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Cura del creato un'opera di misericordia

Papa Francesco invita a compiere una nuova “opera di misericordia” verso il creato cominciando a pentirsi del “male che stiamo facendo alla nostra casa comune”

Ascoltare il grido della Terra, ascoltare il grido dei poveri. Lo ha scritto Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale di preghiera, di carattere ecumenico, per la cura del creato, istituita dal Pontefice il 10 agosto 2015.

Nell’anno del Giubileo straordinario della misericordia, Papa Francesco invita a compiere una nuova “opera di misericordia” verso il creato cominciando a pentirsi del “male che stiamo facendo alla nostra casa comune” e “dopo un serio esame di coscienza” confessare “i nostri peccati contro il Creatore, contro il creato, contro i nostri fratelli e le nostre sorelle”.

È il “gesto” chiesto da Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato che la Chiesa cattolica – in pieno Giubileo – celebra l'1 settembre, in unione con i fratelli e le sorelle ortodossi e con l’adesione di altre Chiese e comunità cristiane.

Il messaggio si conclude con l’indicazione di compiere una “nuova opera di misericordia” verso il creato: “spirituale” – suggerisce il Papa – che si può realizzare fermandosi in “contemplazione riconoscente del mondo” e “corporale”, attuando invece “semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo” per “costruire un mondo migliore”. “Mi permetto di proporre un complemento ai due tradizionali elenchi di sette opere di misericordia – precisa Francesco -, aggiungendo a ciascuno la cura della casa comune”.

Leggi il Testo integrale del messaggio del Papa per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato.

© Avvenire, 1 settembre 2016

 

L'appello di Caritas italiana alle istituzioni a mettere in atto misure di prevenzione efficaci

Terremoto, l'appello di Caritas: prevenzione e cura del creato

 

Don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana si è di nuovo recato ieri nei luoghi colpiti dal sisma per testimoniare vicinanza e accompagnamento e l’impegno della Caritas di restare accanto alle persone per ripartire proprio dalle relazioni e dal tessuto sociale. «Come ha sottolineato il vescovo di Rieti, Domenico Pompili nell’omelia di ieri ad Amatrice – ribadisce don Soddu – dobbiamo sempre ricordarci che ‘il terremoto non uccide, ma uccidono le opere dell’uomo’. È necessario dunque uno sforzo collettivo di ricognizione e di revisione e un impegno individuale. Ciascuno nel proprio ambito, ma avendo presente la portata globale del compito».

Don Soddu ha citato anche le parole del vescovo di Ascoli Piceno, Giovanni D’Ercole: «Il terremoto, come la malattia il dolore e la morte, possono strapparci tutto eccetto l’umile coraggio della fede».
Caritas italiana invita a «rendere concreta una vera alleanza tra il pianeta e l’umanità: occorre un cambiamento degli stili di vita personali, ma anche un’incisiva azione collettiva, e una vigilanza costante». «In vista della colletta nazionale del 18 settembre, – ha aggiunto il direttore di Caritas italiana – alla luce anche del concomitante Congresso eucaristico nazionale, l’auspicio è che si moltiplichino le attività di animazione e sensibilizzazione delle comunità locali”.

A questo proposito Caritas italiana pubblica un dossier con dati e testimonianze dal titolo “Per un’ecologia umana integrale. Salvare il pianeta, salvare i poveri, salvare l’umanità”. Dal 2008 al 2014 – si legge nel rapporto – oltre 157 milioni di persone sono state costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi. Tra le cause che costringono famiglie e comunità ad abbandonare le proprie abitazioni, soprattutto tempeste e alluvioni. Queste hanno rappresentato l’85% delle cause, seguite proprio dai terremoti.

L’Asia è la regione al mondo più a rischio catastrofi: in quest’area si concentra il 70% di vite umane perse a causa dei disastri. Anche in Italia, precisa il dossier, è necessario “mettere in atto strategie di adattamento rispetto alle conseguenze dei cambiamenti del clima che sono già in corso” e “attivare una mobilitazione a tutti i livelli, dai cittadini alle municipalità, dalle regioni al governo nazionale, per mettere in campo azioni in risposta a queste sfide”.

Il dossier riporta esempi di interventi realizzati in Asia, con un appello ai leader del G7 che si riuniranno in Italia nel maggio del 2017: “accelerare il percorso di ratifica e realizzazione degli impegni assunti con la conferenza sul clima di Parigi, del dicembre 2015 e partire dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs)” come “punto di partenza per un percorso di reale cambiamento negli attuali sistemi di vita e di produzione”.

© Avvenire, 31 agosto 2016

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