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Documento della Congregazione del clero. Ecco la formazione del buon sacerdote

Il testo, promulgato nella solennità dell’Immacolata Concezione, si intitola “Il dono della vocazione presbiterale”

«Mediatori» dell’amore di Dio, non «intermediari» che pensano al proprio interesse: è l’identikit del sacerdote tracciato ieri da papa Francesco nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. Nella sua riflessione ha posto l’accento anche anche su alcune tentazioni che possono far vacillare il ministero presbiterale.

Francesco ha chiesto ai preti di non essere né «rigidi» né «mondani». Da qui l’invito ai giovani sacerdoti: non trasformatevi in «funzionari» del sacro. La logica di Gesù, ha proseguito il Papa dovrebbe dare «piena soddisfazione» a un sacerdote. «Gesù – ha sottolineato – è il mediatore fra Dio e noi. E noi dobbiamo prendere questa strada di mediatori», «non l’altra figura che assomiglia tanto ma non è la stessa: intermediari».

L’intermediario, infatti, «fa il suo lavoro e prende la paga». Il mediatore, invece, «perde se stesso per unire le parti, dà la vita, se stesso, il prezzo è quello: paga con la propria vita, la propria stanchezza, il proprio lavoro, tante cose, ma – in questo caso il parroco – per unire il gregge, per unire la gente, per portarla a Gesù. La logica di Gesù come mediatore è la logica di annientare se stesso». Il sacerdote autentico, ha proseguito il Papa, «è un mediatore molto vicino al suo popolo», mentre l’intermediario «non sa cosa significhi sporcarsi le mani».

Sulla stessa lunghezza d’onda è il nuovo documento promulgato – nella solennità dell’Immacolata Concezione – dalla Congregazione per il clero dal titolo “Il dono della vocazione presbiterale”. Il testo con la Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis aggiorna le regole indicate nel 1985 dalla Santa Sede sulla formazione dei presbiteri e riprende le linee guida dell’Esortazione apostolica del 1992 Pastores dabo vobis di Giovanni Paolo II. Un documento – ha sottolineato il cardinale prefetto Beniamino Stella – che vuole essere uno strumento efficace per la «formazione integrale» del sacerdote. Ampio spazio viene dato alla vita del seminarista che precede l’ordinazione presbiterale, avendo fra le stelle polari virtù come l’«essere leali, per nulla rigidi, mai ipocriti» e con il «senso del bello». Inoltre viene indicata un criterio per i candidati agli ordini sacri: «La mancanza di una personalità ben strutturata ed equilibrata rappresenta un serio e oggettivo impedimento per il prosieguo della formazione». Le capacità di sperimentare la «vita comune», di affidarsi a un buon direttore spirituale come la pratica ordinaria dei Sacramenti sono – secondo la Ratio – sono necessarie nel percorso di discernimento.

Ampio spazio viene dato alla centralità della dimensione affettiva dei futuri sacerdoti, alla formazione filosofica (strategica si legge anche per il «dialogo con chi non crede») e teologica (senza tralasciare questioni come la salute psichica e fisica). Si tratta di elementi per offrire «buoni preti» aperti al mondo e capaci di «intessere relazioni personali» ma anche in grado di accettare armonicamente la «sfida del celibato».

«Per essere un buon prete – ha ribadito al momento della presentazione il cardinale Stella – oltre ad avere superato tutti gli esami, occorre una comprovata maturazione umana, spirituale e pastorale».

Di grande interesse – nel documento composto da più di 90 pagine – è l’attenzione data alle vocazioni adulte (non vengono dimenticati i casi di chiamate al sacerdozio sbocciate tra indigeni o migranti) e ai Seminari(maggiori e minori dove viene evidenziata, tra l’altro, la questione della «castità giovanile») e all’accompagnamento nel «cammino di discernimento» da parte degli esperti in materie psicologiche.

Un intero paragrafo si sofferma sulla questione delle «persone con tendenze omosessuali» e conferma, citandola ampiamente, l’«istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali» emanata da Benedetto XVI il 4 novembre 2005. Un richiamo, quest’ultimo, in linea con il magistero, – è la precisazione della Ratio – dove pur nel rispetto delle storie particolari si invita a non ammettere nei Seminari coloro «che praticano l’omosessualità» o «con tendenze omosessuali profondamente radicate». I futuri preti sono chiamati ad amare la Chiesa nel solco della tradizione e, come direbbe papa Francesco, ad essere «discepoli innamorati del Signore».

 

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Filippo Rizzi

© Avvenire, venerdì 9 dicembre 2016

 

Sacerdoti con una maturazione umana, spirituale e pastorale

Il documento della Congregazione per il clero, promulgato nella Solennità dell’Immacolata Concezione, rimette al centro la formazione integrale dei preti

La formazione dei sacerdoti deve essere “rilanciata, rinnovata e rimessa al centro”. Questo, sottolinea il cardinale Beniamino Stella nell'intervista all’Osservatore Romano, nella quale spiega i motivi che hanno ispirato la stesura della nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, promulgata nella Solennità dell’Immacolata Concezione.

Il prefetto della Congregazione per il Clero sottolinea che il documento, pubblicato a 46 anni dall’ultima Ratio fundamentalis, vuole essere uno strumento efficace e aggiornato per la “formazione integrale” del sacerdote.

 

Documento illuminato dalla parola di Papa Francesco sul sacerdozio

Una formazione, dunque, capace di “unire in modo equilibrato la dimensione umana, quella spirituale, quella intellettuale e quella pastorale, attraverso un cammino pedagogico graduale e personalizzato”. Il cardinale Stella afferma che, nella redazione del documento, ci si è sentiti “incoraggiati e illuminati dal magistero di Papa Francesco, con la spiritualità e la profezia che contraddistinguono la sua parola”. La cura dei sacerdoti e della loro formazione, ribadisce, è “un aspetto fondamentale dell’azione ecclesiale di questo Pontificato”.

 

Non basta superare tutti gli esami, serve formazione integrale

Il cardinale Stella evidenzia dunque che nella vita della Chiesa “le novità non sono mai separate dalla tradizione”, al contrario “la integrano e la approfondiscono”. Nel documento, quindi, rientrano le indicazioni offerte dalla Pastores dabo vobis, del 1992, circa la formazione integrale. La nuovaRatio, prosegue, cerca di “superare alcuni automatismi che sono venuti a crearsi in passato; la sfida è proporre un cammino di formazione integrale che aiuti la persona a maturare in ogni aspetto e favorisca una valutazione finale fatta in base alla globalità del percorso”.

In breve, riprende il porporato, “per essere un buon prete, oltre ad aver superato tutti gli esami, occorre una comprovata maturazione umana, spirituale e pastorale”.

Per la formazione sacerdotale servono: umanità, spiritualità, discernimento

Il prefetto della Congregazione per il Clero indica dunque tre “parole chiave” per cogliere la visione di fondo del documento. Innanzitutto “umanità”: abbiamo bisogno di sacerdoti “dal tratto amabile, autentici, leali, interiormente liberi, affettivamente stabili, capaci di intessere relazioni interpersonali pacificate e di vivere i consigli evangelici senza rigidità, né ipocrisie o scappatoie”. La seconda parola è “spiritualità”: il prete, ammonisce il cardinale Stella, non è un “organizzatore religioso o un funzionario del sacro, ma è un discepolo innamorato del Signore, la cui vita e il cui ministero sono fondati nell'intima relazione con Dio”. Infine, la terza parola: “discernimento”. Il porporato ricorda che, parlando all'ultima assemblea della Compagnia di Gesù, il Papa aveva manifestato la preoccupazione che nei seminari “è tornata a instaurarsi una rigidità che non è vicina a un discernimento delle situazioni”. La “sfida principale”, ribadisce dunque il cardinale Stella, che la Ratio intende raccogliere “ci viene ancora da Papa Francesco: formare preti lungimiranti nel discernimento”.

© Avvenire, giovedì 8 dicembre 2016

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