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Bagnasco: «Alla Chiesa sta a cuore tutto l'uomo»

Il profilo missionario delle parrocche, la vita e la famiglia, l'economia sociale, il lavoro: sono questi alcuni dei temi affontati dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella sua prolusione al Consiglio permanente che si svolge da oggi al 31 gennaio a Roma.

Innanzitutto il cardinale sgombra il campo da ogni strumentalizzazione che potrà esserci delle sue parole: a noi non interessa fare politica, "noi vogliano dire Gesù".

Comunione con i fratelli martiri
Il cardinale rivolge il suo pensiero ai cristiani perseguitati nel mondo e chiede alla parrocchie di "tenere viva" anzi di alimentare "una sistematica memoria dei fratelli che nel mondo sono perseguitati", in modo da rimotivare "anche la locale vitalità della fede".

Nella Prolusione poi si fa cenno alla economia sociale, oggi vittima nel nostro Paese di una "improvvisa incomprensione" e che invece merita un rispetto maggiore.

Si parla poi di lavoro, e in particolare della disoccupazione giovanile, "epidemia che non trova argine", di capitale umano che non può "essere messo in discussione" per primo quando un'industria è in sofferenza".

Un popolo che merita una politica buona
Sotto il peso della crisi, il popolo italiano ha reagito con spirito di sacrificio, grazie principalmente "al naturale e insostituibile moltiplicatore di ogni più piccola risorsa: la famiglia.  

"Non c'è un rigore istituzionale degno di questo nome se non ci sono formazioni politiche che lo assumono su di sè, lo interpretano con scrupolo, ciascuna con le proprie sensibilità, ma alla fine su di esso sostanzialmente convergono", ha continuato il presidente della Cei. "Si respira uno sbilanciamento tra il desiderio popolare di uscire dal tunnel e ciò che viene messo in campo perchè l'impresa riesca grazie
all'iniziativa dei pubblici poteri. Di qui la percezione di un Paese perennemente incompiuto, che costa molto a se stesso ma non riesce ad ottenere i risultati che merita".

"Uno dei motivi per cui si continua a riproporre il tema dei matrimoni omosessuali, quasi si trattasse di un approdo inevitabile" , ha detto il cardinale, è la rimozione "della cultura del limite quella che viene rimossa, in quanto ritenuta negazione della libertà individuale e dello slancio vitale. Dunque, non conveniente e ingiusta. Si tratta, a ben vedere, di una sorta di moderno delirio di onnipotenza che nella storia umana è già stato
più volte sperimentato". "Una distorsione radicale - ha aggiunto Bagnasco - del desiderio di libertà e di autorealizzazione, una sorta di fuga dal realismo fattuale e dalla ragione stessa".

"La famiglia - ha detto il cardinale - si è mostrata ancora una volta come l'elemento fondamentale per la coesione sociale delle diverse generazioni, la cellula primordiale e il patrimonio incomparabile su cui poggia la società". "Per queste ragioni - ha aggiunto - nulla può esserle equiparata, nè tanto nè poco. Nè può essere indebolita da ideologie antifamiliari o simil-familiari, che vorrebbero ridefinire la famiglia e il matrimonio mutando l'alfabeto naturale e istituendo modelli alternativi che la umilierebbero alimentando il disorientamento educativo". Quindi il porporato ha affermato: "si sente dire che 'dove c'è amore c'è famiglià. Mi sembra un'affermazione suggestiva ma qualunquista, perchè la coppia - per fare famiglia - oltre l'amore richiede anche altri elementi costitutivi: capacità, doveri e diritti, su cui la società conta e per i quali s'impegna".  


Il cuore della prova: la questione antropologica

Quanto alla nuova tornata elettorale, nella Prolusione si parla di "dovere irrevocabile" di partecipare al voto. Il cardinal Bagnasco introduce il concetto di "bioeconomia", cioè un'economia in cui il primato antropologico sia affermato senza incertezze. "La società deve avere alla base un progetto di bene comune, atrimenti cadrà fatalmente in balia di pressioni o interessi contrastanti, dove sarà ascoltato e esaudito chi fa la voce più forte e insistente".

Quando la Chiesa si interessa dell'inizio e della fine della vita, lo fa anche per salvaguardare il "durante", perché ciò che le sta a cuore è tutto l'uomo, la cui dignità non è a corrente alternata.

 
© Avvenire, 28 gennaio 2013
 
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