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Gioco d'azzardo, la politica squallida

Alla prossima tornata elettorale del 24 e 25 febbraio, la politica degli ultimi 20 anni dovrà essere valutata anche su come ha affrontato e intende affrontare questo argomento in Italia

 


In riferimento all’articolo «Stop alle vincite del “vincere facile”», apparso sul n° 52 di Famiglia Cristiana del 23 dicembre scorso, pubblichiamo una lettera aperta che ci ha inviato monsignor Alberto D’Urso, Vice-Presidente della Consulta Nazionale Antiusura.

 
 

Candore, stupore, meraviglia sono termini che nel periodo di Avvento e di Natale dovrebbero trovare alte e significative declinazioni. Invece, ancora una volta la politica si dice stupita se la società civile si schiera apertamente contro chiedendo alle Istituzioni di porre un argine serio e risolutivo alla piaga del gioco d’azzardo (che meglio chiamerei solo “azzardo” perché gioco non è) che ormai miete vittime quotidianamente. Accendere i riflettori, richiamare l’attenzione della politica su questo argomento crea maggiore disagio e stupore proprio quando interviene chi ha deciso di far valere il peso del suo incarico tecnico per senso di responsabilità e per salvare il Paese dal “baratro”.

Già, ma quale baratro? Quello economico, finanziario, morale, etico, sociale? Finora la politica ha mostrato “i muscoli” con le categorie più deboli: alle parole equità e rigore è riuscita a dare sfogo solo alla seconda con interventi pesanti sulla vita delle famiglie. Con le grandi lobby, invece, la politica si è palesata da sempre accondiscendente senza, perciò, mostrarsi mai seriamente stupita. Una di queste lobby è certamente quella del gioco d’azzardo che, con interventi sommersi e di dubbia provenienza, ha confermato di non accettare compromessi, battute di arresto e persino confronti. La lobby dell’azzardo da sempre è presente nelle stanze del potere.

Non è un segreto che ancora una volta, per mano di due senatori in Commissione Bilancio al Senato, qualche settimana fa, è stato deciso di immettere nel mercato altre 1.000 nuove concessioni (poker live) tentando anche di dare uno stop alla già vacillante Legge di Conversione del Decreto Balduzzi che innegabilmente per la prima volta scrive in una legge la parola gioco d’azzardo connotandola negativamente. Eppure alcune Associazioni di volontariato che operano nella società civile avevano dato precise indicazioni su come contrastare e regolamentare il gioco d’azzardo in Italia soprattutto nelle sue forme problematiche e patologiche.

Tra l’altro la Consulta Nazionale Antiusura con l’istituzione del Cartello “Insieme contro l’Azzardo” così come altre realtà socio-assistenziali di ispirazione ecclesiale e non, si sono messe con umiltà e spirito di collaborazione a disposizione delle Istituzioni. In eventi pubblici, più volte è stato incontrato da nostri rappresentanti e da membri di altre associazioni, proprio il ministro dimissionario Balduzzi, il quale si è sempre pronunciato positivamente, almeno negli intenti, con le richieste della società civile. La realtà però che subito dopo è emersa è stata molto diversa da quanto ci si sarebbe aspettato da un Governo improntato all’equità e al rigore. Tanto per fare un esempio, ricordiamo ancora la questione delle distanze delle sale gioco dai centri sociali: prima 500 metri, poi 200 metri per finire con il termine “in prossimità”, modifica che provocherà non pochi strascichi giudiziari.

Per continuare, nella Legge 189/12 viene subordinata la rilocalizzazione delle sale gioco compatibilmente con gli interessi di settore! Non è dato comprendere quali possano essere gli interessi di settore rilevanti che possano prevalere sulla salute di oltre un milione di giocatori patologici e di oltre 6 milioni tra familiari e amici che ne soffrono i riflessi negativi. In queste ultime settimane stiamo scoprendo in realtà quali siano gli “interessi di settore”. Dalle notizie diffuse su vari quotidiani nazionali, sta emergendo che la politica è sempre più coinvolta nel settore del gioco d’azzardo. Politici che sottraggono risorse al sociale per consumarle alle macchinette mangiasoldi; che promettono di togliere tasse (IMU) aumentando l’offerta di giochi avendo diretti loro interessi nel settore; che si fanno “foraggiare” per organizzare manifestazioni di piazza piuttosto che cene di partito, campagna elettorale e altre manifestazioni che indiscutibilmente rivelano degli interessi trasversali di dubbia liceità.

In questa ottica appare evidente che la tutela dei minori e delle categorie più disagiate è secondaria, senza parlare di un’altra esperienza che ci fa pensare che ciò che è uscito dalla porta rientra poi dalla finestra. Mi riferisco alla pubblicità ingannevole che non vede più come protagonisti i giocatori ma le società di calcio che trasmettono sulle magliette messaggi molto precisi e pericolosi. Non bisogna stupirsi se un settimanale come Famiglia Cristiana, che dà voce alla società civile, denuncia la scarsa attenzione della politica nell’affrontare il tema dell’azzardo. Alla prossima tornata elettorale del 24 e 25 febbraio, la politica degli ultimi 20 anni dovrà essere valutata anche su come ha affrontato e intende affrontare questo argomento in Italia.

Mons. Alberto D’Urso, Vice-Presidente Consulta Nazionale Antiusura

© Famiglia Cristiana, 2 gennaio 2013

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