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A sessant'anni dal "sì"!

Intervista a Rosetta Mancini, sorella di mons. Marco Mancini dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, Missionaria di Maria, Saveriana.

Rosetta Mancini, sorella di mons. Marco Mancini dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, fu fra le prime sorelle che, insieme alla Madre, giunsero in Congo nel dicembre 1960. Gli eventi fecero poi sì che la sua missione si svolgesse in Burundi. Nel 1981, in seguito a misure prese dallo Stato, con molti altri missionari dovette lasciare il Paese. Fu allora inviata in Brasile, dove ha lavorato ventisei anni. Ora è in Italia per continuare in altro modo il suo servizio missionario. Il 2 luglio 2017, insieme a Miriam Sartorelli, Lina Bescapé, Giuditta Grassi, Maria Marrocco, Ersilia e Giuliana Picci, Rosetta ricorda i 60 anni dalla sua prima professione, nel lontano 1957.

Qual è stato il tuo compito in Brasile ?

A Santa Mariana, nello stato del Paranà, ho seguito le varie “pastorali”. Ho iniziato e accompagnato la pastorale della famiglia e i “Cursillos de christiandade”, che alimentano la preghiera e l’impegno pastorale. Nella “Cidade Tiradentes”, in periferia di São Paulo, ho svolto la mia attività come responsabile della pastorale di qualche comunità, soprattutto nella formazione cristiana e biblica. Ho dato un’attenzione particolare alle famiglie più colpite dai problemi di alcool e droga, con una terapia di auto-aiuto, chiamata “Amore esigente”: cambiando se stessi, possono aiutare con più efficacia i propri familiari.

Rosetta Mancini con le sorelle e la popolazione di Uvira, durante la celebrazione nel 50° di presenza delle saveriane.
 
Nel 2010, in occasione dei cinquant’anni di presenza delle saveriane in Africa centrale, sei tornata alcune settimane in Congo. Quale ricordo soprattutto ne porti?

Tornare in Congo e Burundi è stato per me un dono grandissimo. Pur amando il Brasile, desideravo almeno tornare brevemente in questi due Paesi prima di morire, ritrovare persone conosciute e soprattutto stare con quei popoli che hanno molto sofferto in questi decenni.

È stato un bagno di emozioni quando mi sono trovata in mezzo ai miei amati Congolesi e poi con i Burundesi. Cercavo di imprimere nel mio ricordo la gente che incontravo e che affollava le strade, portando pesi enormi, i simpatici bambini, sempre pronti al dialogo e al sorriso.

Mi ha molto colpito la partecipazione attiva della gente, anche alla Messa feriale: alle 5,45 era pronta in chiesa a partecipare alla Liturgia delle Ore, prima della Messa. Ho colto nella popolazione l’amore alla vita, la volontà di andare avanti nonostante la situazione precaria che sta vivendo.

 
Dai primi tempi di missione a ora, che cosa è cambiato in te?

Sono cambiate molte cose. Sono cambiata io, nel modo di fare, pensare, amare, donarmi. Il contatto con gli altri smussa i nostri angoli. L’esperienza personale di preghiera, di incontro con Cristo diventa sempre più profonda e anche esigente.

La missione ora per me non è solo Africa e Brasile. Mi piace accompagnare Gesù in ogni angolo della terra per incontrare volti e situazioni che hanno bisogno di salvezza. È così che voglio vivere i pochi anni che ancora mi restano.

Rosetta saluta durante la celebrazione nel 50° della presenza delle saveriane
 
Ci sono delle parole bibliche che ti accompagnano particolarmente?

“Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla.” (Sal 23,1)

“Maria serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.” (Lc 2,19)

“Beata colei che ha creduto.” (Lc 1,45)

“Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere.” (Ap 3,8)

“Ecco faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Is 43, 19)

“Dammi da bere!” (Gv 4, 7)

“Ti farò saggio, t’indicherò la via da seguire, con gli occhi su di te, ti darò consiglio.” (Sal 32,8)

Missionarie di Maria, Saveriane, Parma

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