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Relazione tenuta dal Dott. Vito Micunco, Direttore dell'Ufficio Mondo Sociale e del Lavoro all'ultima assemblea CDAL (20 novembre 2010)

gente copia.jpgVent’anni fa, in occasione del quarantesimo anniversario della Lettera collettiva dei vescovi sulla questione meridionale, veniva pubblicato il documento della CEI su Chiesa italiana e Mezzogiorno.

Si trattò di un evento storico per la Chiesa italiana.

Il documento infatti fu sottoscritto da tutti i vescovi italiani “consapevoli – così c’era scritto – degli ineludibili doveri della solidarietà sociale e della comunione ecclesiale”.

Non era mai accaduto prima.

La stessa Lettera collettiva di quarant’anni prima era stata firmata solo dai “vescovi di molte diocesi del Mezzogiorno d’Italia”.

L’adesione di tutto l’episcopato italiano a questa nuova iniziativa non fu ininfluente sulle sorti che la nota ebbe presso vasti settori dell’opinione pubblica.

La Chiesa italiana, presentandosi unita e solidale nelle sue diverse espressioni particolari, si distinse per coerenza e capacità di interpretare il bene comune nazionale, rafforzando così l’idea di fondo contenuta nel documento: “Il Paese non crescerà se non insieme”.

Come scrisse don Tonino Bello in un suo appassionato commento al documento, che con il suo stile inconfondibile intitolò “Sollicitudo rei meridionalis”: “Anche la Chiesa cresce insieme. La questione meridionale coinvolge tutti. Non nel senso che essa sia una specie di fossa dalla quale quelli del Nord devono aiutare quelli del Sud a venir fuori. No. Nella fossa ci siamo tutti, e tutti insieme dobbiamo uscirne”.

La Chiesa risultò essere una voce credibile nell’analisi e nella denuncia come nella proposta e nell’annuncio.

E infatti furono tante le voci di provenienza diversa e di diverso orientamento che sentirono il bisogno di entrare in dialogo con la comunità ecclesiale su questa importante tematica.

Lo stesso SVIMEZ, un ente che ha come compito istituzionale quello di studiare i fatti economici e non certo di indulgere in considerazioni di carattere generale, nel suo Rapporto annuale del 1990, che portava la firma del grande meridionalista Pasquale Saraceno, fece un autorevole richiamo al documento pubblicato soltanto qualche mese prima.

Del resto, sebbene il documento si ponesse in una prospettiva eminentemente pastorale, esso non rinunciava ad offrire un’analisi puntuale dei diversi aspetti della questione meridionale.

Scrivevano i vescovi: “Il problema del Mezzogiorno si configura come questione morale in riferimento alla diseguaglianza nello sviluppo tra Nord e Sud del Paese e alle implicazioni di un tipo di sviluppo incompiuto, distorto, dipendente e frammentato”.

Con questo giudizio, ripreso e argomentato in modo compiuto e convincente in ogni parte del documento, veniva evidenziato un divario economico tra Nord e Sud del Paese.

Un divario che, nonostante decenni di politiche di intervento straordinario, appariva ancora molto lontano dall’essere superato.

Lo scorso febbraio, a vent’anni di distanza da quello storico documento, la CEI è tornata sull’argomento pubblicando un nuovo intervento dal titolo “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”.

Desiderio dei vescovi è ”riprendere la riflessione sul cammino della solidarietà nel nostro Paese, con particolare attenzione al Meridione d’Italia e ai suoi problemi irrisolti, riproponendoli all’attenzione della comunità ecclesiale nazionale”.

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