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Benedetto XVI in televisione I vaticanisti: parla al cuore

Un Papa «sorprendente». Ma solo per chi non lo conosce. Un Papa che «non cerca le telecamere a tutti i costi», ma che quando ci sta davanti, dimostra di saperlo fare bene. Così i vaticanisti televisivi commentano l’annuncio della partecipazione di Benedetto XVI alla trasmissione di Raiuno Domande su Gesù, lo speciale di A Sua immagine che andrà in onda il Venerdì Santo.

«Papa Ratzinger – dice Fabio Zavattaro del Tg1 – è abituato a dialogare con il mondo dei media. Siamo piuttosto noi che dobbiamo abituarci al suo modo di comunicare. Nel senso che spesso non riusciamo a sintonizzarci sulla sua lunghezza d’onda». Per Zavattaro, infatti, è tempo di cominciare a rivedere l’immagine del Pontefice un po’ retrò, che molti mass media hanno affibbiato al successore di Giovanni Paolo II. «Sa parlare a braccio e sa catturare l’attenzione degli ascoltatori. Tra l’altro – aggiunge – conosce non solo i media tradizionali, ma anche internet e i social network. E lo si capisce dai suoi interventi su questi temi».

Anche secondo Lucio Brunelli del Tg2, la scelta di rispondere in tivù alle domande dei fedeli «dice della modernità del Papa, che già si era intuita, ad esempio, con il recente libro-intervista». «Benedetto XVI – afferma Brunelli – ci mostra una logica diversa nell’uso della tivù. Sicuramente non presenzialista, anzi estremamente sobrio nel suo stile, non rifiuta però di esserci, perché gli interessa comunicare dei contenuti e riportare la Chiesa all’essenziale, cioè alla persona di Gesù Cristo». In sostanza questo ulteriore gesto di papa Ratzinger dimostra che «non ha paura della modernità, non demonizza la televisione, pur non nascondendosi i suoi limiti, ma ne testimonia un uso diverso».

Un uso che, a parere di Stefano Maria Paci non resterà senza conseguenze circa l’immagine del Papa. «È una scelta – dice il vaticanista di Sky Tg 24 – che stupisce solo chi non conosce Benedetto XVI. Nel senso che il Pontefice spesso dipinto come conservatore è in realtà innovativo su molti punti».

Paci lancia una provocazione. «Gran parte degli osservatori non ha ancora compreso questo pontificato, un po’ per volontarie mistificazioni, un po’ per errori di valutazione dovuti ai pregiudizi e alla pigrizia di un certo modo di fare giornalismo». Un esempio? «Quando il Papa parla di etica e morale, non dice cose diverse da Giovanni Paolo II, ma i media fanno sempre grandi titoli. Quando si schiera a favore dell’Africa o dei temi sociali quasi lo ignorano. Io invece penso che la storia gli darà ragione, più di quanto non sappiamo fare noi cronisti».

È la teoria della doppia immagine di cui parla anche Marina Ricci del Tg5. «Diciamocelo francamente, per molti papa Ratzinger è ancora il panzer-kardinal di quando era il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede». In realtà, sottolinea Ricci, «quella era una figura mitologica mai esistita e creata solo dai media». Nel senso che «Joseph Ratzinger non è mai cambiato. E anche da Papa è una persona dolcissima, che non ha mai usato il pugno di ferro, che ha un grandissimo rispetto per le donne, che non ha avuto paura di chiedere scusa anche per colpe non sue». Questa doppia immagine («solo chi non lo conosce bene, si meraviglia di certe sue scelte») vale anche nel rapporto con i media. «Benedetto XVI – conclude la giornalista – non è succube della televisione, non la cerca a tutti i costi, ma all’occorrenza la sa usare meglio di tanti altri, perché è certo della sua fede e, ascoltandolo, si capisce subito che crede in ciò che dice».

Mimmo Muolo
© Avvenire, 9 marzo 2011
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