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Ritornare alla sorgente

Messaggio di S.E. Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto per l'inizio del cammino quaresimale

Alla Chiesa di Dio che è in Bari-Bitonto:

ai presbiteri, ai diaconi, alle consacrate, ai consacrati,

alle sorelle e ai fratelli nel Signore

 

 

Carissime e carissimi,

la cenere che quest’anno torna a posarsi sul nostro capo non è il segno di una devozione che si ripete, ma la soglia di un passaggio che ci consegna ad una verità: non siamo Dio, non siamo eterni, non bastiamo a noi stessi. Eppure proprio questo nostro essere “polvere”, esseri fragili, contraddittori, assetati di cielo, diviene la terra dove il Signore manifesta la potenza del suo amore.

Il percorso quaresimale si apre così: come un invito far cadere le maschere, a riconoscere la fame di infinito che abita la nostra povertà, a lasciarci convertire non a una religiosità di facciata, ma al Dio vivo che ci cerca nel nostro limite. Il comando antico – convertitevi e credete al Vangelo – non risuoni come una formula, ma un appello presente, un invito forte a scardinare le nostre sicurezze e rimetterci in cammino. Bello quanto afferma Gregorio di Nissa, in una sua omelia, riguardo alla vita cristiana nella quale, egli dice, si va “di inizio in inizio attraverso inizi che non hanno mai fine”. Un continuo cedere alla grazia che ci attira e ci salva e un continuo rialzarci dal peccato che ci vince.

La Quaresima ci riporta al nostro Battesimo: è un ritorno alla sorgente, alle acque in cui siamo rinati per pura grazia. È un esodo che ci conduce dalle ceneri alla lavanda dei piedi; dalla verità sul nostro peccato alla gioia del servizio. Qui ritroviamo la nostra identità più profonda: immersi nella morte e risurrezione di Cristo, non per semplice imitazione esteriore, ma perché partecipi del suo mistero.

La Quaresima ha anche la forma della primavera: una quotidiana e progressiva apertura del cuore, che si risveglia insieme alla natura che ci circonda. Le tenebre perdono la loro durata, l’intensità e, inesorabile, torna a sbocciare la vita. Basta passeggiare per le nostre campagne per accorgerci che il Creato porta ovunque i segni della presenza di Dio. Egli continua a sporcarsi le mani con noi, a seminare vita, e ci chiama a fare lo stesso: di fronte agli inverni della desolazione, dell’isolamento, della disperazione, germogli una Chiesa che, insieme al suo Signore, torni a essere primavera per il mondo. 

Ricordiamolo: non c’è Pasqua senza grembiule, non c’è Eucaristia che non diventi lavanda dei piedi. La fede si rende credibile nelle relazioni curate, nelle ferite accompagnate, nelle periferie raggiunte, nella pazienza che sa donare tempo per amore.

Quest’anno, ancora una volta, la nostra comunità ecclesiale riceve un dono grande: dodici catecumeni, nella notte di Pasqua, rinasceranno dall’acqua e dallo Spirito. La loro attesa diventi la nostra scuola, il loro cammino la nostra provocazione: mentre si preparano a ricevere i sacramenti dell’Iniziazione cristiana, questi fratelli ricordano a tutta la Chiesa che la fede non è un’abitudine ereditata, ma una novità che continuamente si presenta a ogni uomo.

Desidero davvero che la nostra Chiesa di Bari-Bitonto viva questa Quaresima come un grande catecumenato diocesano, lasciando cadere l’uomo vecchio delle consuetudini stanche e rivestendo, con stupore rinnovato, l’abito luminoso dei figli.

Quaranta giorni da lasciar fiorire nella nostra vita, un tempo prezioso sottratto alla tirannia dell’urgenza. Abbiamo bisogno di recuperare un’arte dimenticata: l’arte del fermarsi. La Quaresima ci chiede di rallentare il passo, di fare deserto, di abitare il silenzio, di riconsegnare a ogni giorno la sua qualità sacramentale. Fermiamoci per ascoltare, per pregare, per custodire la vita, spazio in cui Dio abita la nostra storia.

Invito le comunità a ricercare tempi di adorazione, di ascolto della Parola, di riconciliazione, a scegliere gesti concreti di carità che abbiano il sapore del Vangelo. Meno parole e più segni ricchi di essenzialità.

Maria, Vergine Odegitria, icona del cammino e donna del servizio premuroso, ci accompagni verso la Pasqua. Ci insegni a custodire il tempo, a vivere la mitezza del Vangelo, a riconoscere nei piedi dei fratelli il luogo sacro dove rendere credibile la nostra fede.

Vi benedico tutti con affetto.

 

Bari, 18 febbraio 2026

Mercoledì delle Ceneri

✠ Giuseppe Satriano

Arcivescovo

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