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Bari. Il Rosario nel segno di san Nicola. Cacucci: si plachi la pandemia

Mercoledì 6 maggio ha fatto tappa nella Basilica del patrono di Bari il pellegrinaggio mariano promosso dai media Cei

«Da qui eleviamo la preghiera al Padre, per intercessione di san Nicola, perché "cessino i pericoli, si plachino le tempeste"». È l’invocazione che mercoledì sera l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci ha elevato introducendo alla recita del Rosario per l’Italia, che ieri sera ha fatto tappa nella Basilica di San Nicola a Bari.

E per essere ancora più vicini al santo patrono - venerato dalla Chiesa d’Occidente come da quella d’Oriente - è stata scelta la Cripta della Basilica dove sono custoditi i resti del santo vescovo di Mira. Anche le parole scelte dall’arcivescovo hanno voluto ricordare «l’antico responsorio al santo patrono di questa città, venerato in tutto il mondo». Responsorio che ha riecheggiato al termine del Rosario prima che l’arcivescovo recitasse la preghiera a san Nicola.

In queste otto tappe del pellegrinaggio mariano del Rosario per l’Italia, promosso da Avvenire, Tv2000, InBluradio, Sir e Federazione dei settimanali cattolici e Corallo, d’intesa con la Segreteria generale della Cei, preghiere e suppliche si sono elevate al termine di ogni Rosario: a san Giuseppe il 19 marzo, a san Paolo VI nella tappa bresciana, a san Giovanni Paolo II nel Policlicnico Gemelli di Roma, alla Madonna di Loreto come a quella del Rosario di Pompei e a quella di San Luca a Bologna a san Giuseppe da Copertino, nella tappa pugliese della scorsa settimana. Ieri sera san Nicola, il santo della Chiesa «indivisa».

Ancora una volta ogni decina del Rosario - si contemplavano i Misteri gloriosi - è stata legata a una speciale intenzione di preghiera, affidando il commento al brano del Vangelo, agli scritti di monsignor Carmine De Palma, che fu l’ultimo responsabile del Capitolo nicolaiano, insediato presso la Basilica di San Nicola e che in qualche modo si affiancava al Capitolo dell’arcidiocesi. Una convivenza conclusasi nel 1951 quando Pio XII affidò la Basilica ai domenicani che tuttora ne curano la vita pastorale. Ma monsignor De Palma è una figura molto nota e amata a Bari - è proprio ieri il Papa ha autorizzato la pubblicazione del decreto che ne riconosce le virtù eroiche potendolo così definire venerabile - e viene ricordato come un sacerdote capace di curare le anime, un direttore spirituale e confessore per molti.

Le sue parole riferite alla venerazione di san Nicola, hanno dunque fatto da accompagnamento a ognuna delle cinque decine di Ave Maria: dal «mite pastore di Mira» nel primo Mistero nel quale si è pregato per il Papa, i vescovi, preti, diaconi e consacrati; all’«apostolo di carità» nel secondo Mistero dedicato a «coloro che sono nella malattia e per i lavoratori che temono per il futuro»; dall’«infaticabile ministro del Signore» nel terzo Mistero in cui si sono ricordate famiglie, anziani, giovani e bambini; all’«amico fedele di Dio» del quarto Mistero dedicato a medici, infermieri e operatori sanitari; fino al «cittadino della santa Gerusalemme» del quinto Mistero in cui sono stati ricordati «defunti di questa pandemia».

Un Rosario per l’Italia, ma «con un respiro più ampio» capace di «abbracciare i popoli del Mediterraneo e del Medio Oriente» come ha sottolineato lo stesso arcivescovo Cacucci in un’intervista ad Avvenire alla vigilia di questa ottava tappa del pellegrinaggio mariano. E meglio di san Nicola, venerato da cattolici e da ortodossi, è sicuramente stata la figura più adatta per dare questo respiro ecumenico.

Enrico Lenzi

© Avvenire, mercoledì 6 maggio 2020

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