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Convegno Ecclesiale Regionale. Intervista a Mons. Pietro Maria Fragnelli

La Chiesa di Puglia si prepara al terzo Convegno Regionale sul tema "I laici nella Chiesa e nella società pugliese oggi", in programma a San Giovanni Rotondo dal prossimo 27 aprile al 30 aprile. Oltre 350 delegati dalle 19 Diocesi regionali si interrogheranno sui temi del laicato cattolico (Educatori, Corresponsabili, Testimoni) per aprire un confronto che sappia coinvolgere le identità e le istituzioni sociali dalla famiglia, all'associazionismo, alla pubblica amministrazione, al mondo dell'economia e del lavoro, alla luce di una attuale riproposizione del Vangelo. Sono state realizzate delle interviste ad alcuni Vescovi sulle nove aree di discussione in cui si articolerà il convegno stesso.

puglia2.jpgIntervista a Mons. Pietro Maria Fragnelli, Vescovo di Castellaneta e Presidente dell'Istituto Pastorale Pugliese, in preparazione del III Convgeno Ecclesiale regionale di san Giovanni Rotondo (27 - 30 aprile 2011) sul tema: "I laici nella Chiesa e nella società pugliese oggi".

 

 

fragnelli.jpgQual è il compito più urgente che l’Istituto pastorale pugliese deve affrontare nel contesto della nostra regione? 

Il compito istituzionale ricevuto dalla Conferenza episcopale pugliese è di coordinamento delle attività pastorali dell’intera regione. Siamo consapevoli che oggi le problematiche e le prospettive della nostra gente non siano circoscrivibili dentro aree giuridiche predeterminate, appartengono a tutto il territorio. Perciò è richiesta la collaborazione dell’istituto perché porti ad attuazione le linee comuni per la crescita pastorale ma anche anche per approfondire temi quali la solidarietà, l’evangelizzazione, la formazione permanente di sacerdoti e laici.

Qual è la definizione ideale di laicato nella Chiesa e nella società?

Il tema laicato parte dal battesimo, il popolo di Dio che riceve fisionomia dall’appartenenza a Cristo. Il laico è una persona pienamente consapevole dell’appartenenza a Cristo e alla comunità. È nella Storia senza essere della Storia. È nella Storia con le sue responsabilità, i suoi pesi e anche le sue risorse, ma è cittadino, membro di un mistero di Amore che è il Regno di Dio.

Parlando di giovani, spesso la difficoltà maggiore è mantener viva la fede oltre i sacramenti. Come superare questo limite?

La fase dei sacramenti è importante, impegna molte energie. Ci vede tutti coinvolti, parrocchie e famiglie. È una fase ancora viva e feconda nel nostro territorio ma subito dopo comincia quel percorso di allontanamento dalla pratica della fede, cade quel senso forte di appartenenza e ciò sembra compromettere il percorso di fede. Da più parti si dice che questa è la prima generazione incredula. Sono giovani maturati spesso nelle grandi metropoli, in contesti sociologici che conservano meno la memoria religiosa. Il compito dunque è essere accanto ai giovani, non avere paura di accompagnarli, vivere le loro eccentricità, le delusioni, le loro frustrazioni, vivere percorsi dove talvolta è presente il nichilismo. Occorre trovare linguaggi nuovi, tempi nuovi per non meravigliarsi dei percorsi che oscillano tra depressioni ed esaltazioni. E poi trovare con i giovani, e non solo per i giovani, risposte nuove soprattutto nel mondo dei mass media che più li affascina ma allo stesso tempo li mette in difficoltà perché non mantiene le promesse fatte. Insomma è necessario rafforzare le nostre competenze nell’ascolto e nel potenziamento delle loro risorse.

La fede non può essere vissuta solo nell’ambito parrocchiale. Come educare a essere non solo fedeli ma anche testimoni della propria fede?

È importante valorizzare i grandi testimoni che costellano la nostra realtà ecclesiale. Dobbiamo dire che purtroppo abbiamo la memoria corta. Io pensavo in questi giorni di celebrazione dell’Unità d’Italia a quanti uomini e quante donne con la loro santità di vita hanno vissuto in senso unitario questo abito bello della nostra patria. Questo è il primo percorso da illuminare e far presente ai giovani. Molti centri culturali si stanno impegnando in questo senso.

Poi è necessario pensare a esperienze costruttive come il volontariato a servizio dei disabili, degli emarginati, degli immigrati. Le nostre comunità dovrebbero essere attrezzate per far fare ai giovani queste esperienze. Non bastano le idee, se non vengono tradotte in pratica.

E poi, terzo punto, considerare che la testimonianza non è un evento solitario, il Vangelo vissuto genera sempre comunione per migliorare il mondo che abbiamo ricevuto.

Dinanzi alle famiglie poco presenti cosa può fare la comunità per insegnare ad accogliere il Vangelo?

Trasformare le famiglie da fruitori a soggetto attivo nella Chiesa e nella società è la grande sfida. La pastorale è sensibilizzata continuamente ad accompagnare le giovani coppie che vivono il momento più delicato per l’acquisizione di sicurezza del percorso. Siamo certi che, se correttamente accompagnate dal calore della comunità, sono realtà che possono superare i problemi psicologici, medici, pedagogici, spirituali che devono affrontare. Se cresce l’attenzione sicuramente le famiglie diventano soggetti attivi per la trasmissione della fede sia verso i figli sia nella presenza operosa che migliora il tessuto sociale. Noi abbiamo grandi speranze.

Le proposte attuali sono scoraggianti, tendono all’individualismo non alla famiglia, siamo vittime di una “corrente fredda” che impone modelli individualistici. Siamo invece convinti che ogni comunità familiare, sostenuta nella sua missione, diventa una grande risorsa. Aldo Moro dopo la seconda guerra mondiale diceva che la famiglia è riserva di tutti i valori cui può attingere lo Stato.

In che misura e in che modo le famiglie pugliesi partecipano alla vita ecclesiale?

Non è facile dirlo, ma da noi si registra una partecipazione cospicua delle famiglie. E questo è un fenomeno che ci fa dire ancora che la famiglia pugliese è piena, capace di educare attraverso il percorso parrocchiale. Certo, avvertiamo i limiti, non basta la scuola e i sacramenti. Avvertiamo il desiderio di rendere la famiglia sempre più protagonista, per questo si stanno moltiplicando i percorsi di spiritualità familiare che rappresentano un’educazione continua alla missione. Queste proposte vanno incoraggiate, sia che provengano da aggregazioni come l’Azione cattolica sia che si tratti di nuove realtà come i Focolari, il Rinnovamento dello Spirito, i Neocatecumenali. La Chiesa di Puglia avverte l’urgenza di camminare con i piedi e con la testa delle comunità familiari, sostenute da tutti i percorsi di provocazione alla crescita.

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