Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

IN AGENDA

Da Assisi a Coriano

Nello stesso giorno l'incontro delle religioni nella città di san Francesco e i funerali di Simoncelli: lo stesso richiamo al senso ultimo della vita e della morte

Proprio nel giorno del raduno interreligioso di preghiera di Assisi, mentre i rappresentati delle maggiori fedi del pianeta riflettevano sulla pace, la giustizia, la vita e i grandi interrogativi dell'uomo, in contemporanea si celebravano nella cittadina di Coriano i funerali del motociclista Marco Simoncelli, seguiti da oltre quindicimila anime. Mi sono chiesto più volte se fosse possibile trovare un collegamento, oltre gli effetti mediatici e alla inevitabile commozione per la morte di un ragazzo, tra questi due vicende umane. Credo di si. In redazione seguivo in contemporanea le immagini e i commenti su due monitor: in uno il funerale di Simoncelli e nell'altro del meeting di Assisi.

Non era impossibile trovare analogie anzi, erano un richiamo al senso più profondo della vita e al mistero della morte e i suoi interrogativi, che ho trovato presenti, in forme e modi assolutamente differenti in entrambi i luoghi. Chi siamo noi? Da chi dipende la vita e la morte, il mistero dell'esistere e altro ancora. Nei volti di Assisi e Coriano si leggevano radicate e ineludibili queste domande e la tensione spirituale dell'uomo. Non solo nel cuore della città del santo Francesco, tra i capi delle religioni ma anche in quella massa silenziosa e composta di persone che si stringeva intorno alla disperazione, espressa con una dignità e una speranza incredibili, della famiglia del pilota.

Marco Simoncelli, detto Sic, era un ragazzo. È morto in una gara sportiva in una domenica di ottobre a soli 24 anni. Era gentile, gioviale, simpatico, un tipo allegro e vivace, ovvero pieno di vita. La sua morte ha colpito l'intera comunità nazionale, ha travolto dal dolore la sua famiglia, la sua fidanzata, il mondo giovanile. Una tragedia che ha ricordato quella del Grande Torino, della morte di Scirea, di Pantani, di Villeneuve, ma forse con qualcosa di altro e più profondo ancora. Sic era un personaggio del mondo sportivo e giovanile, ma conservava nel suo sorriso di post adolescente quella voglia di sfondare, urlare, andare oltre per dire ci sono, ci siamo, abbiamo la vita e dobbiamo viverla con intensità.

La morte l'ha colto («Vegliate perché non sapete né il giorno né l'ora» Matteo  25, 1-13), ma nella sua tragica fine, ha fatto risvegliare sentimenti profondi, ed ha donato a tutti quella meraviglia e mistero che si chiama vita umana. Del mistero della fede cristiana, della volontà di dire che siamo unici ed irripetibili ma fondamentalmente fragili ha parlato il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi che ha detto parole che restano. Non si misura la fede da queste cose, ma fa impressione vedere come la tragedia della morte giovane e improvvisa possa risvegliare sentimenti di nostalgia e di ritorno a ciò che conta nell'esistenza di ogni uomo: l'amore, la fraternità, l'abbraccio del Padre per tutti.

Luca Rolandi

© www.vinonuovo.it, 29 ottobre 2011

Prossimi eventi