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«Gesù è tra i poveri, non dimentichiamoli»

Il Papa in Uganda. «Ho tanto desiderato visitare questa Casa della Carità, che il Cardinale Nsubuga fondò qui a Nalukolongo» e da qui, «da questa Casa, vorrei rivolgere un appello a tutte le parrocchie e le comunità presenti in Uganda e nel resto dell'Africa a non dimenticare le periferie della società e a ritrovare Cristo nel sofferente e in chi è nel bisogno».

Così Papa Francesco ha parlato nell'incontro (Leggi il testo completo) all'istituto che accoglie e cura poveri di ogni credo religioso, da sempre “legato all'impegno della Chiesa nei confronti dei poveri, dei disabili e dei malati”. «È triste quando le nostre società permettono che gli anziani siano scartati o dimenticati! È riprovevole quando i giovani vengono sfruttati dall'attuale schiavitù del traffico di esseri umani! Se guardiamo attentamente al mondo che ci circonda, pare che in molti luoghi si stiano diffondendo l'egoismo e l'indifferenza. Quanti nostri fratelli e sorelle sono vittime dell'odierna cultura dell'"usa e getta", che ingenera disprezzo soprattutto nei confronti dei bambini non nati, dei giovani e degli anziani!».

COSA HA DETTO PAPA FRANCESCO AI GIOVANI? (Leggi il testo)

«Aprite la porta del vostro cuore, fate entrare Gesù». Così Papa Francesco si è rivolto in spagnolo, alle migliaia di giovani presenti nell'area di Kololo Airstrip di Kampala.

Dopo aver sentito le tragiche testimonianze di due giovani, Winnie ed Emmanuel, che gli hanno "provocato dolore", Francesco sottolinea che "sempre c'è la possibilità" di superare le avversità, "di aprire un orizzonte, di aprirlo con la forza di Gesù".

"Una esperienza negativa può trasformare un muro in orizzonte che si apre al futuro", afferma il Pontefice. "Questa non è magia ma opera di Gesù, perché è il Signore e può fare tutto e Gesù - aggiunge - ha sofferto l'esperienza più negativa della Storia: è stato insultato, rifiutato, assassinato. Gesù per il potere di Dio, è risorto. Lui può fare in ognuno di noi tutto".

E ai giovani chiede: "Siete pronti a trasformare tutte le cose negative in positive? Siete disposti a trasformare l'odio in amore? Siete disposti a trasformare la guerra nella pace?".

Il Pontefice, a bordo della papamobile ha compiuto un giro lungo tutta l'area, per salutare i fedeli presenti fin dal mattino e che hanno seguito sui megaschermi la messa celebrata a Namugongo in onore dei martiri ugandesi.

Musiche, canti e danze, hanno accolto l'arrivo del corteo di auto del Papa. Guarda il video (Catholic News Agency)

Grande l'entusiamo dei ragazzi che si accalcano per poter vedere o toccare il Pontefice lungo il suo tragitto.

L'incontro con i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi

"Le diocesi con molti sacerdoti si offrano a quelle che hanno meno clero, in questo modo l'Uganda continuerà ad essere missionaria". Papa Francesco, durante il suo discorso a braccio davanti a sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi nella cattedrale di Kampala in Uganda, ha invitato alla generosità tra le Chiese. Legandolo al tema della fendeltà: "Fedeltà significa offririsi al vescovo per andare in un'altra diocesi che ha bisogno di sacerdoti e questo non è facile, fedeltà significa perseveranza nella vocazione", ha sottolineato Bergoglio che ha anche invitato i sacerdoti a "non smettere di pregare" e ad "andare regolarmente dal confessore".

"Non dimenticatevi di tutto quello che Dio ha fatto per il vostro popolo, chiedete la grazia della memoria - ha aggiunto Francesco - Il principale nemico della memoria è l'oblio, ma non è il piu pericoloso, il nemico più pericoloso è abituarsi a godere dei beni dei nostri padri". E ha sottolineato che "la chiesa in Uganda non può abituarsi mai al ricordo lontano dei martiri", ma "per essere fedele a questa memoria deve continuare a essere testimone".

© Avvenire, 28 novembre 2015

 

Il Papa: i martiri ispirino i credenti

 

​"La testimonianza dei martiri mostra a tutti coloro che hanno ascoltato la loro storia, allora e oggi, che i piaceri mondani e il potere terreno non danno gioia e pace durature. Piuttosto, la fedeltà a Dio, l'onestà e l'integrità della vita e la genuina preoccupazione per il bene degli altri ci portano quella pace che il mondo non può offrire". Lo ha detto Papa Francesco nel corso dell'omelia durante la celebrazione eucaristica per i martiri dell'Uganda, che si è tenuta questa mattina nell'area antistante il Santuario cattolico di Namugongo, nel 50° anniversario della canonizzazione di San Charles Lwanga e compagni, avvenuta a Roma il 18 ottobre 1969.

"Ciò non diminuisce la nostra cura per questo mondo, come se guardassimo soltanto alla vita futura. Al contrario - ha proseguito Francesco - offre uno scopo alla vita in questo mondo e ci aiuta a raggiungere i bisognosi, a cooperare con gli altri per il bene comune e a costruire una società più giusta, che promuova la dignità umana, senza escludere nessuno, che difenda la vita, dono di Dio, e protegga le meraviglie della natura, il creato, la nostra casa comune".

Nel segno del martirio e dell’ecumenismo si è aperta la seconda giornata in Uganda del Papa: prima dell'Eucaristia c’era stata la visita al Santuario anglicano di Namugongo dove il Papa in omaggio all’ecumenismo del sangue ha svelato una targa commemorativa dei 23 martiri anglicani torturati e uccisi alla fine dell’Ottocento. Poi dopo l’abbraccio all’arcivescovo anglicano e la preghiera silenziosa il trasferimento in papamobile al Santuario cattolico, distante appena 3 km, dove san Carlo Lwanga fu bruciato insieme ai suoi 21 giovani compagni il 3 giugno 1886 dopo averli iniziati alla fede in piena persecuzione anticristiana. Al sovrano Mwanda questi uomini non nascosero la loro fede nel vero re Gesù Cristo e per questo furuno trafitti con la spada e bruciati.

I 22 pilastri su cui poggia la chiesa in cui si è celebrata la Messa, la cui forma ricorda la capanna tradizionale dell’etnia Baganda, ricordano il sacrificio di questi 22 martiri cattolici. Il santuario consacrato da Paolo VI nel 1969 è luogo centrale nella storia della Chiesa e del Paese. E i 22 sono considerati i primi martiri riconosciuti dell’”Africa nera”.

Nel corso dell'omelia il Papa è tornato sul dono dello Spirito Santo: "un dono che è dato per essere condiviso. Ci unisce gli uni agli altri come credenti e membra vive del Corpo mistico di Cristo" ha affermato Francesco.

"Non riceviamo il dono dello Spirito soltanto per noi stessi, ma per edificarci gli uni gli altri nella fede, nella speranza e nell’amore.

Penso ai santi Joseph Mkasa e Charles Lwanga, che, dopo essere stati istruiti nella fede dagli altri, hanno voluto trasmettere il dono che avevano ricevuto. Essi lo fecero in tempi pericolosi. Non solo la loro vita fu minacciata ma lo fu anche la vita dei ragazzi più giovani affidati alle loro cure. Poiché essi avevano coltivato la propria fede e avevano accresciuto l’amore per Dio, non ebbero timore di portare Cristo agli altri, persino a costo della vita".

In questo modo "la loro fede divenne testimonianza; oggi, venerati come martiri, il loro esempio continua a ispirare tante persone nel mondo. Essi continuano a proclamare Gesù Cristo e la potenza della Croce".

© Avvenire, 28 novembre 2015

 

«La memoria dei martiri ispiri i cristiani»

 

Omelia nella Messa per i martiri ugandesi

«Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8).
Dall’età apostolica fino ai nostri giorni, è sorto un grande numero di testimoni a proclamare Gesù e a manifestare la potenza dello Spirito Santo. Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei Martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto “gli estremi confini della terra”. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue. Tutti questi testimoni hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita ed hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età.
Anche noi abbiamo ricevuto il dono dello Spirito, per diventare figli e figlie di Dio, ma anche per dare testimonianza a Gesù e farlo conoscere e amare in ogni luogo. Abbiamo ricevuto lo Spirito quando siamo rinati nel Battesimo, e quando siamo stati rafforzati con i suoi doni nella Confermazione. Ogni giorno siamo chiamati ad approfondire la presenza dello Spirito Santo nella nostra vita, a “ravvivare” il dono del suo amore divino in modo da essere a nostra volta fonte di saggezza e di forza per gli altri.
Il dono dello Spirito Santo è un dono che è dato per essere condiviso. Ci unisce gli uni agli altri come credenti e membra vive del Corpo mistico di Cristo. Non riceviamo il dono dello Spirito soltanto per noi stessi, ma per edificarci gli uni gli altri nella fede, nella speranza e nell’amore. Penso ai santi Joseph Mkasa e Charles Lwanga, che, dopo essere stati istruiti nella fede dagli altri, hanno voluto trasmettere il dono che avevano ricevuto. Essi lo fecero in tempi pericolosi. Non solo la loro vita fu minacciata ma lo fu anche la vita dei ragazzi più giovani affidati alle loro cure. Poiché essi avevano coltivato la propria fede e avevano accresciuto l’amore per Dio, non ebbero timore di portare Cristo agli altri, persino a costo della vita. La loro fede divenne testimonianza; oggi, venerati come martiri, il loro esempio continua ad ispirare tante persone nel mondo. Essi continuano a proclamare Gesù Cristo e la potenza della Croce.
Se, come i martiri, noi quotidianamente ravviviamo il dono dello Spirito che abita nei nostri cuori, allora certamente diventeremo quei discepoli missionari che Cristo ci chiama ad essere. Per le nostre famiglie e i nostri amici certamente, ma anche per coloro che non conosciamo, specialmente per quelli che potrebbero essere poco benevoli e persino ostili nei nostri confronti. Questa apertura verso gli altri incomincia nella famiglia, nelle nostre case, dove si impara la carità e il perdono, e dove nell’amore dei nostri genitori si impara a conoscere la misericordia e l’amore di Dio. Tale apertura si esprime anche nella cura verso gli anziani e i poveri, le vedove e gli orfani.
La testimonianza dei martiri mostra a tutti coloro che hanno ascoltato la loro storia, allora e oggi, che i piaceri mondani e il potere terreno non danno gioia e pace durature. Piuttosto, la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità della vita e la genuina preoccupazione per il bene degli altri ci portano quella pace che il mondo non può offrire. Ciò non diminuisce la nostra cura per questo mondo, come se guardassimo soltanto alla vita futura. Al contrario, offre uno scopo alla vita in questo mondo e ci aiuta a raggiungere i bisognosi, a cooperare con gli altri per il bene comune e a costruire una società più giusta, che promuova la dignità umana, senza escludere nessuno, che difenda la vita, dono di Dio, e protegga le meraviglie della natura, il creato, la nostra casa comune.
Cari fratelli e sorelle, questa è l’eredità che avete ricevuto dai Martiri ugandesi: vite contrassegnate dalla potenza dello Spirito Santo, vite che testimoniano anche ora il potere trasformante del Vangelo di Gesù Cristo. Non ci si appropria di questa eredità con un ricordo di circostanza o conservandola in un museo come fosse un gioiello prezioso. La onoriamo veramente, e onoriamo tutti i Santi, quando piuttosto portiamo la loro testimonianza a Cristo nelle nostre case e ai nostri vicini, sui posti di lavoro e nella società civile, sia che rimaniamo nelle nostre case, sia che ci rechiamo fino al più remoto angolo del mondo.
Possano i Martiri ugandesi, insieme con Maria, Madre della Chiesa, intercedere per noi, e possa lo Spirito Santo accendere in noi il fuoco dell’amore divino! Omukama Abawe Omukisa! (Dio vi benedica!)

© Copyright - Libreria Editrice Vaticana

 

Ai catechisti: siate maestri e testimoni

 

«Possa sant'Andrea, vostro Patrono, e possano tutti i catechisti ugandesi martiri ottenere per voi la grazia di essere saggi maestri, uomini e donne le cui parole siano ricolme di grazia, di una convincente testimonianza dello splendore della verità di Dio e della gioia del Vangelo!». Papa Francesco ha incoraggiato i catechisti e gli insegnanti dell'Uganda National Council of Laity, nell'incontro sul sagrato del Santuario di Munyonyo. Luogo importante per l'Uganda, dove furono uccisi nel 1886 i primi quattro martiri del Paese tra i quali Sant'Andrea Kaggwa, patrono dei catechisti ugandesi.


«Andate senza paura in ogni città e villaggio di questo Paese - continua il Pontefice -, per diffondere il buon seme della Parola di Dio, e abbiate fiducia nella sua promessa che tornerete festosi, con covoni ricolmi di un abbondante raccolto».
«Il vostro è un lavoro santo, e voglio sottolinearlo, il vostro è un lavoro santo. Insegnate ai bambini a pregare, e questa è una cosa importante. Grazie». Papa Francesco ha voluto ribadire il suo ringraziamento ai catechisti e insegnanti presenti, in migliaia sul sagrato Santuario di Munyonyo.

«Dovete essere maestri e anche testimoni» ha aggiunto il Papa. Poi il saluto: «Vi chiedo a tutti voi catechisti di pregare per e far pregare ai bambini per me. Omukama Abawe Omukisa! Dio vi benedica!».

© Avvenire, 28 novembre 2015

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