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Cattolici e buona politica, ma in quale contenitore?

​Alla fine la sintesi la fa Carlo Costalli: il processo di nuovo protagonismo dei cattolici in politica va avanti. Dario Antiseri lo incalza partendo dalla filosofia per arrivare alla praticissima constatazione di un Paese in cui «la Caritas distribuisce 7 milioni di pasti» per cui, senza il contributo della Chiesa «saremmo al tracollo con le piazze invase da accattoni»

In altre parole: se l’Italia sta in piedi sulla generosità delle famiglie e dei cattolici perché lasciare l’iniziativa alle oligarchie economico-mediatiche? Insomma, si informa Antiseri, «lo fate o no questo partito?». Il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori non si nasconde: « A Todi andremo avanti con chi ci sta», assicura Costalli chiudendo il convegno "Democrazia e nuovi poteri", organizzato con la Fondazione Europa popolare. Quanto alla forma del contenitore partito/non partito e all’eventuale convergenza con sensibilità diverse il dibattito, però, resta aperto: «Vogliamo essere interlocutori della politica, ma non escludo che da Todi 2 possa uscire la proposta di un’aggregazione partitica e che il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che concluderà i lavori, possa lanciare una proposta in tal senso», anticipa Costalli.

Questo incontro organizzato dall’Mcl è lo specchio del dibattito serrato che attraversa in questo momento il laicato cattolico. Tutti concordi sull’esigenza di un nuovo impulso dare all’impegno sociale e politico rispondendo affermativamente, anche alla luce della crisi economica e istituzionale che l’Italia attraversa, all’appello più volte lanciato dal Papa e dai pastori a una «nuova generazione» di impegno sociale e politico. Ma ecco Lorenzo Ornaghi che avverte: «Parlare oggi di partito dei cattolici è fuori della storia, se stare nella storia vuol dire starci con probabilità di successo».

Resta però il problema di una maggiore incidenza: «I cattolici - conviene il ministro della Pubblica Istruzione - devono chiedersi quale sia la forma aggregativa rilevante, quale il tessuto connettivo». Ma la frammentazione in più schieramenti, più che una limitazione, per Ornaghi «può essere anche un’opportunità». Occorre innescare però «una fase costituente», che veda i cattolici protagonisti «attraverso una convergenza di credenti e non credenti. Occorre - conclude il ministro dell’Istruzione - saper cogliere l’evento che passa. Saper cogliere la fortuna, diceva Machiavelli, anche se io parlerei di Provvidenza e di audacia nel saperne interpretare i segni».

Ma l’audacia per Antiseri deve spingersi fino a pensare a un partito. «Attenzione alla diaspora- dice il filosofo della Luiss -. Alla grande vivacità e generosità del mondo cattolico ha fatto riscontro un difetto dell’intellighenzia cattolica. Come hanno potuto dei cattolici votare questa legge elettorale?», si chiede Antiseri. Il rischio di dar vita a una «riserva indiana» non lo vede, semmai c’è - a suo avviso - il concretissimo rischio, per i cattolici, di fare le riserve indiane all’interno dei vari partiti «servendo i padroni di partiti ormai putrefatti».

Di sicuro c’è un vuoto della politica da riempire, ora occupato non tanto e non solo dalla cosiddetta anti-politica, quanto «dall’agglutinarsi di interessi - denuncia Cesare Mirabelli - e dalla creazione di meccanismi antidemocratici cui il mondo della comunicazione non è estraneo». E questo nuovo protagonismo dei cattolici, sostiene il presidente emerito della Consulta, non può che partire dal basso, «mettendo insieme solidarietà e sussidiarietà».

Tema, questo, il protagonismo che parte dal basso, su cui si sofferma il costituzionalista Luca Antonini, segnalando il rischio di «un nuovo centralismo», che archivia anche «le eccellenze del federalismo» dopo gli scandali emersi nelle regioni. «Serve un Senato Federale - chiede Antonini - per superare il federalismo-bancomat e passare a quello della responsabilità».
Tutti temi che domani e lunedì entreranno nel dibattito a Todi. I lader politici non ci saranno. E Costalli avverte anche per l’Udc: «Se Casini non scioglie il suo partito, o non avvia un profondo rinnovamento, rischia anche lui la rottamazione».

 Angelo Picariello
 
© Avvenire, 20 ottobre 2012
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