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«L’anno liturgico tempo educativo»

63ª Set­timana liturgica nazionale

Da Trieste a Marsala con uno «sbarco» in piena regola. Non sono in mille come quelli che poco più di 150 anni fa fecero l’Italia, ma gli oltre 400 partecipanti alla Settimana liturgica nazionale il loro contributo all’unità della Penisola lo danno eccome. Non a caso hanno «attraversato» tutto il Paese (dalla passata edizione nel capoluogo giuliano) per non mancare all’ormai tradizionale appuntamento di fine agosto. Il 63° di una storia iniziata ben prima del Concilio Vaticano II e che da diversi anni si sposta su e giù per lo Stivale, proprio nell’intento di unire ancor più le diverse regioni ecclesiastiche.

L’idea di una strada da compiere è del resto ben presente, e fin dal tema, nella Settimana del 2012. Un tema («L’anno liturgico: pellegrini nel tempo - Itinerario educativo alla sequela di Cristo») nel quale i convegnisti si immergono fin dalle prime battute con lo stesso trasporto con cui i turisti fanno il bagno sulle spiagge non lontane dalla sede dei lavori. Aiutati anche, in questa loro full immersion spirituale, dal messaggio che il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, invia a nome del Papa. «La Settimana – scrive il porporato – ponendo l’attenzione sull’anno liturgico, colto nella sua valenza educativa, si colloca nell’orizzonte tematico decennale indicato dalla Cei». Che cos’è infatti lo stesso anno liturgico se non «Cristo stesso che vive sempre nella sua Chiesa e che prosegue il cammino di immensa misericordia da Lui iniziato»? Perciò, aggiunge Bertone, esso «diventa luogo e strumento permanente della presenza di Cristo tra i fratelli, di educazione alla fede, nonché struttura celebrativa che consente una esposizione continua e progressiva del piano salvifico di Cristo». Il Papa, conclude il segretario di Stato, «auspica che la Settimana tragga beneficio anche dalla considerazione dell’Anno della fede, che la Chiesa universale si appresta a vivere nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio e che porrà al centro il valore del nostro credere, nella prospettiva della nuova evangelizzazione».

Sono indicazioni di prospettiva subito riprese, nella prolusione di apertura, dal presidente del Centro di azione liturgica (che organizza la Settimana), monsignor Felice Di Molfetta. «L’educazione normale e più comune dei fedeli alla mentalità e allo spirito cristiano – afferma il vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano – deve avvenire proprio attraverso il percorso dell’anno liturgico, con i ricorrenti appuntamenti delle domeniche e delle feste». La liturgia, infatti, «è scuola permanente attorno al Signore risorto e luogo educativo e rivelativo in cui la fede prende forma e viene trasmessa». Purtroppo non sempre è così. E il presule lo dice chiaramente, lamentando «una specie di trimestralizzazione in cui i testi liturgici sono considerati come quaderni rituali in attesa di essere riempiti di proposte catechetiche e le feste ridotte a occasioni di incontro». Ciò avviene quando «vengono anteposti i nostri programmi a quelli del Signore». Per cui è bene rivedere certa prassi pastorale e armonizzarla con il respiro dell’anno liturgico. «I Sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima, Eucaristia) – ricorda ad esempio Di Molfetta – non possono essere collocati a caso nel calendario, in funzione del disbrigo degli impegni. Essi vanno inseriti nel ritmo vivo dell’anno liturgico».

In sostanza, come fa notare anche il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, nel saluto iniziale a nome della diocesi che ospita la Settimana 2012, «l’anno liturgico ci sprona a correre, come pellegrini, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento». Un compito che i liturgisti presenti conoscono bene e continueranno ad approfondire fino a venerdì.


 
Mimmo Muolo
 
© Avvenire, 28 agosto 2012
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