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Giovedì Santo. Il Papa nel carcere Regina Coeli a Roma per la Messa «in Coena Domini»

Il 29 marzo Francesco laverà i piedi a dodici detenuti. Prima della celebrazione l'incontro con i reclusi malati. Lo scorso anno il Papa era stato fra i detenuti di Paliano

Sarà il carcere “Regina Coeli” a Roma a ospitare la Messa “in Coena Domini” presieduta da papa Francesco. La celebrazione si svolgerà nel pomeriggio di giovedì 29 marzo, Giovedì Santo, e durante l’Eucaristia avverrà il rito della lavanda dei piedi a dodici detenuti nella “Rotonda”, cuore della casa circondariale romana a due passi dal fiume Tevere e poco distante dalla Città del Vaticano. Ne dà notizia oggi la Sala Stampa della Santa Sede. La visita del Papa inizierà alle 16 e prevede l’incontro con i detenuti ammalati in infermeria, la celebrazione eucaristica e un incontro con alcuni reclusi della VIII sezione, quella per i cosiddetti «protetti», ossia in carcere per reati di natura sessuale.

Nella Messa “in Coena Domini” che rimanda all’Ultima Cena di Cristo con i discepoli nel Cenacolo si fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia come rito della «nuova ed eterna alleanza». Ma è lo stesso Messale romano che invita a meditare su altri due aspetti del mistero del Giovedì Santo: l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità, rappresentato dalla lavanda dei piedi.

Papa Francesco torna quest’anno a celebrare la Messa “in Coena Domini” in un carcere dopo che nel 2017 aveva presieduto l’Eucaristia del Giovedì Santo nella casa di reclusione di Paliano, in provincia di Frosinone, che accoglie collaboratori di giustizia e detenuti malati di tubercolosi. Del resto fin dall’inizio del suo pontificato Francesco ha scelto alcuni luoghi di difficoltà per la Messa in “Coena Domini”. Nel 2013 – anno della sua elezione – il Papa è andato nel carcere minorile di Casal del Marmo. Le altre Messe del Giovedì Santo sono state celebrate alla Fondazione Don Gnocchi per disabili e persone non autosufficienti (2014), nel carcere di Rebibbia (2015) e nel 2016 tra i rifugiati e richiedenti asilo del centro Cara di Castel Novo di Porto. Da sempre Bergoglio ha una particolare attenzione per il mondo delle carceri e spesso nei suoi viaggi incontra i detenuti.

Giacomo Gambassi

© Avvenire, martedì 20 marzo 2018

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