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Ad Assisi è il giorno del Perdono, la grande speranza per l’uomo di oggi

Con la Messa celebrata da padre Michael Perry, ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori, si apre oggi la Solennità del Perdono. A Vatican News la riflessione di fra Francesco Piloni, eletto qualche giorno come nuovo ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna

Il cammino di preparazione, iniziato mercoledì con il Triduo, oggi si compie con l’apertura della Solennità del Perdono. Un cammino volto a preparare l’animo ad accogliere il Sacramento della Riconciliazione, a riconoscere che Dio è misericordia e amore, un Padre che non smette di abbracciare i propri figli soprattutto quando si sentono smarriti e persi. Sentimenti che più volte, in questo tempo di pandemia, hanno albergato nel cuore di tutti. Assisi è pronta ad offrire “la porta aperta” della Porziuncola, a riproporre quel desiderio antico di san Francesco di assicurare il Paradiso a tutti.

Fra Piloni: il Perdono ha segnato la mia vita

Dalle ore 12 del 1 agosto fino alle ore 24 del 2 agosto si potrà ricevere l’Indulgenza plenaria ad Assisi ma anche in tutte le chiese francescane del mondo. Alle ore 19, i Primi Vespri saranno presieduti da monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino poi la tradizionale veglia di preghiera alle 21.30 guidata da padre Matteo Siro, ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Abruzzo, Lazio e Umbria. Sarà possibile seguire tutti i principali eventi in diretta mediante la WebTV della Porziuncola, dalla App gratuita “Frati Assisi” e dai Canali social “Frati Assisi” Facebook e Youtube. Domenica 2 agosto, Solennità del Perdono, il neoeletto ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, presiederà alle ore 19 i Secondi Vespri. La sua elezione è arrivata qualche giorno fa, in prossimità della festa del Perdono, un segno che fra Francesco Piloni considera importante:

Ascolta l'intervista a fra Francesco Piloni

R. – Ho pensato a questa coincidenza perché intanto il nostro capitolo è stato spostato per la pandemia. Doveva essere celebrato a maggio e per questioni ovvie è stato rimandato di 3 mesi. La prossimità con la festa del Perdono è molto interessante perché anche dentro la mia storia questa festa del perdono di Assisi ha sempre avuto un valore preziosissimo. La mia vocazione nasce grazie a un momento di confessione, di riconciliazione quindi di incontro con la misericordia del padre. E poi perché è la festa della Porziuncola e quindi mettersi a servizio della fraternità provinciale dell’Umbria e della Sardegna, considerando proprio la prossimità alla vicinanza del Perdono, significa sottolineare ancora una volta quello che Francesco di Assisi ha consegnato a noi come custodi di quel luogo santo che è la Porziuncola.

 

Questo Perdono arriva in un momento particolare, il tempo della pandemia, un tempo che ci ha costretti a casa, un tempo che ha visto molti di noi perdere i propri cari. Questo Perdono che sapore può avere per un giovane o per chi verrà ad Assisi?

R. – Decisamente una grande speranza perché il perdono di Assisi lo sappiamo è questo desiderio profondo che Francesco ha colto: il desiderio profondo di Dio, della vita eterna per ciascuno di noi. Dentro un tempo così ferito, insicuro, instabile dove sorella morte, come direbbe Francesco, ha creato intorno agli uomini di oggi la paura, arriva invece questo messaggio di grande speranza con quell'espressione bellissima del fraticello: “Voglio mandarvi tutti in Paradiso”. Questo significa che la vita non ha una data di scadenza, la vita non è come un prodotto, dove c'è un inizio e una fine: c'è un inizio e c'è un compimento che è la vita eterna, che è il paradiso, quindi non si conclude tutto qui, anzi, c'è una riapertura alla vita e nello specifico alla vita eterna. Credo che il messaggio di Francesco sia un messaggio di grande speranza che offre all'uomo di oggi e che parte dalla Porziuncola.

La Porziuncola è “una porta sempre aperta” e allora qual è l'occasione da cogliere in questi giorni così particolari?

R. - In tutta Italia, in tutta Europa e in tutto il mondo, ho avuto il dono di viaggiare abbastanza e ho trovato francescani ovunque, anche nel villaggio più sperduto del Brasile o in Africa. Ovunque c'è una presenza francescana, i frati celebrano questa grande festa del 2 agosto, la festa del Perdono, per cui quella porta aperta è una porta di accoglienza, è come il cuore ferito di Gesù che è sempre aperto e resterà aperto, non solo perché Lui ha donato qualcosa, ma perché noi possiamo andare verso di Lui.  tilizzare quindi ogni luogo francescano per poter celebrare questo dono, anzi questo super dono, soprattutto in questo tempo, laddove le incertezze, anche le delusioni o il grido a Dio possono essere veramente consegnate e c'è una grazia per ciascuno. E poi, anche se proprio per le difficoltà che ci possono essere, se non si riesce a raggiungere una chiesa o un luogo francescano il 2 di agosto, si può avere il desiderio profondo di rileggere l'episodio del perdono di Assisi, l'annuncio della misericordia per tutti che Francesco dà alla Chiesa di quel tempo, ma continua a dare oggi a tutti noi.

Parlando di questo suo ruolo di ministro provinciale dei frati minori di per l'Umbria e la Sardegna, qual è lo spirito con il quale affronta questo nuovo compito? E cosa porta della sua esperienza passata?

 R.- Sto vivendo tutto in modo tranquillo, accogliendo quella che è stata la richiesta da parte dei miei frati e penso della volontà di Dio. E’ servire oggi i miei frati, la mia fraternità, e tutto quello che loro fanno come attività, come apostolato. Quindi io direi che è lo spirito del servizio. Io so che questo incarico dura 6 anni, oggi mi si sta chiedendo questo, con tanta semplicità. So che questa parola “servizio” era cara a Francesco ma perché era cara a Gesù Cristo perché in quella sera del Giovedì Santo ha lavato i piedi ai fratelli, a tutti, Giuda compreso. Per me è la restituzione del tanto amore che ho ricevuto a partire dalla mia famiglia, a partire dalla mia storia. Questo amore si è manifestato anche in questa scelta.Io non posso che fare gli stessi gesti, cercare di essere testimone di quel servizio che a me ha conquistato il cuore, la mente, la vita perché i miei progetti erano altri. Arrivo a questo servizio preparato. Per 18 anni l'obbedienza che mi era stata data era quella di servire i giovani.Sono stato per 18 anni responsabile del servizio orientamento giovani,ma oggi c'è una un'altra paternità che si manifesta anche con tratti molto più grandi, però resta sempre quello il servizio: di orientare, di animare, anche di correggere. Vorrei tanto però fare un servizio di consolazione perché i frati oggi sono un'espressione importantissima di speranza, questo è emerso in modo deciso nel nostro capitolo provinciale. E in questo tempo avere ancora di più quella che Francesco di Assisi davanti al Crocifisso di San Damiano nel suo grido a Dio ha invocato: la speranza certa. Ora non ho lo specifico dei giovani: c'è un'altra paternità, sono a servizio di questi fratelli che mi sono affidati.  

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, sabato 1 agosto 2020