Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

IN AGENDA

Cei. Galantino: la polemica sul voto non oscuri i problemi delle famiglie e dei poveri

I vescovi alzano la voce per chiedere un piano nazionale contro la povertà e i decreti attuativi sui provvedimenti per la famiglia. Il comunicato finale del Consiglio permanente

Non sono i vescovi che devono decidere quando votare. E le elezioni non devono essere un diversivo per non affrontare i problemi reali del Paese. Tra i quali la situazione drammatica in cui versano molte famiglie e i provvedimenti per la ricostruzione delle zone terremotate. A dirlo è il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino nella conferenza stampa in cui ha riferito sui lavori del Consiglio permanente appena concluso e di cui riportiamo il comunicato finale. Rispondendo alle domande dei giornalisti, che gli chiedevano un parere dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale, il vescovo ha fatto notare: “"Non siamo noi nel governo. Non sta a noi vescovi decidere quando votare. Ma in Italia ora abbiamo due leggi elettorali entrambe frutto dell'intervento della magistratura. Credo che sarebbe bene che il mondo politico non salti subito per decidere quando votare, ma rifletta sul fatto che non è normale che sia la magistratura a decidere. I politici – ha aggiunto - dovrebbero chiedersi: 'Ma ci stiamo rendendo conto che noi siamo pagati per fare le leggi e altra gente le sta facendo al posto nostro?'”. Tra l’altro le elezioni potrebbero essere solo un diversivo per una prova di forza tra i partiti o all’interno dello stesso partito.

Invece occorre pensare ai problemi della gente. I vescovi, ha detto Galantino, “alzano la voce per chiedere un Piano nazionale contro la povertà e decreti attuativi che diano concretezza a provvedimenti a favore della famiglia”. E infatti “rinviare le misure per aiutare le famiglie significa ritardare la vita serena delle stesse famiglie e finire in balia del primo populista che si alza. Nel corso del Consiglio permanente, ha riferito il vescovo, ci si è chiesto: "Come mai sono stati trovati 20 miliardi di euro per aiutare le banche e negli stessi giorni sono stati rinviati i decreti attuativi per i provvedimenti per le famiglie perché non si trovavano i soldi?”.

Galantino ha anche detto che è necessario introdurre in Italia lo Ius soli e lo Ius culturae per i minori, cioè affido a case famiglia per i minori non accompagnati e riconoscimento della cittadinanza per quanti hanno conseguito il primo ciclo scolastico. Nel corso della conferenza stampa si è parlato anche della formazione dei sacerdoti, anche al fine di prevenire casi di pedofilia ed episodi incresciosi come quelli fatti registrare dalla cronaca delle ultime settimane. “La gravità di certi comportamenti non va nascosta e nessuno la vuole nascondere. C’è sofferenza e vergogna, ma ho l’orgoglio di dire che non rappresentano la Chiesa”, ha affermato. Tuttavia, ha aggiunto rivolgendosi ai giornalisti, “vi invito a raccontare anche esempi di sacerdoti che sono a servizio delle loro chiese, come quelli che in questi mesi non hanno abbandonato le popolazioni terremotate e colpite dalla neve”.

E a proposito di terremoto, il vescovo ha fatto il punto sugli aiuti: un milione messo a disposizione dalla Cei fin da agosto, 20,6 milioni derivanti dalla Colletta nazionale, 7,2 milioni (300mila euro per oignuna delle 26 diocesi coinvolte) per la messa in sicurezza di chiese e beni culturali. Altri aiuti provenienti dall’estero, tra i quali il piccolo ma significativo gesto dei bambini di Bangui, che hanno raccolto 7350 euro per i bambini di Norcia e che saranno consegnati il 3 febbraio dallo stesso Galantino, dal capo della gendarmeria vaticana, Domenico Giani, con una visita alla cittadina umbra alla quale prenderà parte probabilmente anche Claudio Baglioni.

Quanto alla legge sul fine vita attualmente in itinere, il vescovo ha ribadito che “non può essere accettata una normativa che attribuisca il potere di decidere solo all’auto determinazione della persona, smontando così l'alleanza tra paziente medico e familiari". L'auspicio è che "non si arrivi a parlare di questo tema solo davanti a un caso particolare”, ma con maggiore riflessione. Infine, rispondendo a una domanda specifica, Galantino ha ricordato che la tortura non è la strada per combattere il terrorismo.

Mimmo Muolo

© Avvenire, giovedì 26 gennaio 2017