio. Gli sposi cristiani ricevono lo Spirito, dinamismo divino e, pieni di stupore e gratitudine, hanno il desiderio di scoprirlo, di viverlo e di annunciarlo sempre di più.

“Seguendo Cristo… i coniugi possono diventare testimoni di quel mistero di amore che il Signore ha rivelato al mondo con la sua morte e resurrezione” (GS 52).

E così gli sposi promuovono all’interno della chiesa e della stessa società civile una modalità di relazioni improntate a quello stile proprio della coppia-famiglia dove prevale l’attenzione alla persona, lo sforzo per la comunione, la solidarietà, la collaborazione, la disponibilità reciproca, la gratuità. “Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola al servizio degli altri come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio” (1 Pt 4,10).

Il sacramento del matrimonio dunque non è per gli sposi, perché vivano senza problemi, ma è un dono per servire gli altri, è per la Chiesa; la salvezza personale è una conseguenza del cercare il bene degli altri.

a) La prima missione della famiglia è prendere coscienza della propria vocazione sponsale. Bisogna prima di tutto annunciare il progetto di Dio sulla coppia stessa: essere una coppia cristiana, un sacramento, un’identità divina sulla terra, un tabernacolo di Dio. Bisogna aiutare la coppia a viversi, e man mano che cresce a vivere la pienezza di sé anche nella partecipazione ecclesiale, sociale, ecc. C’è un arco di ministerialità, di servizio, di missione della coppia, da riscoprire.

La coppia che vive la grazia del sacramento, che genera, come relazione in Cristo, il “noi” coniugale è inevitabilmente un dono diffusivo nei confronti degli altri, diffonde tenerezza, comprensione, solidarietà.

b) Il sacramento del matrimonio inserisce gli sposi nella ministerialità della Chiesa, cioè li rende partecipi di un servizio, di una missione: annunciare il Vangelo agli altri proprio attraverso l’amore coniugale e l’impegno di testimonianza all’interno e al di fuori della famiglia. Ma non si può pensare a questo come un atto di volontà. E’ solo con la forza dello Spirito che il Signore effonde e dona un cuore nuovo, genera un uomo e una donna capaci di amarsi e amare come Cristo ci ama.

L’apostolo Paolo ci ricorda quali sono gli elementi che confermano la presenza dello Spirito: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, fedeltà, mitezza, dominio di sé”. (Gal.5,22)

Gli sposi sono permeati dei doni dello Spirito Santo nella loro quotidianità, nella ferialità dei gesti e questo è sacramento, che esprime qualche cosa del mistero di Dio e produce veramente bellezza di umanità.           I coniugi sono una relazione di amore umano che viene abitata, consacrata dalla grazia dello Spirito Santo, per accogliere, incarnare, alimentare ed esprimere un volto particolare del mistero di Dio: che Dio ama. E nell’amore tra due sposi, sta il metodo dell’amore: il sacramento del matrimonio esprime non solo l’essere di Dio che ama, ma esprime in modo concreto, umano, sperimentabile da tutti, l’agire di Dio, di come ama.

Parlare di missione degli sposi e della famiglia non significa semplicemente fare qualcosa, ma innanzitutto essere qualcosa, segno efficace perché gli altri incontrino il Signore.

c) La prima azione di evangelizzazione degli sposi è la qualità della vita di coppia, che non vuol dire tutto perfetto e in armonia; non scompaiono fatiche, sofferenze, litigi… Però c’è il fuoco dello Spirito e allora anche i momenti difficili diventano occasione per crescere nell’unione, per amarsi di più.

La chiesa delle origini era di natura familiare, l’eucaristia era celebrata nelle famiglie. La chiesa si pensava come la famiglia di Cristo e si radunava nella casa di Pietro.

La missione degli sposi nella Chiesa è testimoniare un passaggio da un amore-relazione (che è relazione affettiva) ad un amore-carità, che è relazione nello stile e nella forza dello Spirito, cioè rendere presente l’amore di Cristo che sperimentano nella vita coniugale e familiare, renderlo presente nella vita della comunità cristiana, per far crescere la comunione; comunione come amore condiviso, che dà consistenza alla vita della comunità. Lo Spirito Santo spinge ad uscire, ad annunciare, soprattutto con parole e gesti d’amore.

Il ministero di evangelizzazione dei genitori cristiani è originale e insostituibile: assume le connotazioni tipiche della vita familiare, intessuta come dovrebbe essere d'amore, di semplicità, di concretezza e di testimonianza quotidiana” (FC 53).

Gli sposi sono chiamati ad essere testimoni nella propria rete di relazioni. Si tratta delle persone che incontrano ogni giorno, i parenti, i  vicini,  i  colleghi  di  lavoro,  i  genitori  dei bambini che frequentano la stessa scuola ..: è la vita di ogni giorno e gli  sposi partecipano a questa  missione;  il Signore li chiama a  dare attenzione e ascolto a queste  persone, ad accoglierle,  a sostenerle, a condividere, ad amare con gesti semplici e concreti.

  1. Conclusioni

Cristo risorto sostiene l’amore fra l’uomo e la donna con la forza del suo Spirito, rendendolo un mistero grande in riferimento a Cristo e alla Chiesa (cfr. Ef.5,32).

E’ un mistero di amore che non conosce confini, che non ha limiti, che dimentica il proprio sé nel dono totale e quotidiano dell’uno all’altro. E’ la forza non di azioni eroiche ed eccezionali, ma della vita di ogni giorno, dei momenti semplici, di quelle circostanze che potrebbero apparire banali nella loro ripetizione continua, ma che nelle relazione mostrano il gusto ed il sapore della vita di un uomo e di una donna che si amano nel Signore.

Lo Spirito Santo continui ad aiutare le famiglie a crescere nell’amore, un amore che sia sempre più rivelazione e testimonianza dell’amore di Dio.

Le coppie abbiano un cuore aperto, inondato dalla consolazione dello Spirito e colgano la Sua presenza, ospite permanente, che promuove la loro testimonianza di fede, riempie i cuori di fiducia e di pace anche nelle difficoltà, così da poter dire: “Nostro compito è rendere la verità visibile nella nostra persona, rendere la verità amabile, offrendo di noi stessi un esempio attraente. […] L'uomo che ha sempre bisogno di toccare, di sentire non si lascia facilmente conquistare da una parola. Il dire soltanto non trascina, ma il far vedere, sì!“ (Santa Gianna Beretta Molla)

“Carissimi, la Chiesa confida in voi...Tra le vie della sua missione, la famiglia è la prima e la più importante; su di essa …conta, chiamandola ad essere un vero soggetto di evangelizzazione e di apostolato.  Sono certo che sarete all'altezza del compito che vi attende, in ogni luogo e in ogni circostanza. Vi incoraggio, cari coniugi, ad assumere pienamente il vostro ruolo e le vostre responsabilità. Rinnovate in voi stessi lo slancio missionario, facendo delle vostre case luoghi privilegiati per l'annuncio e l'accoglienza del Vangelo, in un clima di preghiera e nell'esercizio concreto della solidarietà cristiana”. (San Giovanni Paolo II, omelia alla Beatificazione dei coniugi Beltrame Quattrocchi).

a cura dell’Ufficio diocesano per la pastorale familiare

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