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Dopo Amoris laetitia. Famiglia, la nuova università di papa Francesco

Motu proprio per la creazione di un Istituto pontificio per matrimonio e famiglia. Si occuperà di teologia e di morale, ma anche di antropologia, fragilità e difesa del creato

Dopo Amoris laetitia, ecco anche l’università della famiglia in linea con le indicazioni dell’esortazione postsinodale. Oltre alla teologia e alla morale, il nuovo ateneo di eccellenza voluto da papa Francesco di occuperà di antropologia, scienze umane, fragilità, difesa del creato e tanto altro. Cioè della famiglia “in tutta la sua complessità, nelle sue luci e nelle sue ombre”. Con il Motu proprio reso noto ieri, il Papa ha sciolto il Pontificio istituto “Giovanni Paolo” per studi su matrimonio e famiglia e ha istituito il Pontificio istituto teologico “Giovanni Paolo II” per le scienze del matrimonio e della famiglia. Nome quasi identico per finalità quasi simili. Perché allora un atto formale, suggellato da un forma così impegnativa come una lettera apostolica per ottenere un obiettivo che, a prima vista, non si scosta molto dall’originale, se è vero che anche le autorità accademiche - gran cancelliere, preside e consiglio d’istituto – rimangono le stesse? Lo spiega Francesco stesso nel documento Summa familiae cura con cui segna una nuova tappa nella sua rivoluzione evangelica per definire con modalità nuove, più aderenti alla realtà, il rapporto tra famiglia e Chiesa.
Tre soprattutto le motivazioni che hanno sollecitato il Papa in questa decisione. La volontà di confermare l’intuizione geniale di Giovanni Paolo II nella scelta di istituire una realtà di alto livello accademico per lo studio della famiglia e del matrimonio. L’esigenza di riorganizzare l’istituto sulla base di una realtà familiare che, 36 anni dopo la scelta di papa Wojtyla, non solo è profondamente mutata ma manifesta segnali sempre più preoccupanti di fragilità nelle dinamiche interne e di indifferenza, se non di lontananza, per quanto riguarda il rapporto con la comunità ecclesiale. Infine, l’urgenza di modellare il nuovo istituto sulle indicazioni emerse dal lungo cammino sinodale 2014-2015, sfociato lo scorso anno nell’Amoris laetitia.

Sarebbe risultato un po’ singolare che, dopo aver approfondito per quasi un triennio il “prezioso poliedro” della famiglia nella sua bellezza e nella sua complessità, il Papa non avesse adeguato anche la punta avanzata della ricerca e dell’approfondimento universitario alle nuove, pressanti e inderogabili istanze.
“Questa stagione sinodale – scrive Francesco nel Motu proprio – ha portato la Chiesa a una rinnovata consapevolezza del vangelo della famiglia e del matrimonio e delle nuove sfide pastorali a cui la comunità cristiana è chiamata a rispondere”. Da qui l’esigenza che non venga meno, neppure nella formazione accademica – “la prospettiva pastorale e l’attenzione alle ferite dell’umanità”. Anche gli studi universitari dovranno tenere presente, accanto al “profilo ecclesiale della famiglia”, alla “verità della rivelazione e la sapienza della tradizione della fede”, il cambiamento antropologico-culturale “che influenza oggi tutti gli aspetti della vita e richiede un approccio analitico e diversificato”.

Poi, ecco il passaggio determinante della lettera che, se a una parte rende onore come detto alla profezia di papa Wojtyla, non perde di vista gli scenari futuri e obbliga al rinnovamento. C’è un rimescolamento così profondo e spesso di così difficile lettura degli scenari familiari che non ci è consentito, prosegue Francesco “limitarci a pratiche della pastorale e della missione che riflettono forme e modelli del passato”. Anzi, occorre essere “interpreti consapevoli e appassionati della sapienza della fede in un contesto nel quale gli individui sono meno sostenuti che in passato dalle strutture sociali, nella loro vita affettiva e familiare”.

Da qui l’urgenza di procedere alla fondazione di un nuovo istituto di alta specializzazione universitaria capace di accompagnare quella “conversione pastorale” e quella “trasformazione missionaria della Chiesa” che Francesco considera obiettivi irrinunciabili del suo pontificato. Il nuovo istituto, si legge ancora nella Lettera apostolica, dovrà essere un centro accademico di riferimento “nel campo delle scienze che riguardano il matrimonio e la famiglia, e riguardo ai temi connessi con la fondamentale alleanza dell’uomo e della donna per la cura della generazione e del creato”.
Per realizzare pienamente il suo nuovo, impegnativo, mandato la nuova realtà accademica potrà contare su strutture e strumenti adeguati e avrà anche la possibilità, pur rimanendo legata all’Università lateranense, di “conferire jure proprio” ai suoi studenti, tutti i gradi accademici, dal diploma al dottorato.

Come realizzare la trasformazione, quali aree di studio e di ricerca inserire nella nuova realtà accademica, come ampliare la didattica saranno problemi di cui si occuperanno il gran cancelliere del nuovo “Giovanni Paolo II”, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, e il preside monsignor Pierangelo Sequeri. “L’attuazione del progetto del nuovo istituto – hanno osservato – deve ora essere ragionata e condivisa per quanto attiene alle sue soluzione tecniche, con gli interlocutori di volta in volta competenti”. E quindi Congregazione per l’educazione cattolica, Dicastero per i laici, famiglia e vita, Pontificia accademia per la vita. Paglia e Sequeri hanno fatto notare che il nuovo istituto ribadendo la centralità della famiglia nei percorsi di conversione pastorale, e proponendosi la cura della condizione familiare nell’odierno mutamento dei legami sociali e degli assetti civili, pone anche domande fondamentali: “Come si modella questa trasformazione della prativa testimoniale della fede evangelica, che restituisce la forma stessa della Chiesa all’evidenza bella e incoraggiante della ‘grande famiglia’ dell’amore di Dio, che accompagna e accoglie?”.

Nella portata innovativa della nuova realtà, che allargando il campo d’indagine ai temi della generazione e del creato – concludono – “valorizza la differenza e l’alleanza creaturale dell’uomo e della donna alla cura globale dell’habitat comune e all’edificazione della storia attraverso la generazione” c’è il senso del nuovo istituto, frutto della maturazione sinodale confermata da Amoris laetitia.

Luciano Moia

© Avvenire, martedì 19 settembre 2017

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