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«L'Europa costruisca il futuro sulle sue radici cristiane»

Da quello che era «il Paese originario della fede», ma dove si sono sviluppati «una laicità, un anticlericalismo, un secolarismo forte e aggressivo», Benedetto XVI ha richiamato sia l'Europa che la stessa Spagna "laicista" di Zapatero a non rinnegare le proprie radici cristiane, ma a «edificare il presente e progettare il futuro» proprio su di esse: aprendosi quindi all'«incontro con Dio», senza "paure" di sorta.

Il Papa è arrivato sabato mattina a Santiago de Compostela, prima tappa di questa due-giorni in terra iberica, non mancando di fare riferimento alla «laicità aggressiva» della Spagna di oggi – dove sono state introdotte leggi come quelle sui matrimoni e le adozioni gay, sul divorzio express e sull'aborto –, indicandone addirittura gli antecedenti agli anni 30, quando qui i cattolici venivano perseguitati durante la Guerra Civile.

Rispondendo ai giornalisti in aereo, Ratzinger ha auspicato per il futuro «un incontro, non uno scontro, tra fede e laicità». E dicendosi «pellegrino tra i pellegrini», in quest'anno giubilare che lo ha portato nella città del "cammino" compostelano, ha sottolineato come siano stati propri i pellegrini cattolici da tutto il continente a costruire nei secoli «l'identità comune europea».

Accolto all'aeroporto dai Principi delle Asturie, Felipe e Letizia, in rappresentanza della Casa Reale, ha rievocato quanto disse qui nel 1982 il suo predecessore Wojtyla sul necessario «nuovo vigore» per le radici cristiane del continente. «Anch'io – ha detto – vorrei esortare la Spagna e l'Europa a edificare il loro presente e a progettare il loro futuro a partire dalla verità autentica dell'uomo, dalla libertà che rispetta questa verità e mai la ferisce, e dalla giustizia per tutti, iniziando dai più poveri e derelitti». Una Spagna e un'Europa, quindi, «non solo preoccupate delle necessità materiali degli uomini, ma anche di quelle morali e sociali, di quelle spirituali e religiose».

Il richiamo è stato ancora più esplicito nella messa del pomeriggio nella Plaza del Obradoiro, successivamente alla visita nella Cattedrale dove il Papa ha pregato davanti alla statua dell'Apostolo Giacomo, ne ha abbracciata la statua come da tradizione e ha rinnovato il suggestivo e secolare rito del botafumeiro, il contenitore dell'incenso che oscilla da un lato all'altro della navata, mentre i fedeli inneggiano al santo. «L'Europa deve aprirsi a Dio, uscire dall'incontro con Lui senza paura», ha detto nell'omelia in piazza, perché «Dio è l'origine del nostro essere e il fondamento e culmine della nostra libertà, non il suo oppositore». È stata una "tragedia", soprattutto nell'Europa del XIX secolo, il diffondersi della «convinzione che Dio è l'antagonista dell'uomo e il nemico della sua libertà». Il Vecchio Continente deve aprirsi «alla trascendenza», oltre che alla «fraternità» con altre parti del mondo. I giovani, inoltre, evitino modi di pensare «egoistici», «di breve portata». 

Dopo un primo bagno di folla sabato nella città galiziana, il Papa si è trasferito in serata a Barcellona, capitale catalana, dove domenica lo attendono altre centinaia di migliaia di fedeli. Ratzinger, accolto dai Reali, presiederà la storica consacrazione della Sagrada Familia, il capolavoro di Gaudì in costruzione da ben 128 anni. Prima di ripartire per Roma, vedrà poi Luis Rodriguez Zapatero.

© Avvenire, 6 novembre 2010

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