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«Nigra sum», devozione europea

«Quelle che da secoli veneriamo come Madonne Nere in origine erano, di norma, rosate. L’impatto del tempo, delle condizioni ambientali e di conservazione, assieme al flusso dei devoti, hanno portato al successivo annerimento degli incarnati».

Un millenario manto di devozione ha avvolto l’icona della Vergine col Bambino. Fino a farla splendere di una bruna bellezza: Nigra sum, sed formosa scandisce il Cantico dei cantici. Così sono nate le Madonne Nere che a centinaia costellano l’Europa guidando, nel corso dei secoli, la vita dei fedeli e il destino dei popoli.

Si è svolto fra il 20 e il 22 maggio a Oropa e a Crea, in Piemonte, un convegno internazionale su «Culti, santuari e immagini delle Madonne Nere d’Europa» con studiosi e rettori di santuari da tutto il continente. Un’occasione preziosa per ricostruire l’origine e le dinamiche di una storia complessa nei suoi aspetti devozionali e teologici, ma anche artistici, culturali, antropologici, e per offrire un primo censimento europeo on line – un work in progress che finora ha identificato 745 fra Madonne «nere» e «brune». Un’occasione, inoltre, per sgombrare il campo da alcuni luoghi comuni. Il nero è «segno di una lunga devozione» in onore «di una immagine particolarmente miracolosa e quindi amata dai devoti: niente a che vedere né con le leggende esoteriche che sono state mobilitate per spiegare questo colore, né con la ricerca di legami con divinità femminili pagane», ha scritto su L’Osservatore romano di ieri la storica Lucetta Scaraffia, fra i relatori del convegno.

«Quelle che da secoli veneriamo come Madonne Nere in origine erano, di norma, rosate. L’impatto del tempo, delle condizioni ambientali e di conservazione, assieme al flusso dei devoti, hanno portato al successivo annerimento degli incarnati», spiega ad Avvenire Amilcare Barbero, direttore del Centro di documentazione dei Sacri Monti, organizzatore del convegno assieme alla Riserva del Sacro Monte di Oropa, all’Università Cattolica e ai Santuari di Oropa e di Crea.

Il fumo delle candele e delle lampade votive, certo: «ma anche il trattamento con olio di lino o con sostanze minerali. E il fatto che spesso quei simulacri siano rimasti per lungo tempo in luoghi come grotte o piccole cappelle, prima di essere ospitati in veri e propri santuari, sottoposti dunque all’umidità, alla polvere mossa dall’afflusso dei pellegrini e così via», prosegue Barbero. Il tempo e la devozione hanno scurito le Madonne: che con quell’incarnato sono poi rimaste nella devozione, nella memoria, nell’immaginario popolare, nelle copie che hanno replicato e diffuso le immagini.
Al convegno sono stati portati i risultati di un’indagine condotta on line da Emanuele Rolando fra il dicembre 2008 e l’aprile 2009, che ha schedato 740 Madonne Nere. Ulteriori segnalazioni, giunte nei giorni dei lavori a Oropa e Crea, hanno portato il numero a 745 (si veda la mappa a fianco).
 
«Dati e informazioni che verranno via via aggiornati e pubblicati sul sito www.nigrasum.it», anticipa Barbero. Evidente la grande diffusione continentale delle Madonne Nere, «da Montserrat, in Catalogna, a Loreto, Oropa, Crea, in Italia; da Einsiedeln, in Svizzera, a a Rocamadour in Francia, fino ad Altötting, in Germania, e a Czestochowa, in Polonia: spesso santuari mariani nazionali, sorgenti spirituali per interi popoli e per il loro cammino storico», aggiunge il direttore del Centro di documentazione dei Sacri Monti.

Il convegno internazionale ha permesso di sondare la diffusione del culto delle Madonne Nere europee anche nelle Americhe – si pensi alle Vergini di Czestochowa o di Guadalupe – e il rapporto fra devozione mariana ed emancipazione femminile. Molteplici i significati assegnati al colore nero nel corso dei secoli. «Nigra sum sed formosa: il riferimento biblico era importante ma non così diffuso come oggi – spiega a sua volta Claudio Bernardi, docente dell’Università Cattolica e membro del Comitato scientifico del Centro di documentazione dei Sacri Monti –. Nell’immaginario medievale il nero era il colore del negativo, del diabolico, delle tenebre.

Che la Madre di Dio fosse raffigurata come nera metteva in risalto la libertà e la forza della grazia divina. Il Verbo si fa carne grazie al di un essere due volte inferiore, marginale, secondo le categorie umane: una donna, una ragazza del popolo, e per di più "nigra"... Un’altra lettura: il colore scuro si riferisce all’Addolorata. Maria, sotto la croce, viene chiamata dal Figlio agonizzante a essere Madre della Chiesa, di tutti i credenti. Nel momento più tragico e buio la madre "dolente", "la scura", viene chiamata ad una nuova maternità spirituale».

Una maternità che – attingiamo nuovamente all’articolo di Scaraffia – verrà vissuta da tanti devoti nella millenaria storia cristiana come «difesa per i più deboli», che in Maria cercano «quella protezione che la società non garantisce», mentre il colore nero della Madre e del Bimbo dice la loro «alterità» e «umiltà».
 
Lorenzo Rosoli
© Avvenire, 26 maggio 2010
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