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Acqua del rubinetto per spegnere la crisi

Per le famiglie italiane un amaro rientro dalle vacanze (almeno per quelle che se le sono potute permettere, visto che, secondo i pubblici esercenti della Fipe, ben 35 milioni di connazionali sono rimasti a casa)

In questi giorni, infatti, troveranno nella posta le bollette di luce e gas con i recenti aumenti scattati a luglio (rispettivamente +1,9% e +4,2%), mentre i consumatori dell’Adoc lanciano l’allarme caro-libri, con aumenti dei prezzi, soprattutto ai licei, anche dell’8% superiori al tetto massimo fissato dal ministero. A completare il quadro del pessimismo ci ha pensato la Cgia di Mestre, annunciando che a fine 2010 l’indebitamento medio delle famiglie ha superato i 19mila euro, crescendo di 3.200 euro nell’ultimo anno.

Di fronte a questi dati è allora opportuno cominciare a considerare le voci della spesa familiare per vedere dove è possibile “limare” e risparmiare. Tra le tante, una spesa che accomuna davvero milioni di italiani è quella per l’acqua minerale in bottiglia. Il nostro paese, infatti, è il terzo consumatore al mondo e il primo in Europa di acqua imbottigliata. Un business da 2,5 miliardi di euro all’anno, per circa 12 miliardi di litri prodotti, di cui 11 destinati al consumo interno e uno all’export.
Tra i nuovi e più sobri stili di vita, suggeriti per reggere meglio l’urto della crisi, un posto importante potrebbe essere allora occupato dalla scelta di consumare soltanto acqua del rubinetto, sia a casa che fuori. E l’effetto sui conti della famiglia sarebbe immediato.
Come spiegano gli esperti di ecoage.it, portale ecologista indipendente, «il costo dell’acqua potabile in Italia è compreso da pochi centesimi a due euro per mille litri (un metro cubo ndr.). Anche considerando la tariffa più alta applicata dagli acquedotti (2 euro al metro cubo), un litro d’acqua potabile del rubinetto ha un costo pari a circa a 0,002 euro al litro. Un litro d’acqua minerale imbottigliata oscilla invece intorno a 0,30 euro al litro».

Il sito acquadelrubinetto.it arriva alla conclusione che, in media, le famiglie italiane, soltanto sostituendo l’acqua del rubinetto alla minerale, potrebbero risparmiare circa 250 euro all’anno. Lo stesso sito offre anche un servizio personalizzato: inserendo il numero di bottiglie consumate settimanalmente e la marca, si ottiene, in tempo reale, il risparmio medio possibile.
Bere acqua del rubinetto - bene pubblico come stabilito dal referendum di giugno - dovrebbe essere, insomma, una buona abitudine quotidiana, sia a casa che fuori. Qualche passo in questa direzione è stato fatto e i primi risultati sono stati recentemente diffusi da Aqua Italia, l’associazione delle aziende costruttrici e produttrici di impianti per il trattamento delle acque primarie, federata ad Anima-Confindustria. Secondo una ricerca commissionata all’Istituto Cra, tre italiani su quattro (il 74% degli intervistati), bevono solitamente acqua del rubinetto trattata e non. Inoltre, sempre dalla stessa indagine, emerge che il 71,1% la beve anche negli alberghi, bar o ristoranti. «Quasi tre quarti degli italiani, quindi, gustano l’acqua in brocca – spiegano da Aqua Italia – segno che le campagne di sensibilizzazione attuate recentemente hanno contribuito a creare una più ampia percezione positiva nei confronti dell’acqua a chilometro zero».

Infine, bevendo acqua del rubinetto ciascuno può contribuire a ridurre l’inquinamento ambientale. Il calcolo l’ha fatto il sito eco-orizzonti.it. Se soltanto 25 famiglie - ciascuna composta da quattro persone, con un consumo medio di 200 bottiglie da 1 litro e mezzo all’anno - decidessero di passare all’acqua del rubinetto, si otterrebbero questi risultati: un tir all’anno in meno sulle strade, 300 litri di gasolio risparmiati per il trasporto, 1.300 litri circa di petrolio risparmiati sulla produzione del Pet necessario alla produzione delle bottiglie, 1.600 chili circa di riduzione delle emissioni di Co2 nell’ambiente e un risparmio di 2mila euro sui costi di ritiro e smaltimento della plastica, quantificato in 0,10 euro a bottiglia. Moltiplicando questi dati per le milioni di famiglie potenzialmente candidate a cambiare abitudini di consumo, si capisce quale vantaggio, per il portafoglio ma anche per l’ambiente, potrebbe essere generato da una decisione tanto semplice.

Paolo Ferrario
© Avvenire, 7 settembre 2011
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