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Da Bari una speranza per il Mediterraneo

Al via nel capoluogo pugliese l’incontro dei vescovi e dei patriarchi dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Ad aprire i lavori il cardinale Bassetti, presidente della Cei: fermare subito guerre, divisioni e violenze

“Mediterraneo non è solo bellezza generata dall’incontro delle diversità ma è anche violenza che esplode a causa dell’incapacità di comporre i giochi di potere, gli interessi contrapposti e le paure che queste stesse diversità possono alimentare”. Il cardinale Gualtiero Bassetti, vescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, utilizza questa immagine forte, dolorosa, per aprire i lavori di Mediterraneo, frontiera di Pace, l’evento di spiritualità e di riflessione in corso al Castello Svevo di Bari al quale parteciperanno per cinque giorni cinquantotto vescovi e patriarchi di venti Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. L’incontro, che per le modalità di svolgimento può essere assimilato ad un vero e proprio sinodo, ha nella sua agenda temi cruciali come la fratellanza, la pace, la libertà religiosa. Senza dimenticare la situazione delle Chiese locali ed il loro rapporto con quelle sorelle.

Bassetti: essere Chiesa profetica

Per contrastare le violenze, la povertà, le crescenti crisi politiche che attanagliano le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, il cardinale Bassetti indica alla Chiesa la strada della profezia: “Essere Chiesa profetica – spiega - vuol dire essere Chiesa che vive della beatitudine dei poveri, degli affamati, degli assetati di giustizia” . Ma prima, aggiunge,  dobbiamo “passare per il Miserere. Dobbiamo riconoscere che, fin dall’antichità cristiana, le nostre divisioni ecclesiali hanno ricalcato e rinforzato le divisioni culturali, politiche e militari dei popoli mediterranei”. Poi citando Giorgio La Pira, il presidente della Cei chiede che “il Mediterraneo torni ad essere quello che fu”. Uno sforzo al quale sono chiamate, con estrema celerità, anche la società civile e la politica.

Cinque giorni di dialogo e preghiera

I cinque giorni di lavori saranno scanditi da tavoli quotidiani di ascolto, confronto, dibattito. Ma anche da momenti di preghiera comune e la celebrazione mattutina della Santa Messa nella cripta della Basilica di San Nicola.  Perché la preghiera è il motore di questo consesso. Monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, vicepresidente della Cei e coordinatore dell’evento, lo spiega bene quando afferma che” è il Vangelo di Gesù che urge ad aprire possibilità di dialogo”: “ Ma non apriremo reali possibilità alle genti a cui ci rivolgiamo se non siamo evangelizzati anzitutto noi”. Perché, assicura monsignor Raspanti, la missione di annunciatori del Vangelo sgorga dall’ascolto della Parola di Dio”. Dunque, dalla preghiera.

A concludere i lavori, domenica, sarà Papa Francesco

A chiudere i lavori sarà, domenica 23 febbraio, Papa Francesco. Prima di celebrare la Santa Messa, al Pontefice verranno presentate le conclusioni del confronto “sinodale”, con un documento condiviso, frutto del discernimento comune.

Federico Piana – inviato a Bari

© www.vaticannews.va, mercoledì 19 febbraio 2020

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