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Fiorello, finale di cattivo gusto

La tirata sul preservativo, la canzone scatologica di Benigni. Quando la trasgressione si risolve in goliardia retrodatata

Certo ci voleva del coraggio. Ma senza coraggio non c’è trasgressione. E dalla capacità di trasgredire si giudica la statura di un artista. Così anche Fiorello, finalmente, si adegua. Già accusato di fare una tv nazional popolare, perfino adatta alle famiglie – l’imputazione è grave, non sottovalutiamone il peso – porta adesso la trasgressione alle alte vette dello share.

     Non solo fa cantare a Benigni l’elogio della cacca e dei suoi modi di produzione, creando una breccia nel conformismo imperante. Ma pronuncia la parola vietata, profilattico, e per di più ne fa una tematica da coro, coinvolgendo un pubblico che davvero non sapeva di dover osare tanto. E la domanda infernale al direttore Mazza, brividi in platea: l’ha mai usato, lei, il profilattico? Lo sventurato piegò il capo.     

     Serata memorabile a Raiuno, tanto più trasgressiva in quanto nata non da una notizia, come solitamente si usa, bensì da una non-notizia. Giorni fa abbiamo letto tutti del ministero che biecamente vietava la parola profilattico nella giornata contro l’Aids: e se non era il ministero era la gerarchia Rai, oppure la Commissione di vigilanza, o l’Ente Censura, o qualche tetra emanazione vaticana. Ora pare fosse solo una e-mail interna troppo zelante, priva di autorità e quindi di malefici influssi. Ma che vuol dire?     

     Come ha scritto un polemista di grana fine, basta il fatto che la non-notizia suonasse naturale, avesse un tasso di credibilità. Pericolo cioè virtuale, ma fosse mai che un giorno diventasse reale. Perciò Fiorello, con l’audacia dei forti, ha giocato d’anticipo. Un altro avrebbe reagito dopo il fatto. Lui, da artista che sa cogliere i climi, ha reagito prima.

     Vabbè, usciamo dallo scherzo. Sull’Aids, sulla prevenzione, sui mali dell’Africa e su quelli di aree più evolute, sui risvolti morali e religiosi, insomma su problemi vitali per il divenire umano si discute da gran tempo, nella pubblicistica corrente come nelle sedi più elevate. Dibattito teso e spesso drammatico, condotto comunque con argomentazioni che spaziano dall’etica alla medicina, fino ai dogmi della fede.

     Trasformare una simile dialettica in cori ridanciani, invitare il pubblico a sghignazzare, tirarla lunga con battute e allusioni, scivolare sul pruriginoso, questa non è trasgressione. E’ goliardia retrodatata, cattivo gusto. E mancanza di rispetto per le famiglie, a cominciare da quei tanti ragazzi che d’abitudine non seguono la tv ma accorrono quando c’è Fiorello. Che non sa di essere in cattedra e, per una volta che fa lezione, straparla.                         

Giorgio Vecchiato
 
© Famiglia Cristiana, 6 dicembre 2011
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