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Appunti di viaggio... secondo giorno

Si è concluso questo secondo giorno qui a San Pietroburgo. È notte e cerco di riordinare i pensieri e le immagini

Le immagini anzitutto. E rivedo la lunga fila in attesa nella Cattedrale della Santa Trinità presso la Lavra di San Aleksandr Nevski. Tutti attendono pazientemente il loro turno per quel semplice atto di venerazione della reliquia. L'attesa è lunga e la sosta è davvero breve. Il tempo di chinare la testa sulla lastra di vetro, un bacio e via. Eppure quel gesto semplice vale l'attesa. E mi ritorna in mente la preghiera di lode che Gesù rivolge al Padre per aver manifestato la sua grandezza nei piccoli, negli umili, nei semplici. Davvero sarà il popolo a ricucire gli strappi delle divisioni!!!!

Torneremo domani nella Cattedrale per assistere alla Divina Liturgia e per compiere l'ultimo atto di questo pellegrinaggio: riportare a casa la costola, per riposare insieme agli altri Santi resti del Santo Nicola, nella sua tomba a Bari.
Ora rotta verso la Chiesa di S. Caterina, chiesa cattolica, per celebrare la messa. Sono pochi i fedeli in chiesa, ma seguono con devoto silenzio la celebrazione. Qui a San Pietroburgo i cattolici sono solo quattrocentomila; quattro milioni in tutta la Russia. Ma ci sono e si integrano serenamente con i fratelli ortodossi. Ancora una volta il popolo che non si cura delle differenze.... teologiche.

Prima di pranzo, la visita alla Cattedrale della Madonna di Kazan. La devozione mariana, fortemente sentita dal popolo slavo (ecco un'altra occasione di comunione e di unità: non è così anche tra i fedeli cattolici?) si concretizza nella venerazione di questa piccola icona. Anche qui trovi una fila che attende di chinare il capo e tendere le labbra verso la tenera immagine della Madre celeste.

Pranziamo lì, ospiti del parroco-rettore. E si parla di unità, di segni dei tempi, di verità che tutti sappiamo e che facciamo fatica a portare a compimento.
"Cristo è uno" - ricorda il cardinale Koch - "e la Chiesa, come sposa di Cristo deve essere una. Cristo non ha più mogli!".
Mons. Cacucci chiede ai fratelli sacerdoti ortodossi come mai più di 70 anni di comunismo non abbiano indebolito o cancellato la fede, ma al contrario l'abbiano quasi rafforzata. "Il popolo russo è un popolo paziente", rispondono. "La fede e la devozione sono state alimentate dalla pazienza, specie nelle case e nelle famiglie. In ogni casa c'è un 'angolo rosso' dove sono ubicate le icone di Cristo Salvatore, della Madre di Dio e di San Nicola". E ricordano come il Presidente Nikita Krusciov aveva promesso che nel 1980 avrebbe presentato ed esposto pubblicamente l'ultimo sacerdote. E invece.... Invece oggi sono tanti i sacerdoti presenti in terra di Russia che non si limitano solo a celebrare liturgie ma sono fortemente impegnati a livello sociale. "Questo lo abbiamo imparato da voi sacerdoti cattolici".

Dopo pranzo, visita alle meravigliose cattedrali di Sant'Isaac e della "Resurrezione in Sangue" e ritorno al Monastero che ci ospita per l'incontro con il Metropolita Hilarion.

Non ci si stanca di ringraziare reciprocamente per questa occasione di incontro e di comunione e si arriva ad un impegno comune suggerito da mons. Cacucci: proporre San Nicola come patrono "non dico dell'Ecumenismo che è una parola grossa, ma del cammino verso l'unità e la comunione".

E di questo Bari sarà protagonista. Ancora una volta: "felice Bari".

don Carlo Cinquepalmi
Ufficio Comunicazioni Sociali
Arcidiocesi di Bari-Bitonto

 

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