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Giubileo dei Carcerati. Il Papa vicino ai condannati a morte

Più volte Papa Francesco è stato in contatto telefonico nei mesi scorsi con condannati a morte. La sua vicinanza si esprime anche domenica 6 novembre con la Messa per il Giubileo dei carcerati

«Più volte Papa Francesco è stato in contatto telefonico nei mesi scorsi con condannati a morte. E questa sua vicinanza a loro non finirà con il termine del Giubileo». Lo ha spiegato l'arcivescovo Rino Fisichella, delegato pontificio per l'Anno Santo della Misericordia, presentando il Giubileo dei carcerati. «In San Pietro per l'occasione ci saranno detenuti con condanna definitiva all'ergastolo», ha detto il presule escludendo invece la presenza di condannati a morte «anche perché in Italia non c'è questa pena».

Che cos'è il giubileo dei carcerati


Al Giubileo dei carcerati che si celebra il 5 e il 6 novembre a Roma sono iscritte, al momento, oltre 4.000 persone, di cui più di mille saranno i detenuti, provenienti da 12 Paesi nel mondo: Inghilterra, Italia, Lettonia, Madagascar, Malesia, Messico, Olanda, Spagna, Usa, Sudafrica, tra cui una delegazione luterana dalla Svezia.

«Il gruppo più numeroso proviene dall’Italia con cui, fin dai primi mesi del Giubileo, si è potuto realizzare un’attiva collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero di Grazia e di Giustizia, unitamente all’Ispettorato generale dei Cappellani» ha sottolineato il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. «Questa fattiva collaborazione ha permesso che i detenuti di tutte le categorie possano essere rappresentati in San Pietro», ha proseguito: «Ci saranno, quindi, minori, persone in alternativa al carcere sul territorio, persone in detenzione domiciliare e detenuti definitivi con condanne diverse… Insomma, una presenza vera che segna un reale impegno per offrire un futuro e una speranza oltre la condanna e la durata della pena». La collaborazione con il ministero di Giustizia ha consentito, inoltre, che sei detenuti svolgessero il loro servizio come volontari del Giubileo.

Nella giornata di sabato 5 novembre i detenuti con i loro familiari, il personale penitenziario, i cappellani delle carceri, le associazioni che offrono assistenza all’interno e all’esterno delle carceri avranno la possibilità, nelle Chiese giubilari, di confessarsi e di compiere il pellegrinaggio verso la Porta Santa di San Pietro attraversando il percorso di via della Conciliazione, per prepararsi alla celebrazione di domenica 6 novembre con Papa Francesco.

 

Domenica 6 novembre alle 10 la Messa con Papa Francesco

«Nei mesi scorsi abbiamo scritto a tutte le Conferenze episcopali del mondo, invitando i vescovi a vivere questa domenica visitando le carceri e celebrando il Giubileo con i detenuti» ha spiegato monsignor Rino Fisichella, precisando che «quanto verrà vissuto domenica 6 novembre in San Pietro, troverà riscontro in tante diocesi del mondo che si uniranno al Santo Padre per celebrare in modo solenne questa giornata con i carcerati». «Nei mesi scorsi abbiamo scritto a tutte le Conferenze episcopali del mondo, invitando i vescovi a vivere questa domenica visitando le carceri e celebrando il Giubileo con i detenuti», ha aggiunto l'arcivescovo Fisichella.

Il servizio liturgico sarà svolto dai detenuti, e le ostie che saranno utilizzate per la Messa sono state prodotte da alcuni detenuti del carcere di Opera di Milano.
Per questa celebrazione, sarà esposto per la prima volta il Crocefisso restaurato di recente ad opera del Capitolo della Basilica. Si tratta di un Crocefisso ligneo del XIV secolo che, tolto il primo Giubileo del 1300 di Papa Bonifacio VIII, ha di fatto visto tutti i Giubilei della storia fino ad oggi. Accanto alla croce, sarà esposta la statua della Madonna della Mercede, protettrice dei prigionieri.

Prima della Messa, Papa Francesco saluterà alcuni carcerati e personalità presenti alla celebrazione. L’Angelus domenicale sarà come sempre recitato dal Palazzo Apostolico e i detenuti vi parteciperanno in un settore della piazza.

© Avvenire, giovedì 3 novembre 2016

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